Una francese nella Cambogia dei Khmer Rossi

Negli anni 1975-1979, quando la Cambogia, denominata Kampuchea Democratica, era una dittatura blindata al resto del mondo sotto il giogo dei Khmer Rossi, era praticamente impossibile che cittadini stranieri occidentali fossero testimoni oculari degli orrori perpetrati dai fanatici “combattenti” capeggiati da Pol Pot.

Ma c’è stata una eccezione: la francese Laurence Picq, che ha scritto un dettagliato diario sulla sua drammatica esperienza durata quattro anni, nel silenzio e buio più totali. La versione italiana è uscita da poco con il titolo Oltre il cielo. I miei anni con i Khmer Rossi nella Cambogia del genocidio: 1975-1979, Tralerighe Libri, Lucca 2025.

Nata nel 1947 a Pont-Sainte-Maxence da una famiglia di origini modeste, Laurence dopo studi liceali si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con gruppi studenteschi comunisti di ispirazione maoista. Conosce uno studente cambogiano, Suong Sikoeun, che fa parte di un gruppo di connazionali di fede comunista operante per la fondazione del Partito Comunista della Kampuchea. Laurence e Sikoeun si sposano nel 1967 e di lì a poco nascono due bambine, Narén e Sokha. Presto la famiglia si trasferisce in Cina, dove Laurence apprende molto bene il cinese e condivide con il marito i principi del maoismo e marxismo-leninismo. Sikoeun intraprende una brillante carriera politica e diplomatica.

Quando il Fronte Unito Nazionale di Kampuchea conquista la capitale cambogiana Phnom Penh il 17 aprile 1975, Sikoeun è già sul posto, assieme ai vincitori: Laurence decide di raggiungerlo al più presto assieme alle figliolette, convinta di arrivare in una nazione nuova in cui regneranno uguaglianza di diritti, equità nella distribuzione dei beni, armonia e solidarietà sociale. Questo è quanto i conquistatori avevano predicato e promesso.

Ma la realtà contro cui si scontra la giovane donna si presenta sin da subito diversa dalle aspettative. Anche il marito le appare diverso, non solo fisicamente (molto provato), ma soprattutto nel comportamento. Sikoeun mette l’Angkar (nome inizialmente assunto dal Partito Comunista Khmer) al di sopra di tutto, anche della propria famiglia, essendo rapidamente diventato uno degli uomini forti al vertice del potere.

Laurence viene inviata in un centro di “combattenti-lavoratori” fuori dal mondo, denominato “unità B2”, dove i figli vengono tenuti separati dalle madri, le mogli dai mariti, vengono celebrati matrimoni forzati per procreare figli utili alla nazione; il lavoro, prevalentemente agricolo o manuale, e le riunioni politiche di indottrinamento, prevedono orari massacranti, con una distribuzione di cibo volutamente insufficiente da un punto di vista calorico. Un modo per soggiogare gli individui e annebbiarne le menti.

L’unico aspetto positivo in questo ambiente in cui non c’è spazio per la benché minima lamentela, sono le amicizie e lo spirito di solidarietà che la giovane mamma francese riesce a instaurate con altre compagne di sventura. Laurence per un certo tempo si sforza di credere che verranno momenti migliori, ma appare sempre più evidente che il baratro nel quale è precipitata altro non è che il frutto di un crudele piano con il quale i potenti del partito vogliono plasmare a loro piacimento il popolo cambogiano.

Alle fatiche e privazioni si aggiunge la diffidenza manifestata nei suoi confronti dai capi, che intravvedono in lei una potenziale spia, in quanto originaria di un paese occidentale capitalista. E quel che è peggio, il marito giustifica questo atteggiamento e la tratta sempre più duramente. Col passare del tempo la realtà diviene sempre più tragica e l’unica via per sopravvivere e salvaguardare le sue bambine, assieme a un altro che porta nel grembo, è attuare strategie di comportamento che non suscitino il malanimo dei dirigenti. Infatti, quasi quotidianamente spariscono persone dalla fama ineccepibile e poi dichiarati “nemici del popolo”.

La Cambogia si regge su una enorme menzogna: l’Angkar comunica che la produzione agricola, i lavori pubblici e il benessere stanno crescendo in modo esponenziale, mentre il popolo muore di fame, le risaie sono in stato d’abbandono e le strutture al collasso. Quando i nordvietnamiti conquistano la Cambogia ed estromettono il Partito Comunista Khmer nel 1979, per Laurence e le sue creature si apre una via di fuga, che le consente di tornare in Francia dove gradualmente, grazie alla famiglia d’origine, riprendono una vita normale.

Oltre al diario, questo libro contiene un’ampia introduzione sulla storia della Cambogia, un dettagliato glossario con i nomi di personaggi politici e organizzazioni citate e molte note esplicative a piè pagina, riportate dalla traduttrice grazie ai lunghi contatti e consultazioni svolti con l’autrice stessa.

E’ questa una pubblicazione importante, realizzata a cinquant’anni dal genocidio cambogiano: non solo consente ai lettori di conoscere una pagina di storia forse dimenticata o misconosciuta, ma rende moralmente omaggio alle innumerevoli vittime innocenti che sono scomparse nel nulla di fosse comuni e nel buio di intricate foreste.

Sandra Fabbro
Sandra Fabbro è nata a Treviso nel 1955. Laureata in Lingue e Letterature straniere (russo e inglese), ha insegnato lingua russa in corsi serali per adulti fino al 1989 e lingua inglese nelle scuole secondarie di primo grado fino al 2015. Ha collaborato alla stesura di unità didattiche finalizzate all’Educazione ai Diritti Umani, quale membro di Amnesty International. Dagli anni 2000 fa parte dell’Associazione Italiarmenia, con sede a Padova, collaborando all’organizzazione delle diverse iniziative di questa. Per il sito dell’Associazione redige recensioni sui libri di carattere armenistico che vengono pubblicati in Italia e queste vengono inserite sotto la voce “Novità librarie”. Ha tradotto dall’inglese “Surviviors. Il genocidio armeno raccontato da chi allora era bambino” di Donald Miller e Lorna Touryan Miller, Guerini e Associati, 2007. Fa parte del Comitato Scientifico per il Giardino dei Giusti del Mondo di Padova

1 COMMENT

  1. Consigliabile accompagnare la lettura al film capolavoro “Urla nel silenzio” 1984 di Roland Joffé, premio Oscar e punto di rferimento per una fimografia oggettiva che unisce una grande regia ad attori come John Malkovich e Julian Sands

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