venerdì, 23 Gennaio 2026
Home Di lato Impressioni marchigiane

Impressioni marchigiane

È tornato a soffiare il vento.
Per certi versi è normale dopo una sconfitta.
C’è chi aspetta silenzioso il risultato elettorale in uno strano stato d’animo: gli escono parole di sostegno al voto per il partito cui fa riferimento ma sono formali, scontate, sono parole zitte.
In realtà aspetta teso nell’animo una sconfitta.
Perché questa confermerebbe i suoi pensieri veri, il suo convincimento profondo: lo spostamento a sinistra del Partito Democratico non funziona, non tira, non attrae.
Da cosa te ne accorgi di questo suo sentire?
Semplice.
Quando il risultato è favorevole al campo largo non commenta subito, aspetta un po’, guarda dentro le cose, si sofferma sui particolari.
Se invece non va bene e il risultato non paga lo troverai pochi minuti dopo la notizia a commentare.
Comprensivo ma duro, compiacente ma severo: “così non va”.
E con un sottotitolo nascosto ma evidente: l’avevo detto, non vi ricordate?
Quando la gallina canta ha fatto l’uovo.
Sto parlando di dirigenti del PD?
No, o perlomeno non solo.
E non è questo il mio obiettivo.
Sto parlando di chi fa riferimento al mondo grande della sinistra italiana e lo vuole indirizzare, blandire, convincere.
Perchè questo sta accadendo dopo il voto marchigiano.
Salvo poi essere smentito nell’arco di poche decine di giorni dopo una ulteriore tappa di questo voto per regioni.
C’è un senso macabro nel modo di affrontare la realtà che sempre mi stupisce.
Non esiste più il tempo, tutto va consumato subito e sul posto, non serve più ricordare ciò che si è detto poco prima.
Ci si può sempre smentire perchè il pubblico non se ne accorge, si nutre di attimi, di istanti, di sconfinata immediatezza, di parole che muoiono poco dopo essere state pronunciate.
Invece il pensiero è altro.
È complesso, fastidioso perchè vero, costante perchè va e torna.
Non ti da tregua se lo vuoi corteggiare.
Ed allora vale la pena di fare due o tre riflessioni si spera non caduche.
Non c’è speranza senza unità a sinistra.
Il campo largo non è una premessa ideologica.
È una conseguenza oggettiva, una condizione irrinunciabile.
Chiunque pensi alla sua scomparsa sta facendo solo un piacere all’avversario.
La spinta a sinistra del PD è giusta e sacrosanta e lo capisce e approva perfino Renzi che fino a ieri non voleva macchiarsi del rapporto con i 5*.
Come dice Franceschini quando vota il 50% degli elettori il Centro perde naturalmente senso e la destra lo insegna.
Quindi poche chiacchere.
Non vi sono alternative alle scelte fatte e bisogna andare avanti.
Quindi nulla da cambiare?
Per carità!
Al contrario, molte cose vanno riviste.
Ne dirò solo tre per memoria necessaria.
Innanzitutto la svolta a sinistra si legge nei contenuti e non solo nelle parole.
E questi contenuti devono diventare progetto, senso di futuro, prospettiva comune.
Perchè questo è il compito ed il senso del centro-sinistra.
Non possono essere affidati all’affetto di chi ci sente.
Bisogna dare vera dimensione ai tanti programmi presentati restituendo alle parole pieno significato altrimenti esse cadono come foglie secche.
In secondo luogo che voti il 50% del popolo è una tragedia che non ci può vedere solo osservatori.
Non si cambierà questo dato di fatto senza un nuovo modo di essere tra la gente.
Condividere è qualcosa di più di avere proposte giuste.
Qui vivere la gente è il tema.
Il mondo cattolico insegna moltissimo.
La solidarietà è la chiave di volta che va compresa.
E non si scambi questa logica per un assistenzialismo rivolto alle fasce più deboli.
Solidarietà è un metodo e un merito, un modo di essere e un contenuto da proporre.
Con-dividere i percorsi e le realtà dei fatti.
Su questa strada sono già stati fatti molti passi avanti, occorre andare oltre.
Infine una occhiata vera andrà data alla dimensione partito.
Per una ragione banale che si collega a quanto appena detto: se si compare solo alle elezioni non si è creduti.
Qui il passo avanti riguarda il corpo complessivo dei partiti ed in particolare del Partito Democratico.
Non è passatista e novecentesco dire che non bastano i social.
E scrivendo “non bastano” sto anche indicando che non possiamo far finta di non vedere le nuove forme di contatto e convincimento che la società attuale ha adottato.
Essere tra e con la gente non vuol dire farsi trascinare dal mercato delle parole e dei costumi.
Vuol dire competere.
Infine una considerazione.
Si torni a pochissimi anni fa.
Non c’era gioco, non c’era partita tra destra e sinistra.
La destra aveva vinto.
Oggi è cambiato tutto.
Ma occorre saggezza e arguzia.
Saggezza per considerare e capire ed arguzia per dialogare e trattare.
Al mercato costano care ma per fortuna non sono esaurite.

Maurizio Cecconi
Veneziano, funzionario del PCI per 20 anni tra il 1969 ed il 1990. Assessore al Comune di Venezia per quasi 10 anni è poi divenuto imprenditore della Cultura ed è oggi consulente della Società che ha fondato: Villaggio Globale International. È anche Segretario Generale di Ermitage Italia.

2 COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here