Da un po’ di giorni corteggiavo Daniela. Molesto le chiedevo un appuntamento anche davanti a suo marito. Lei rinviava dicendo che c’era anche Beniamino. L’intreccio si complicava. Chiariamo.

Daniela Duzioni si dà da fare per la Leva Civile (anche il marito), Beniamino ha dato vita alla Rete Radiè Resch (non so come si pronuncia) e continua a darsi da fare dai tempi di Livingstone per l’Africa, per l’Amazzonia e altri posti fortunati.

Nella catena della solidarietà moglianese sono attivi da sempre e quindi candidati ideali per una nostra intervista. Mi tendono però una trappola. “Vieni a sentire questo prete congolese, è un tipo tosto”. Prendere o lasciare. Prendo e di sabato pomeriggio vado al Centro Pastorale “Don Giorgio Morlin” alla Ronzinella. Il resto del mondo al bar a bere lo spritz e io chiuso in una stanza con un prete. La vita… siamo una decina e padre Riccardo Richard si presenta:

Sono Don Richard Kitengie Muembo e sono nato nel ’63 nella Repubblica Democratica del Congo. Mi sono laureato a Roma nell’Università pontificia. Sono stato direttore del seminario, ho insegnato e attualmente dal 2018 sono rettore dell’Università di Kabinda. Ma sono qui come Don Richard per il progetto della scuola di Lualaba che voi conoscete bene (io no).

Vorrei, per metterlo a suo agio, fare domande in francese ma incespico subito sulla pronuncia del suo nome; quindi, faccio le domande in italiano con qualche inflessione moglianese.

Mi puoi raccontare della scuola di Lualaba?

Oh sì. Intanto ringrazio le signore e signori di Mogliano che dal lontano 2014 seguono questo progetto. Veramente merci. La scuola quest’estate è cresciuta, abbiamo 13 classi e 400 allievi e a Pasqua finalmente una classe ha avuto la porta e le finestre (una…). Grazie alla vostra contribution anche le altre classi avranno le porte. Ma soprattutto, ed è la cosa plus important, adesso al posto della paglia avranno le lamiere, un vero tetto!”

Conosco un paio di architetti che lavorano sul ritorno della paglia nelle nostre costruzioni, cosa ne direbbero? Sghignazzo e incalzo:

Ma lei si occupa direttamente della scuola?

No, io ho un sogno (alla Luther King) voglio fare una università d’eccellenza per il Congo, (lui è già un rettore da quelle parti), una grande università nel mio paese. A Lualaba per la scuola voglio lasciare il compito al parroco. Lui è jeune, è stato un mio allievo al seminario, è bravo e continuerà lui. Adesso è fermo perché è bruciata la sua casa.

Sobbalzo. Ma è stato un attentato?

No non-sorride-un incidente domestico, succede aussi in Congo…

Molliamo la scuola ma con Daniela e Beniamino ci ritorno con la prossima intervista e andiamo nel periglioso e tempestoso mare nero: l’Africa.

Domanda canonica: Padre ci può dare un quadro dell’Africa?

La situazione è dura… Sapete delle guerre in corso, sapete della Libia, del sud Sudan, dell’Etiopia, della Somalia, della Nigeria di tutto il centro Africa, del Burkina Faso, potrei proseguire. Dico che questa è una fase della decolonizzazione, il colonialismo non è finito. Alcuni Stati europei hanno ancora eserciti in casa nostra, un esempio? La France. Conoscete quello che è successo in Mali? (Non bene, mi ricordo che c’erano francesi che arginavano gli integralisti). Ebbene lì hanno cacciato la truppa francese perché non difendeva ma occupava. E nessuno, nessuno ripeto, parla della nostra situazione in Congo. Nessuno dice che siamo vittime di un’aggressione delle multinazionali, che…

A questo punto cambia tutto. Quella che temevo essere una giusta, sacrosanta e scontata perorazione per l’Africa diventa una appassionata e per certi versi affascinante invettiva di un africano contro la nostra cecità di europei. Per una buona mezz’ora mi dimentico che è un prete, che è un rettore e che sta dandosi da fare per dare un tetto decente a dei bambini.

l’Europa è concentrata sull’Ucraina, sull’invasione dell’Ucraina ma nessuno ricorda che il Congo soffre da anni per un’invasione di un altro stato: il Ruanda. Nel mio paese è in atto un vero e proprio genocidio, hanno calcolato che dal 1994 ci sono stati 12 milioni di morti. N’est pas? Qualsiasi guerra sparisce al confronto come numero di vittime, di orrore. Non c’è Siria, non c’è Palestina e non c’è Ucraina come paragone.

Deglutisco: Ma scusa non ci sono i caschi blu a garantire non dico la pace ma almeno una tregua?

Anche questa è una bugia a cui credete. Quelli della MONUSCO (la forza dell’ONU, i caschi blu insomma) non servono a niente, costano un miliardo all’anno, la popolazione non li vuole e loro hanno anche sparato uccidendo 32 persone innocenti. Inoltre, e non lo dico perché sono cristiano, loro sono quasi tutti muslim (Pakistan-Bangladesh…) e fanno anche proselitismo religioso. Per comprendere la situazione guarda com’è andata con il vostro ambassadeur Attanasio che…

Spiego: il nostro bravissimo ambasciatore è stato fatto fuori in un’imboscata probabilmente da elementi del FDR, i ribelli filo ruandesi. Richard è scatenato.

