Nel giro delle associazioni stavolta tocca agli “Amici della musica Toti dal Monte“. Arrivano in due, uno con i baffi e uno senza (cit.) Giampaolo e Claudio. Rimbalziamo nelle reciproche presentazioni ma c’è subito una premessa: manca la protagonista, la presidentessa, la signora Ester Frezza. Me ne assumo la responsabilità, lei non merita solo una intervista ma molto di più. Una storia, un racconto solo per sé, per la sua famiglia di origine ebraica che ha traversato le vicende italiane in un romanzo avvincente. Giuro che lo farò, lo prometto e loro due, come scolaretti affascinati dalla maestra, si rilassano. Cominciamo.

Quando nascono gli “Amici…”?

Claudio preciso: Nel settembre dell’81 una ventina di soci, sotto la direzione di Aldo Secco, dà vita al gruppo con tanto di statuto depositato dal notaio Mammucari. Gli scopi stanno già nel nome: diffondere la cultura musicale e perpetuare la memoria della nostra concittadina illustre, Toti Dal Monte.

Giampaolo polemico: Solo appassionati non musicisti. Anzi purtroppo non ci sono stati nell’associazione orchestrali o altri professionisti. E pensa che a Mogliano abitano parecchi della Fenice.

[I ruoli sono già definiti: il poliziotto buono e il poliziotto cattivo. Claudio Giovannini, il direttore artistico, architetto in pensione, è affabile e accomodante, Giampaolo Princivalle, il vice presidente, è diretto e indossa splendidamente un codino sulle spalle. Invidia.]

Ogni associazione quando nasce ha un motore propulsivo. Qual è stato il vostro?

Claudio elegiaco: Senza dubbio è stato Aldo Secco. Come lo hai definito tu: un vero motore infaticabile. Presente come un orologio in sede, il suo da pensionato era un tempo pieno per gli “Amici”, mattina e pomeriggio. Sicuro, mai un euro, anzi scusa una lira, in rosso con le banche. Un bravo organizzatore di concerti, una capacità unica di valorizzare i collaboratori…

Giampaolo rinforza: E poi aveva i contatti giusti. Con i teatri, il Comunale a Treviso e la Fenice. E anche con i Conservatori, il Marcello a Venezia, lo Steffani a Castelfranco e anche con quello di Adria. Ci mandavano i musicisti per i concerti.

Claudio nostalgico: Era lui che curava gli abbonamenti, il loro rinnovo. Abbiamo organizzato uscite a Verona all’Arena. Una volta ci siamo andati con tre pullman Giampaolo aggiunge: Sai qual è stato uno dei suoi meriti come anticipatore? Adesso sembra ovvio ma allora no. Lui ha legato le nostre attività alla vita di Mogliano: il concerto di Natale, l’esibizione in villa, le manifestazioni nei quartieri e nelle frazioni. E poi siamo entrati nelle scuole.

Scusa, lasciamo per un attimo gli albori, ma hai nominato un argomento scottante: le scuole, trasmettere la cultura musicale.

Giampaolo si infervora: Scusa ti dico subito che se c’è una cosa che proprio non va e il rapporto tra scuola e musica. Sto zitto sul fatto che l’hanno tolta dalle superiori. Noi, nel nostro piccolo, facciamo qualcosa andando al liceo Berto, per loro abbiamo organizzato dei concerti al Busan. Una volta con un maestro di Tezze abbiamo portato nelle scuole di Mogliano un’orchestra di ragazzini che si erano costruiti gli strumenti.

Bravi nelle scuole ma raccontatemi dei concerti moglianesi, o meglio ditemi di quelli più importanti.

Claudio: Difficile stabilire una graduatoria. Cominciamo da un personaggio famoso: Katia Ricciarelli che ha intonato le sue arie invitata dal nostro critico musicale Accatatis.

Giampaolo: Ed è stata brava perché lo sai lei aveva il dente avvelenato con Treviso dove dal loggione ogni volta la fischiavano

Claudio: C’è stato anche Giovanni Sollima, uno dei più famosi violoncellisti italiani. C’è stata Cecilia Gasdia che adesso è direttrice dell’Arena di Verona. Comunque noi curavamo molto anche la collaborazione con i concorsi musicali di Venezia e Treviso, ospitando serate con i vincitori, magari dopo sono diventati famosi come cantanti o pianisti a livello internazionale. Mogliano era una prima vetrina a suo modo prestigiosa.

Bravi, bravissimi però adesso faccio tre domande scomode. La prima: pianisti, opere, soprani, beh non vi sembra di essere troppo ingessati, troppo seri?

