Dopo aver visto l’interessante mostra sugli zattieri (IlDiarioonline… 16/09/23) mi pongo delle domande sul perché in Italia, anche nel nostro piatto Veneto, il trasporto fluviale, non funzioni e sia decaduto a percentuali residuali. I zattieri ne sono il simbolo più romantico, avventuroso e letterario. Se ne avete voglia rileggete “Marco e Mattio” di Sebastiano Vassalli che raccontava appunto una discesa in zattera sul Piave da Zoldo a Venezia.

Prima di dare qualche risposta ricordiamo anche che lo Zero ha avuto, e sembra incredibile, un suo passato glorioso di trasporto fluviale. Nell’ultimo tratto, prospiciente alla laguna, risalivano barche dalle isole di Torcello e di Burano fino al mulino di Bonisiolo per macinare o per rifornirsi di farina. Un mulino pieno di storia che adesso è ridotto a un cumulo di rovine irriconoscibili. E comunque un piccolo trasporto c’era anche più a monte e tutti i mulini dello Zero erano aggirabili con un canale secondario che permetteva alle imbarcazioni di evitare il salto d’acqua e le pale. Ovvio che adesso queste deviazioni, “bove bastarde” così erano chiamate, siano scomparse o irriconoscibili. Quella del mulino di Zero Branco è addirittura stata coperta da una piazza e da un parcheggio. La storia va così.

Un altro bel racconto è quello dei “burci” di Treviso. Da Porto di Fiera partivano barconi stracolmi per Venezia lungo le sinuose anse del Sile e non nel Medioevo ma fino agli anni ‘60. Fantastiche foto, famiglie intere dormivano a bordo, lavoravano, cucinavano nei barconi. In un’immagine, una signora riemerge dalla cambusa (si dice così?) con un pentolone fumante. Un traffico intenso e una capacità di guida eccezionale, millimetrica, per arrivare alla sacca della Misericordia a Venezia. Volete sapere com’è finita? Fate una bella passeggiata sulla Restera a Silea. Dal fiume affiorano le carcasse delle imbarcazioni, è il cimitero dei “burci”.La gente fotografa. Dinosauri di un’altra era glaciale, antecedente a quella di adesso: l’asfaltocene.

Questo omaggio agli zattieri si concluse nel modo peggiore possibile. Ultima storia, ultimo fallimento del trasporto fluviale e il definitivo trionfo del trasporto su gomma. Camion.

Idrovia Pd-Ve

Negli anni ’50 circolò un’idea geniale: collegare con un canale navigabile la zona industriale di Padova e la laguna di Venezia, 27 km in cui chiatte e battelli avrebbero trasportato e smistato merci in quantità. Si cominciano i lavori nel 1968, ma già nel 1977 si ferma tutto. Si riprende a singhiozzo, ma nel 1988 il progetto è definitivamente abbandonato. Rimangono due tronconi, inutili e inutilizzati, vicino alla laguna e a valle di Padova.

La risposta alla domanda iniziale, perché il trasporto fluviale è scomparso? Perché non era conveniente dal punto di vista economico. Stop.

Ma, colpo di scena, tutto può cambiare. C’è una nuova merce da trasportare, paga bene, pesa in media 70 kg, è colorata e le piace l’acqua.

È il turista, bellezza.

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Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

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