Ottocento. Il secolo delle rinunce.

Intervista a Ennio Tortato.

Becco al volo Ennio mentre sta preparando la presentazione del libro che farà sabato alle ore quindici al centro sociale. Sta mettendo a posto la scaletta, le letture, il suo intervento e il dialogo con la conduttrice dell’evento. Lo distraggo solo qualche minuto con un paio di domande.

Beh, non è da tutti presentare due libri in un colpo solo.

È il frutto di quattro o cinque anni di lavoro, sono due argomenti diversi di uno stesso scenario storico…

Già l’Ottocento. L’Ottocento moglianese per la precisione

Sì, ne sto analizzando, studiando e scrivendo da un bel po’. E non riesco ancora a esaurirne la complessità e la ricchezza.

Vai controcorrente. L’ottocento è sempre stato considerato noioso rispetto al troppo vivace ‘900.

Secondo me è un errore. Tutto quello che succede ha le radici invece in quel secolo. In particolare per Mogliano. Mogliano si emancipa dal medioevo proprio in questo periodo.

Adesso ci arriviamo, però prima vorrei che tu mi spiegassi una tua affermazione che mi aveva colpito: l’Ottocento è il secolo delle rinunce.

Certo. Rinuncia ai cambiamenti. Tutte le novità portate dal ciclone napoleonico sono state solo subite non accettate. La stessa cosa sarà per l’annessione all’Italia. È una classe dirigente fondiaria che vuole solo preservare sé stessa.

Sembra il Gattopardo…

Certo tutto deve cambiare per rimanere uguale. Guarda che questi signori -e lo sono finanziariamente-assistono e applaudono, all’arrivo di tre eserciti in pochi anni. Quello francese, l’austriaco e l’italiano.

Però tu poi parli del cambiamento, specie a Mogliano con la Belle Époque.

Eh, sì è proprio l’argomento dei due libri. Si comincia con un aspetto imprevedibile: l’arte, il teatro, la comicità, il grottesco e si arriva a personalità incredibili come il dottor Bianchi, Costante Gris e perché no anche la grande Toti dal Monte.

Alla quale hai dedicato un libro, e hai anche celebrato anche Costante Gris come sindaco. Stavolta invece…

Nel primo libro “A Mogian domenega de sera” mi fermo su un fenomeno che può apparire strano. Il teatro, la satira hanno fortuna nel nostro paese e il primo teatro è intitolato a Gustavo Modena, un attore tanto bravo quanto controverso. Un patriota arrestato dagli austriaci, rivoluzionario nei moti del ‘31 e del ’48.

Un teatro solo per i ricchi però.

Ecco qua ti sbagli, c’erano anche degli spettacoli in dialetto. E poi queste battute andavano nelle osterie, nelle case. Certe idee passavano neanche tanto nascoste. E non piacevano prima agli austriaci e poi neanche ai conservatori nostrani.

Sì, teatro, nel tuo libro si parla del teatro “Gustavo Modena” poi nel libro sulla Belle Époque parli del Politeama “Mafalda”.

Certo l’edificio esiste ancora, l’ex asilo Antonini davanti al Terraglio. Ci sarà inoltre la Casa del Popolo, che sarebbe l’attuale Busan. Ti ripeto è la Mogliano della Belle Époque, vivace borghese pronta alla modernità. Una Mogliano perfino “turistica” ambita dei veneziani. Dove anche l’architettura liberty ha il suo proliferare.

Ennio lo so che sei uno storico ma raccontami qualcosa di piccante, un piccolo scandalo, qualcosa…

Immaginavo che volessi questo. Ti ho nominato prima Antonini, una famiglia importante, beh al figlio scapestrato Andrea piacevano troppo le donne ed è così che mette nei guai una maestrina di Gaggio. Non riconosce la paternità ma lei non si rassegna, ne segue uno scontro tosto e giudiziario narrato punto per punto dalle Gazzette dell’epoca. Come va a finire lo leggi nel libro.

 Ennio adesso qualcosa di violento per favore.

No dai, Mogliano è sempre stata per fortuna un paese pacifico. Un paio di martiri nel 1848. Se vuoi indirettamente a sconvolgere il paese fu l’assassinio di Giovanni Stucky, quello dei mulini. L’industriale era stato attivissimo all’inizio del secolo nella nostra cittadina. A lui si deve la nascita della Filodrammatica Moglianese. Mi fermo qui. Ti dico solo che c’è una conclusione quasi simbolica della Belle Époque a Mogliano.

In che modo?

Arriva la guerra. Tutto il mondo cambierà. Nell’agosto del 1915 c’è un grande concerto all’allora Casa del Popolo. A cantare è la giovane figlia del direttore della banda musicale cittadina Amilcare Meneghel. Lei diventerà la cantante più famosa del mondo, Toti dal Monte.

Ma questa è un’altra storia.

Otello Bison
Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

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