6:00 sveglia. 6:55 autobus, in ritardo di 5 minuti. Non mi siedo e saluto con la mano l’amico rimasto a terra perché il bus è sovraffollato.

7:15 il motore del bus lascia una fumata che mi fa capire che si è rotto e dovrò fare cambio a Favaro dove ci sarà il bus normale, non scolastico, e quindi non diretto. Passerà per Campalto, il parco San Giuliano, piazzale Cialdini e poi giungerà a scuola quasi un’ora dopo.

8:05 accompagnato dal suono squillante e acuto della campanella, entro di fretta a scuola, schivando gli ausiliari che mi urlano di non correre. Purtroppo, è la normalità. La mattinata avanza mentre seguo le lezioni.

14:05 affamato e stanco, vado a prendere l’autobus. Arrivo a casa alle tre passate. Mangio e inizio a studiare, così avrò un po’ di tempo libero più tardi.

17:00 ho finito i compiti, esco con gli amici! Sì, ma dove si va? Che si fa? Di nuovo al centro commerciale? Anche no. Giro in bici! C’è un vento fortissimo, non è una buona idea.

Ci vorrebbe un posto dove poter stare e chiacchierare con gli amici, un luogo di ritrovo, ma non c’è e non ci sono molti mezzi per spostarsi. Allora, a casa di uno di noi a chiacchierare del più e del meno ma anche del nostro futuro, perché la situazione, tra crisi climatica e questione politica, non è delle più promettenti. Inoltre, qui a Marcon mancano proposte e azioni che ci agevolino e invoglino a rimanere.

Le nostre necessità non sono ascoltate e la nostra energia creativa non è valorizzata.

20:00 sono a casa e ceno con i miei. Dopo cena faccio lo zaino, mi lavo i denti e buonanotte.

È il week end. È pomeriggio, facciamo una passeggiata tra amici e andiamo al parco, ma lì non sappiamo cosa fare. Ci sono due altalene, la cui vita è appesa a un filo, ma non ci andiamo perché l’erba ci arriva alle ginocchia.

Se non possiamo fare i bambini da nessuna parte allora faremo i ragazzi da un’altra. Il cinema costa troppo, ormai è freddo per il gelato e non ci va di bere al bar. Allora, se non è estate e non si va al mare, non c’è nulla da fare qui in città?

Per strada incontro mio nonno che torna a casa e, come me, anche lui non ha trovato nulla da fare, il centro anziani non c’è più.

La sera è pure peggio, impensabile prendere un autobus per andare a Mestre e dintorni, perché tanto non ci sarebbe il bus di ritorno, le corse sono così poche. Niente, si sta a casa, davanti alla tv, al telefono o ai videogiochi.

Qualcuno legge un libro, del quale non parlerà con nessuno, in nessun posto, in nessuna occasione.

Ho letto sul programma del comune che si parla di una consulta per i giovani dai sedici ai ventinove anni ma di tempo ne è passato e finora non ho sentito nulla a riguardo. Andando a letto mi chiedo se un domani cambierà qualcosa o se anche quel giorno non ci sarà nulla su misura per me.

Giorgio La Pira diceva che i giovani sono come le rondini. Sì, perché emigrano dove è più bello. Domani è un altro giorno e sono felice di abitare a Marcon, ma penso che sia assolutamente una città da migliorare.

Giorgia Fortunato e Alessandro Vinciati
Giorgia Fortunato è studentessa universitaria di lingue straniere a Venezia, appassionata di cinema e di teatro, e interessata a dare un contributo alla comunità. Da sempre residente a Marcon. Alessandro Vinciati è studente. Nato a Conegliano e divenuto marconese all’ età di tre anni. Fluente in italiano, inglese e rumeno. Da sempre interessato a svariati ambiti: dalla Scienza alla Storia, dalla politica alla tecnologia ed ai motori. Membri del gruppo Giovani di Marcon

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