Un geniale armeno nella Venezia del Cinquecento


La vita e le opere di Andon Surian, “l’armeno del Levante che conquistò Venezia” nel Sedicesimo secolo, è l’oggetto di una accurata ricerca e avvincente narrazione svolte da Vartan Giacomelli, in Le ali della chimera, Zacinto Edizioni, Milano 2025 (128 pag.).


Andon Surian era nato in Siria nel 1533, da una famiglia armena in cui il padre era un qualificato speziale. Pur avendo con attenzione appreso dal padre le competenze nel produrre farmaci, non aspira a continuarne la professione perché è attratto dal mare e dalla volontà di esplorare terre lontane.  Arriva giovanissimo a Venezia dove, dopo lavori di fortuna, entra a far parte dell’organico dell’Arsenale. Inizialmente svolge un apprendistato come semplice operaio, ma, da attento e curioso osservatore del lavoro altrui, fa presto emergere doti tecnologiche e intuizioni davvero straordinarie, grazie alle quali, per i lavori effettuati, gli viene attribuita la qualifica di “ingegnere”. Riesce a recuperare un importante relitto affondato in laguna e a progettare un metodo molto efficace per la ripulitura dei fondali dei canali.

È un foresto molto autorevole, che si conquista la stima delle autorità e l’amicizia sincera della gente veneziana, tanto che col passare degli anni si sente sempre più parte integrante della Serenissima. Ma il ricordo della terra d’origine, della famiglia dalla quale è stato faticoso (sia pur necessario) distaccarsi, rimarranno per sempre in fondo al suo cuore.

Documentazioni precise alla mano, gli viene attribuito buona parte del merito della vittoria conseguita dalla Lega Santa – di cui fa parte l’equipaggio della Serenissima – contro la flotta turca ottomana nella battaglia di Lepanto nell’ottobre del 1571. Per l’occasione aveva progettato cannoni dalle tecniche innovative che, posizionati strategicamente nelle galeazze veneziane, non fallivano un colpo.

Le competenze paterne invece si rivelano utilissime nell’infausto biennio 1575-77, quando Venezia viene colpita dalla peste che in breve tempo falcidia la popolazione. Il Surian ripesca dalla memoria antiche ricette paterne e riesce a produrre un farmaco che si rivela salvifico. Lo distribuisce personalmente alla popolazione, producendolo a spese proprie.

La Serenissima aveva acquisito un cittadino geniale, venuto da lontano, grande lavoratore, generoso e indefesso. Tuttavia, le autorità, in una ristrettezza mentale poco comprensibile, continuarono a percepirlo come un foresto, anche quando ormai aveva trascorso massima parte della sua esistenza all’ombra del Leone Alato. E non lo ricompensarono adeguatamente.

Andon Surian fu una figura esemplare – per gli armeni come per i veneziani – per dedizione verso il prossimo, generosità, capacità creative e organizzative che, sia pur a distanza di secoli, merita di essere riscoperto e valorizzato.

Sandra Fabbro
Sandra Fabbro è nata a Treviso nel 1955. Laureata in Lingue e Letterature straniere (russo e inglese), ha insegnato lingua russa in corsi serali per adulti fino al 1989 e lingua inglese nelle scuole secondarie di primo grado fino al 2015. Ha collaborato alla stesura di unità didattiche finalizzate all’Educazione ai Diritti Umani, quale membro di Amnesty International. Dagli anni 2000 fa parte dell’Associazione Italiarmenia, con sede a Padova, collaborando all’organizzazione delle diverse iniziative di questa. Per il sito dell’Associazione redige recensioni sui libri di carattere armenistico che vengono pubblicati in Italia e queste vengono inserite sotto la voce “Novità librarie”. Ha tradotto dall’inglese “Surviviors. Il genocidio armeno raccontato da chi allora era bambino” di Donald Miller e Lorna Touryan Miller, Guerini e Associati, 2007. Fa parte del Comitato Scientifico per il Giardino dei Giusti del Mondo di Padova

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