Ancora e ancora. La strage non si ferma. Ieri: ritrovato il cadavere di Giulia Tramontano, 29 anni, incinta. Il compagno ha confessato l’omicidio. Oggi: Pierpaola Romano, poliziotta alla Camera dei deputati, uccisa dal poliziotto con cui aveva una relazione.

Dall’anno scorso il Diario pubblica l’elenco delle donne uccise e le notizie delle violenze compiute sulle donne, raccontate dai quotidiani. Un elenco raccapricciante così terribile che a redarlo devo fare violenza su me stessa. Ma è necessario che si sappia. È una guerra senza fine, che culmina con il femminicidio, ma che origina da una situazione culturale e da scelte politiche profondamente radicate nella società. Un esempio? Ecco cosa avviene a livello istituzionale.

Il 10 maggio 2023 il Parlamento europeo ha espresso voto favorevole per l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione di Istanbul il primo strumento giuridicamente vincolante a livello internazionale in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere.

Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia e Lega si sono astenuti. Due eurodeputate della Lega hanno votato contro: Alessandra Basso e Susanna Ceccardi.

L’Italia, nel 2020, è stata giudicata inadempiente riguardo alla tutela delle donne vittime di abusi, sia per la prevenzione della violenza anche domestica nei confronti delle donne, sia per la diffusione di centri antiviolenza e delle risorse a disposizione. È stata inoltre rilevata una comunicazione non abbastanza trasparente sulla quantità delle violenze commesse.

FEMMINICIDIO: ultimo atto di un processo di negazione e controllo

Atto primo: morte culturale. Nessuna o scarsa azione formativa nelle scuole, fin dalla prima infanzia, nella società, nei mass media, sui social, per abbattere gli stereotipi di genere, promuovere la parità fra i sessi, il rispetto reciproco, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali.

In due ultimi sondaggi commissionati rispettivamente da la7 e da La Repubblica (la posizione degli Italiani su fascismo e antifascismo e gli Italiani e la guerra in Ucraina) vengono disaggregati i dati senza che appaiono quelli riferiti al sesso. Indicare la diversità di opinione in base al genere appare irrilevante.

Atto secondo: morte economica. Le occupate sono soltanto il 51,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni. A parità di mansione la retribuzione delle donne è inferiore dell’11,5 % a quella degli uomini

Atto terzo: morte professionale. Una donna su cinque è fuori dal mercato del lavoro dopo la nascita di un figlio. Un recente rapporto Pluss dell’Inapp afferma che l’uscita dal mondo del lavoro è legata alla necessità di conciliare lavoro e cura (52%), seguita dal mancato rinnovo del contratto o dal licenziamento (29%) e da valutazioni di opportunità e convenienza economica (19%). Tra le lavoratrici meno contratti stabili, più part-time e precarietà. 

Atto quarto: morte per mancanza di una medicina di genere. Disattenzione alla specificità del femminile in medicina.  Non c’è impegno a istituire protocolli mirati per curare il corpo delle donne nella differenza.

Atto quinto: morte di fatica. L’obbligo alla cura. Le donne italiane dedicano quotidianamente 5 ore e 5 minuti al lavoro domestico e di cura, gli uomini un’ora e 48 minuti al giorno. I posti disponibili dei nidi sono il 25,5% sul totale di potenziali utenti. E rischiamo di perdere i fondi del Pnrr per l’istituzione di nuovi nidi.

Atto sesto: morte per giudizio estetico. Stabilito un canone, sono escluse quelle che non vi rientrano. Situazione che penalizza le più giovani e fragili. Non è solo l’aspetto a venir deriso, ma anche il comportamento, che diventa anche giudizio morale. Non si contano gli insulti sessisti alle parlamentari: non sul loro operato o sulle loro opinioni viene espressa valutazione, ma sul loro aspetto fisico.

Atto settimo: morte per la specie. Fare figli per la patria, meglio, per la nazione. Perché come indicava il codice Rocco, usare contraccettivi o ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza è attentato alla razza, italica, s’intende. O come più volte indicato nel passato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini o come recentemente da Francesco Lollobrigida, le donne dovrebbero partorire per evitare la sostituzione etnica. In Italia ci sono 1.800 consultori, metà di quelli necessari per legge. Un servizio pubblico, frutto delle iniziative del movimento delle donne, di fatto negato. Evidente ostacolo al diritto di decidere della propria sessualità e maternità.

Atto ottavo: morte per solitudine. Sentirsi sole nella maternità, nelle scelte di vita considerate non conformi, nella paura dell’uomo violento, nella mancanza di solidarietà ANCHE delle altre, donne. Non essere credute nelle denunce di violenza, a cui si accompagnano spesso pronunciamenti ambigui delle corti nei confronti delle violenze denunciate dalle donne.

Atto nono: morte di parole.  Dalle rilevazioni di VOX (Osservatorio italiano sui diritti) si apprende che le donne sono le prime destinatarie di messaggi d’odio (43,21%) che aumentano e si diffondono con le notizie di femminicidi e aggressioni. Tragico rapporto tra linguaggio e violenza agita. I termini più ricorrenti: Troia • Puttana • Sfigata • Zoccola • Mignotta • Scrofa

Atto decimo: morte per esclusione politica. Dal 2018 il tasso medio di donne elette in Parlamento è diminuito, passando dal 35% al 31% nel 2022.  Nella composizione delle liste elettorali per le ultime votazioni, nelle posizioni ad alta probabilità di elezione le donne sono al 30% del totale e la parità di genere si raggiunge solo nelle posizioni a bassa probabilità di elezione (51% uomini, 49% donne).

Emanuela Niero
Sono nata sotto il segno dei Pesci, mi piace guizzare. Sono femminista, faccio parte del gruppo l’8sempre donne Mogliano, sono partigiana, ho fatto parte del direttivo ANPI di Mogliano Veneto, mi piace leggere per me e per bambine bambini adulti con le lettrici di “Quante storie!”. Lo yoga mi accompagna molti anni.

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