L’ILLUSIONE MERITOCRATICA

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Ho finito in questi giorni di leggere l’ultima produzione di Francesco Codello, “L’illusione meritocratica”, edito da Eleuthera.

Sgombriamo subito il campo da un equivoco a cui il titolo potrebbe dar adito: certo si parla anche di educazione, ma non è un libro che mette al centro il mondo della scuola.

In realtà si sofferma ad analizzare la deriva che stan prendendo le relazioni tra gli esseri umani in una società, che pone al centro una sfrenata competizione a tutti i livelli (lavoro, economia, politica e qualsiasi altra realtà) e il mondo della scuola, sempre più schiacciato da uno uso continuo di termini presi in prestito dall’economia (crediti, debiti, progetto…), non può restarne immune.

Il concetto di meritocrazia è sempre più esaltato, come un mantra, in maniera del tutto acritica, è come panacea per risolvere tutti i mali della società: l’autore con una critica pragmatica si pone l’obiettivo di svelarne pericoli ed insidie.

Il libro cerca di dimostrare come merito e meritocrazia non siano dei sinonimi e come l’esaltazione della meritocrazia solo in apparenza renda la società più ugualitaria.

Secondo l’autore, riprendendo quanto scritto nella seconda di copertina “La visione meritocratica è non solo irrealizzabile, in quanto basata su premesse false (la parità delle condizioni di partenza) ma anche indesiderabile, in quanto trasforma la disuguaglianza da dato sociale a dato naturale. …L’idea meritocratica si configura dunque come il ‘governo dei migliori’ da un lato e della ‘servitù volontaria’ dall’altro. In definitiva, una sofisticata riproposizione del principio di disuguaglianza”.

Da qui deriva l’idea sempre più diffusa che la povertà sia una colpa e se non riesci a risalire la china la colpa è solo tua; da qui l’idea che il “governo dei migliori” sia di per sé garanzia di una società che si sviluppa armonicamente, per cui in una situazione del genere è corretto non soffermarsi su quanto di ingiusto e di iniquo vi sia in questa definizione e non disturbare.

L’autore non si pone il problema di dare risposte, ma cerca di stimolare a porsi delle domande e ad osservare: l’esaltazione della meritocrazia trova estimatori in tutti gli schieramenti politici, partendo anche dall’equivoco che mercato e liberalismo siano tra loro compatibili.

Niente di più falso! Per il liberalismo ciò che conta è il mercato, non il merito; una persona può avere successo non per merito ma in quanto il mercato ne sancisce il risultato, da qui una perenne competizione a partire dalle condizioni di lavoro.

Altra illusione è quella di poter misurare il merito: ma una qualità non si può valutare in forme quantitative. Uniformare le valutazioni, spostando il focus dal processo al risultato, ha portato a premiare conformismo e ripetitività.

Parafrasando ed attualizzando quanto affermato da don Lorenzo Milani (“Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diversi”) Codello afferma che “l’errore più palese che questa idea rivela è quello di pensare che trattare i singoli soggetti diseguali in modo uguale sia risolutivo, mentre in realtà questo si traduce inevitabilmente nella perpetuazione della povertà e della disuguaglianza”.

Maurizio Grazio
Nato a Pisa il 13 luglio 1957. Per 20 anni è stato insegnante elementare. Fino ad agosto del 2020 è stato dirigente scolastico del Liceo Berto di Mogliano.

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