Durante una normalissima giornata di lavoro o di studio si incontrano molte persone delle quali si sa poco o nulla. A volte ci si chiede cosa passi loro per la testa proprio nel momento in cui le incrociamo, che cosa facciano o abbiano fatto nella vita. Tanti di loro ci passano accanto senza lasciare alcun segno, altri invece entrano a far parte del nostro quotidiano. Per non parlare poi di “quelli a cui non daresti un soldo bucato” o che, effettivamente, sembrano persone ordinarie. E proprio vero che a volte l’apparenza inganna e dietro un viso comune o una vita apparentemente tranquilla, si cela una persona che nasconde azioni straordinarie, un super eroe senza mantello né calzamaglia.

Questo è ciò che è accaduto durante le lezioni di inglese. Ogni mercoledì, In seconda fila si sedeva un distinto signore dall’età non ben precisata che, ogni tanto, raccontava di un paese lontano in cui aveva risieduto anni addietro: il Cile. Molte persone decidono di trascorrere una parte della loro vita all’estero, non c’è nulla di strano in questo. Quello che avremmo scoperto in seguito è che, grazie anche al suo contributo, una delle più sanguinose dittature del ventesimo secolo sarebbe caduta. L’11 settembre del 1973 un colpo di stato guidato dal generale Pinochet rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende e diede vita ad una giunta militare che governò il Cile per 16 anni facendo uso della violenza e del terrore, annullando i diritti civili e politici della popolazione.

Ma torniamo un attimo al signore ancora seduto in seconda fila nell’atto di raccontarci le sue esperienze. Il suo nome era Tarcisio Benedetti.

Nato a San Pietro in Cariano, nei suoi primi anni di vita decise di abbracciare la vita ecclesiastica e di andare a studiare in seminario. Fu spinto dalla voglia di dedicarsi al prossimo, agli ultimi fra gli umili della terra. Capì presto, per vari motivi, che quella non era la strada giusta per raggiungere il suo obiettivo. Nel frattempo si interessò alle vicende dell’America latina, in cui la maggioranza della popolazione viveva in condizioni precarie e veniva costantemente sfruttata. Lasciò il seminario e cominciò a lavorare per la Arnoldo Mondadori editore imparando l’arte della stampa che gli fu utile negli anni successivi. Seguendo le sue tendenze ideologiche, decise di non partire per il servizio militare e scelse di aderire ad un progetto per l’obiezione di coscienza patrocinato dalla Ong MLAL (Movimento laici America latina).

Nel 1974, Insieme a sua moglie, la fisioterapista Alba Bontempi, partì alla volta del Cile, in piena dittatura per insegnare in una scuola professionale a Curanilahue.

Rimase fino al 1978 quando venne costretto a lasciare il Cile in gran segreto, braccato dalla polizia del regime per avere stampato bollettini da parte dell’opposizione in occasione del plebiscito farsa, indetto da Pinochet nel dicembre del 1977, come reazione alle critiche lanciate dall’Onu per la costante violazione dei diritti umani. Ritornato a casa con la moglie e la figlia, ebbe sempre un pensiero rivolto al Cile e a quella gente che stava cercando di lottare con tutte le sue forze per la libertà. Riprese il lavoro alla Mondadori dove rimase fino al 1987, anno in cui ripartì per il Cile grazie al progetto “Alborada”, nato dalla collaborazione tra il sindacato cileno e quello italiano. Il progetto venne definito tra ISCOS (Istituto sindacale per la cooperazione e lo sviluppo) e i rappresentanti del sindacato cileno, oltre a quelli dei partiti dell’opposizione e della Vicaria della Solidaridad che svolse un ruolo importante nella difesa dei diritti umani. Si sviluppò l’idea di realizzare un centro grafico che fosse d’appoggio alla stampa d’opposizione che proponeva un’informazione alternativa a quella del regime. La giunta militare possedeva la quasi totalità dei quotidiani e delle radio e, attraverso veline, diffondeva una realtà ben diversa da quella presente nel paese.

Nel 1984 nacque un quindicinale il Fortin Mapocho che, negli anni e grazie al progetto Alborada,diventò il mezzo più seguito dalla popolazione. Lo scopo di Tarcisio, quindi, era quello di creare e dirigere un centro grafico per permettere la diffusione delle pubblicazioni dell’opposizione democratica. Grazie all’abilità e alle conoscenze tecniche di Tarcisio, il Fortin passò da settimanale a quotidiano, prendendo il nome di Fortin Diario, e, insieme ad un altro giornale, la Epoca, diventò una costante spina nel fianco del regime  militare tanto da essere spesso censurato e chiuso. L’opera del centro grafico e del suo direttore fu fondamentale per l’opposizione in occasione del plebiscito del 1988 che sancì il rifiuto della popolazione alla nuova rielezione di Pinochet quale presidente del Cile.

Da quel momento, grazie anche all’impegno di un nostro connazionale, si avviò la transizione democratica che ancora oggi sta avendo luogo in Cile. Tarcisio, durante il lockdown, ha deciso di raccontare la sua incredibile storia in un libro dal titolo: “Alborada, la rotativa della libertà”, che, dopo la sua morte avvenuta nel 2021 è diventata la sua eredità intellettuale. Ho imparato ascoltando i suoi racconti di vita vissuta che non bisogna essere famoso per essere un eroe, basta  avere un cuore grande rivolto al prossimo.

Samuela Piccoli
Nata nel 1973, veronese. Ha lavorato come hostess di terra al Check-in guida turistica al ceck-in dell’aeroporto Catullo di Verona. Ha svolto attività di volontariato in alcune scuole veronesi insegnando italiano a bambini stranieri e presso l’Univalpo (Libera università popolare della Valpolicella) come docente di lingua inglese base. Attualmente lavora presso la Banca Generali e collabora, come pubblicista con il “Basso Veronese”, giornale on line con sede a Legnago. Ha conseguito la laurea Triennale in lingue e culture per l’editoria e la laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo

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