Giampaolo scuote il codino: Niente di più lontano dalla verità. Hai visto cosa abbiamo organizzato adesso nelle frazioni? Hai sentito la fisarmonica di Francesca Gallo a Campocroce? Cosa c’è di più popolare? Abbiamo iniziato l’anno scorso con nove spettacoli e abbiamo replicato ora con cinque e poi prima del covid ti ricordi che abbiamo messo su il “Montezuma Fest” di musica latino americana? A proposto questa settimana se vuoi ascoltare del buon blues vieni a Zerman. Ed è anche gratuito.

Gratuito. Già parliamo proprio di soldi. Come vanno i conti? All’inizio e adesso.

Claudio rievoca: Ti ripeto che Aldo Secco ci ha insegnato uno stile rigoroso. Sin dall’inizio c’erano le quote degli associati, eravamo arrivati a duecento, poi gli sponsor, tra i tanti di allora ringraziamo ancora la signora Tamburini, arrivava il contributo della provincia e quello dell’amministrazione. Abbiamo avuto sempre una serena gestione. Il problema è che negli ultimi anni il Comune non ci finanzia l’intera stagione con un contributo unico ma lo fa sui singoli progetti che presentiamo.

Giampaolo piccante: Beh hai capito, è una rogna perché programmare una stagione in questo modo è più difficile.

Altra domanda antipatica: raccontate di un bel fallimento… sonoro

Giampaolo ironico: invitiamo Brunello. Forse il più famoso violoncellista del mondo. Quella sera piove a dirotto, c’è una partita della nazionale in TV, insomma un fiasco bruciante. Pensa che vanno a sentire Brunello su nelle cime dolomitiche con gli scarponi e a Mogliano no.

Claudio: Racconta di quel pianista che ci aveva mandato il maestro Svegliado

Giampaolo: Ah sì. Eravamo all’ Astori mi pare. Il pianista poco prima dello spettacolo si siede, prova qualche accordo, si alza e dice che lui con quel pianoforte non avrebbe suonato. E se ne va. Panico! Comunque era lo stesso che, inorridito, aveva rifiutato un nostro omaggio di buoni vini. Perché? Perché erano avvolti in un nastro viola. Che tipo.

Un’altra domanda tossica. Mogliano ha dei bei spazi musicali? Acusticamente parlando.

Claudio il diplomatico: Purtroppo l’unico spazio pubblico, il centro sociale, non può ospitare eventi musicali e il teatro all’aperto in piazzetta Gaber è ovviamente fruibile solo nella bella stagione. Gli altri spazi, il Busan e il teatro dell’ Astori sono privati, in più sono grandi e riempire una sala da quattrocento posti non è facile. Privati sono anche gli spazi nelle ville. Abbiamo comunque fatto spettacoli ovunque ma i costi lievitano.

Giampaolo sornione: Prima o dopo uno spazio pubblico per la musica e per i moglianesi salterà fuori…

Già. Voi siete “Amici della musica Toti Dal Monte” e nello statuto omaggiate la nostra concittadina.

Claudio puntuale: Sì e continuiamo a celebrarla. Nel 40º anniversario della sua morte abbiamo anche organizzato un bel concerto al Busan ed era presente anche la sua famiglia con i due nipoti.

Giampaolo, occhietto ironico: Ti racconto questa. Lei la Toti, che si chiamava in realtà Antonietta Meneghel, ha avuto un’unica figlia, Marina Dolfin e il nipote Massimo Rinaldi è diventato uno dei doppiatori più famosi d’Italia. Addirittura mi hanno detto che ha prestato la voce a “Dio” in un filmone.

Un sogno nel cassetto?

Giampaolo entusiasta: Bollani! Dobbiamo riuscire a portarlo a Mogliano! Ho un amico che conosce uno che…

Stop. Un’ultima domanda: Mogliano musicalmente risponde?

Giampaolo stavolta serio: Tieni presente che siamo in mezzo a due poli musicali, Treviso e Venezia, di alto profilo e considera che ormai anche i comuni limitrofi si danno da fare. Pensa solo a Zero Branco che ha un teatro magnifico…

Qualcuno dell’associazione da ricordare?

Claudio commosso: Sicuramente la nostra segretaria storica, Emma Bortoluzzi e un sacerdote prezioso, Don Natale Luigi Barosco, un salesiano formidabile. Da solo riuniva tutta la musicalità possibile, compositore, direttore di cori, strumentista.

[Ci salutiamo dopo un paio d’ore e devo promettere ancora una volta di intervistare la mitica presidentessa Ester. E so già che non basteranno un paio di ore. Neanche venti.]

Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here