Pochi i presenti all’Astori, lo scorso 23 marzo, alla presentazione del progetto di impianto agrivoltaico posizionato sul territorio del nostro comune e soprattutto in quello di Marcon.

A differenza della presentazione dell’anno scorso di quello di via Cavalleggeri, ove si parlava si di pratica agricola anche sotto i pannelli fotovoltaici a terra, ma come attività residuale (galline, conigli e quant’altro vivrebbero allegramente sotto i pannelli) il progetto presentato al pubblico il 23 marzo, esteso su circa 24 ettari, afferma che l’agricoltura vivrà una nuova felice stagione grazie agli spazi agibili tra una striscia e l’altra, di almeno 5 mt, ove verrebbero coltivate patate, mais, ortaggi e foraggio oltre all’insediamento di arnie per le produttrici di miele, le nostre api, che, come si sa, stanno sparendo.

Insomma un’operazione che più virtuosa non si può per le future e progressive sorti delle nostre campagne.

Sta di fatto che progetto dopo progetto: via Cavalleggeri 12 ettari, di quello di Bonisiolo di 3 ettari sappiamo solo che è già stato approvato senza alcuna presentazione pubblica, ormai siamo sui 40 ettari di campagna impegnati.

Per l’ISPRA (l’agenzia pubblica per l’Ambiente) i pannelli a terra sono senza alcun dubbio CONSUMO DI SUOLO, per gli impianti agrivoltaici i casi vanno valutati volta per volta.

La Legge Regionale approvata lo scorso anno afferma che l’agricoltura deve rimanere l’attività principale di chi dà la terra in affitto per impianti agrivoltaici, sarà anche vero, tutto da monitorare, nei fatti invece che impiantare i pannelli sulle centinaia o migliaia di ettari di territorio già consumato perché occupato da capannoni, parcheggi, strutture di servizio alle attività diverse (impianti sportivi, distributori di carburanti etc) si continua a privilegiare il terreno agricolo.

I rappresentanti di Salviamo il Paesaggio presenti all’incontro hanno chiesto all’Azienda proponente CANADIAN SOLAR CS-VEGA il perché si insista su grandi superfici in campagna quando nel nostro Veneto di sicuro non mancano le alternative. La risposta è stata deludente; in sintesi: – abbiamo bisogno della campagna per raggiungere gli obiettivi dell’Unione Europea, le zone industriali non ci bastano. –

Nel mentre ascoltavamo questa risposta non potevamo non pensare alle centinaia di ettari dismessi nell’area industriale di Marghera ideali per ospitarli, questi impianti, e di quanto ci sarebbe bisogno di queste strutture per dare energia alle nostre aree artigianali o anche solo per ombreggiare i grandi parcheggi dei centri commerciali che in estate (che ormai dura cinque mesi) diventano dei forni a cielo aperto.

Il nostro Sindaco Bortolato ha espresso perplessità per il metodo di presentazione del progetto:, il Comune infatti non è stato preso in considerazione da parte di questa grande multinazionale (14.000 addetti) che, dopo aver trattato col proprietario dei terreni, è andata a presentare il progetto direttamente in Regione.

Fra un po’ ci sarà la possibilità di presentare osservazioni: di sicuro, è stato assicurato, il Comune presenterà le sue.

Chiunque sia interessato a criticare questo andazzo per affrontare la crisi climatica potrà dire la sua, anche se non sarà facile trovare cittadini in possesso di una competenza sufficiente a presentare una osservazione documentata.

Speriamo che le associazioni attente a questa tematica come la CNA (artigiani) la Coldiretti e la CIA (agricoltori) possano esprimere una posizione non supina, ma far presente che le alternative esistono e sono molte.

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