È evidente come il mondo dei social sia parte integrante della nostra vita e quanto stia penetrando in ogni aspetto: mondo del lavoro, scuola, sport, tempo libero e molto altro. La loro comparsa ha cambiato il nostro modo di comunicare e di socializzare, tutto ruota attorno ad essi. È un mondo altro rispetto a quello reale, dove chiunque si sente più libero di esprimere sé stesso, le proprie idee e la propria creatività, non sempre però in modo corretto e senza perdere di vista il rispetto dell’altro e il senno.

È un mondo che si sta arricchendo sempre più di piattaforme che permettono di rimanere in contatto con vecchi amici, di conoscere persone, di condividere foto e video e anche di contattare persone per eventuali proposte lavorative. Negli ultimi anni sono comparse nuovi lavori e professioni che fanno dei social e della condivisione quasi completa della propria vita privata la principale fonte di arricchimento: sono gli influencer, i digital creator ma anche molti personaggi del mondo dello sport.

Questi personaggi pubblici oltre ad avere un pubblico sempre in crescita di followers e di sostenitori, si trovano di fronte contemporaneamente ad un aumento degli haters, persone che sfruttano la potenza dei social per diffondere odio gratuito.

L’incremento sempre maggiore della diffusione della tecnologia e delle possibilità di accesso alla rete internet hanno sicuramente contribuito ad un aumento esponenziale dell’accesso ai social a individui di tutte le età.

Mi vorrei soffermare soprattutto sul mondo di Instagram e della crescente cattiveria che si riscontra soprattutto nei commenti sotto i vari post dei personaggi famosi. È vero che essere personaggi pubblici e condividere parte della propria vita personale e lavorativa online implica anche inevitabilmente l’essere in continuazione sommersi di messaggi positivi, ma soprattutto negativi.

Non è semplice ignorarli, ognuno di essi scalfisce il muro che ognuno di noi costruisce per proteggersi ed estraniarsi dal mondo digitale. Con il tempo questo muro crolla, investe le persone e le rendono vulnerabili. “E’ questo il prezzo da pagare per essere famosi” è una frase che viene detta molto spesso a giustificare o per sminuire di gravità i commenti negativi e che colpiscono i destinatari non tanto per il loro lavoro, ma per la loro persona. Io credo che non debba essere questo il prezzo da pagare, essere sotto i riflettori del mondo non deve permettere alle persone di giudicarli come individui e di dimenticarsi dell’educazione e del rispetto del prossimo.

L’attacco social non risparmia nemmeno gli sportivi. Una mediocre prestazione o un risultato negativo sono oggetto immediato di critiche e di attacchi all’atleta non come tale, ma alla sua persona. Sono cattiverie di persone che molte volte sono completamente estranee al mondo sportivo, ma che per noia o per chissà qualche altro motivo decidono di scrivere.

Gli atleti sono arrivati a dover giustificare le loro prestazioni, per ricordare alle persone che sono anche loro umani, che possono avere delle giornate no, che provano emozioni e che la pressione che sentono ogni giorno su di loro è talmente grande che delle volte si sentono soffocare.

Ecco alcuni esempi. Nel mondo dell’atletica leggera sicuramente il caso Marcel Jacobs ha fatto discutere molto dopo la vittoria del titolo olimpico, un atleta che ha rinunciato a moltissime competizioni a causa di infortuni che per questi motivi ha subito molti attacchi che lo hanno costretto a prendere una pausa dal mondo social per prendersi cura del proprio fisico e della propria mente. Un’altra atleta della nazionale italiana di atletica leggera, Gaia Sabbatini, molto famosa nel mondo dei social, scrive a seguito della prestazione deludente ai mondiali di Budapest di agosto 2023, una lunga riflessione autocritica alla fine della quale scrive: “e voi leoni da tastiera fatevi un bel bagno di bontà e di autocritica perché siete di una cattiveria disumana.”.

Un altro esempio è Matteo Berettini, ottimo tennista di livello mondiale che è stato attaccato ripetutamente per le numerose sconfitte ritenute esito di alcune scelte di vita personale.

Ha senso tutto questo? Ha senso seminare odio?

Scrivere è molto più semplice che esprimere la propria opinione a voce e credo che ben pochi di questi avrebbero il coraggio di affrontare dal vivo i destinatari delle loro critiche.

Credo che l’atto di scrivere, anche in forma anonima, un commento che susciti l’attenzione permetta a questi soggetti di avere un momento di fama e di attenzione, un attimo di successo che altrimenti non potrebbero mai raggiungere.

Vale veramente la pena di colpire l’altro con parole avvelenate per un po’ di successo e notorietà?

Non credo.

Agnese Tozzato
Agnese Tozzato è nata a Treviso il 26 Aprile 1997. Ha frequentato il liceo scientifico presso il Liceo Giuseppe Berto di Mogliano Veneto e si è diplomata nel 2016. Ha proseguito gli studi presso l’università Ca’ Foscari conseguendo la laurea triennale in Storia con una tesi in storia delle istituzioni nel 2021. Attualmente sta frequentando l’ultimo anno di laurea magistrale sempre presso Ca’ Foscari. Ama praticare sport, soprattutto l’atletica leggera, e si dedica all’insegnamento di questo sport ai più piccoli. Ha una passione per la scrittura, la fotografia, il cinema e la musica.

1 COMMENT

  1. Condivido in pieno la tua analisi e mi piace molto il tono che usi, senza metterti in cattedra ma semplicemente cercando di capire, da entrambe le parti perché alla fine il dialogo avvicina… Quasi quasi sempre

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