L’attesa scalda i cuori ed è così nella sala del Centro Pastorale. Si aspetta Stefano Bonaccini, per due volte a capo dell’Emilia-Romagna, parlamentare europeo e presidente del Partito Democratico. Hai detto poco. Il suo arrivo è scandito da Nilandi, democratici di Mogliano, minuto per minuto tipo telecronaca: è a Vittorio Veneto, è in autostrada, è uscito dal casello. Si affaccia Galeano, il candidato alle regionali, vuol dire che anche lui è arrivato! Ma no all’ingresso c’è Rai Tre per una intervista… No, finalmente, eccolo! L’assemblea si scioglie in un applauso liberatorio e lui, Bonaccini, ci sa fare. Total black, gli occhiali simbolo a goccia, quella sottile cadenza emiliana che lo rende subito simpatico, empatia inevitabile.
Lui chiarisce subito che non gliene frega niente della pelosa definizione di riformista e sbotta che “Non se ne può più di un partito che si fa la guerra in casa!” Ovazione. E comincia con una serie di affermazioni che dapprima suscitano perplessità e poi entusiasmo, come avesse scoperchiato una pentola. Esempio: il partito, la sinistra, deve occuparsi di più della sicurezza, perché lasciarla alla destra? In questi anni mica l’hanno risolto, anzi… quindi incalza: bisogna saper parlare con i lavoratori autonomi, con le imprese, e nel Veneto sono quasi sempre piccole imprese con meno di dieci dipendenti. Aggiunge indicando i candidati nel trevigiano presenti accanto a lui: devono essere veneti! Vibra l’applauso. E aggiunge spiazzante: non si deve dire che il Veneto, il suo governo, fanno schifo, no, è una critica ingiusta, si può invece migliorare. E fa la mossa giusta, chiede al pubblico: alzi la mano chi di voi ha dovuto o sta aspettando da mesi una visita medica? Selva e foresta di mani. Ecco Bonaccini sorride, su questo bisogna insistere, si è bravi non quando si convincono i propri simpatizzanti ma quando si convincono gli altri. Poi deve andare, è il suo quinto incontro di oggi e adesso sulla via del ritorno si fermerà a Casalecchio sul Reno dove c’è la festa dell’Unità. Buoni tortellini al bravo Bonaccini.
È un po’ tardi ma c’è il tempo lo stesso di presentare ben cinque candidati locali del PD per la regione. Siamo nel trevigiano e sono tutte, tutti, amministratori impegnati nelle maggioranze o nell’opposizione.

Comincia Antonella Tocchetto, valorosa nella difficile arena di Treviso. Lei pone l’accento sul diritto alla casa, se ne parla sempre poco e ci sono affitti ormai impossibili, e ricorda come sempre di più le cronache terribili reclamino la necessità dei centri antiviolenza per le donne.
Barbara De Nardi di Vittorio Veneto, assessora in maggioranza finalmente, parla dei trasporti pubblici verso i quali la regione attuale stanzia poco, troppo poco.
Sandra Perulli, della confinante Casale sul Sile, ricorda il problema del disagio giovanile e chiede aiuto e finanziamenti per le associazioni che intervengono su questo piano. Inclinato parecchio negli ultimi anni.
Poi è il turno di Claudio Beltramello, un intervento trascinante che fa a pezzi un mito dell’eccellenza veneta: la sanità. Lui è un dottore di Castelfranco. Snocciola una serie di dati che non farebbero piacere a Zaia. Comunque, come ILDIARIOonline andremo a trovare Claudio, ci è piaciuto veramente.
E termina il candidato Paolo Galeano popolare ormai a Mogliano. Rima involontaria. Ex sindaco per dieci anni a Preganziol e profondo conoscitore di questo territorio. Conosce bene la piaga dello sconsiderato consumo del suolo nelle nostre zone, l’invadenza di centri commerciali cannibali verso i negozi di prossimità. Nomina unico, e ci fa piacere, l’inquietante fenomeno dei poli logistici. Ricorda inoltre che il potere d’acquisto dei salari e diminuito il 16% e per le famiglie è dura, “Questa è la priorità per cui chiediamo di essere eletti”.
Comunque, sono le ore venti e trenta e Galeano è una persona intelligente, quindi, augura una buona cena a tutti.
Ultimo applauso.