Sapete qual è la manovra? Fa sembrare che in Congo ci sia una guerra civile. Come in Jugoslavia. Neri contro neri. È un affare tra loro. Non è così, c’è uno stato aggressore, il Ruanda e uno stato aggredito, il Congo. Chi aggredisce lavora per prendersi il coltan di cui siamo ricchi (minerale prezioso per l’informatica). Qualcuno di voi ricorda quello che è successo in Katanga? Vi ricordate quello che hanno fatto a Lumumba?

E adesso parte una storia incredibile. Ne faccio una sintesi perché da sola si mangerebbe tutta l’intervista.

…Lumumba è stato il nostro eroe. Prima di tutti aveva capito che era arrivato il momento dell’indipendenza completa, siamo nel 1961 ma i mercenari del Belgio, i nostri crudeli colonizzatori, lo catturano, lo torturano e sciolgono il suo corpo nell’acido. Sparito per sempre ed ecco invece supris, ricompare, restituito da un pentito, un suo dente che ci viene reso dai belgi. È un simbolo importantissimo, abbiamo fatto dei funerali di Stato. Finalmente il nostro padre fondatore ha una tomba. Il popolo ha partecipato in massa e ha pianto e…

Penso che nessun dente nella storia abbia avuto funerali di stato ma trattengo il mio umorismo fuori luogo e insisto sulla storia del Congo, mi rendo conto che ne sappiamo pochissimo.

La nostra terra (per i dati arrangiatevi su Wikipedia, comunque è tanto grande…) pensa che nell’Ottocento non era neanche una colonia, era peggio, era una proprietà personale del re Leopoldo. A lui interessava il caucciù e durante la cattività muoiono milioni e milioni di neri. L’indipendenza formale arriva solo nel 1960. Poi cominciano i nostri guai, siamo ricchi nel sottosuolo e questa è la nostra maledizione. Fatto fuori Lumumba arriva Mobutu ed è una dittatura infinita fino al 1996. è un personaggio contraddittorio che…

Non è lui che organizza a Kinshasa l’incontro di boxe tra Mohammed Alì e Foreman?

Si certo, il più grande evento sportivo del mondo, ma serviva a coprire la povertà del popolo che era disastrosa. Comunque, governa per ben 32 anni con alti e bassi fino a quando prende il potere nel 1997 Kabila padre che però viene ucciso da una sua guardia del corpo nel 2004 e gli succede dopo molti scontri il figlio…

Di Kabila figlio cosa ci puoi dire?

No, non ne voglio parlare, rien.

Duro. Non insisto. Mi faccio dire qualcosa del presidente attuale Felix Tshisekedi.

È stato eletto nel 2018 e per due anni è stato paralizzato dall’opposizione. Poi ha reagito e adesso da due anni sta lavorando bene. È sua la legge sulla gratuità della scuola. Per questo adesso a Lualaba abbiamo 400 allievi. E poi ha risolto il problema dei NP…

Altra storia incredibile.

Da noi molti insegnanti entravano in una graduatoria ma non erano pagati (NP, non payant) e lo sono stati per molto tempo. Anche 10 – 12 anni senza stipendio (consolatevi precari italiani). Lui li ha regolarizzati.

Ma il nostro presidente ha grossi problemi, ho sentito stamattina (non da una radio italiana certamente…) che ha mandato via l’ambasciatore del Ruanda, ci sono le prove ormai della loro intromissione. Pensate che noi al tempo del genocidio tra Hutu e Tutsi abbiamo ospitato tutti senza distinzioni e maintenant loro combattono e tramano contro di noi.

Sei pessimista?

Non… Credo nei giovani africani. Loro non hanno connu il colonialismo e stanno imparando velocemente. Ti faccio un esempio che può sembrare strano. Anche nell’esercito ci sono giovani bravi che hanno a cuore l’Africa. Anche Gheddafi era stato un giovane ufficiale che aveva un ideale panafricano. Per questo voi europei l’avete ucciso, non perché era un dittatore, quella era una scusa… Discorso difficile, trattengo alcune domande sul ruolo dell’Urss e di Cuba fino agli anni ’70. Basta. Sono storie vecchie.

Padre Richard deve andare. Prima dalla Rete Radiè Resch a Castelfranco, poi a Roma, poi a casa sua in Congo. Dove per inciso ogni tanto bruciano le scuole e ammazzano un bravo prete come lui. Vorrei salutarlo meglio e regalargli una bottiglia di prosecco. Mentre ci stringiamo la mano mi dice una frase che mi lascia secco.

Sai io ho sessant’anni. In Africa dovrei aver finito, là sono un vero vecchio. Sono pronto al “passage”, è tempo che altri continuino. Groppo (io non sono per niente pronto al passage). Ho la sottile e sgradevole sensazione che non lo rivedrò più.

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Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

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