È prima l’America. O, intanto in America, poi si vedrà. Per esempio Polonia, Ungheria…Ricordiamo che Malta è l’unico Paese dell’Unione dove l’interruzione di gravidanza è ancora illegale, anche per i casi di incesto o stupro.

La linea tracciata da Trump ha dato i suoi frutti. Assicurando la maggioranza alla destra tradizionalista con la nomina di tre giudici ultra conservatori alla corte suprema, si è annullata la sentenza che legalizzava l’interruzione di gravidanza a livello federale.

Quindi, da un diritto acquisito valido per l’intera nazione, si passerà alle decisioni, su questa materia, di ogni singolo stato. E, ovviamente, questo dipenderà dalle maggioranze politiche che via via si formeranno. Le donne che avranno la possibilità, soprattutto economica, dovranno recarsi in quegli stati dove l’aborto è consentito.

E già si preannunciano, a sentire alcune dichiarazioni, ulteriori interpretazioni restrittive della Costituzione, in merito a contraccezione, convivenze e matrimoni omossessuali.

Il movimento, Pro life Per la vita ha da anni preparato il terreno.

La maternità è questione da donne, questo è il ruolo che loro compete: essere madri, ma quanto a decidere se, come, quando diventarlo sono gli uomini a stabilirlo.

Il potere di vita e di morte sta a loro e tanto più ferocemente questo si attua quanto più le donne si sottraggono alla violenza patriarcale.

Molte donne hanno ricordato “Sputiamo su Hegel”, libro scritto negli anni settanta da Carla Lonzi che contiene sia le sue riflessioni sia quelle del collettivo femminista “Rivolta femminile” di cui è stata tra le fondatrici. Riporto alcune frasi perché sono ancora attualissime e illuminanti.

“Le donne abortiscono perché restano incinte. Ma perché restano incinte? È perché risponde a una loro specifica necessità sessuale che effettuano i rapporti col partner in modo tale da sfidare il concepimento? La cultura patriarcale non si pone questa domanda poiché non ammette dubbi sulle leggi “naturali”. Evita solo di chiedersi se in questo ambito ciò che è “naturale” per l’uomo lo è altrettanto per la donna: lo dà per scontato e difende con ogni mezzo la sessualità dell’uomo patriarcale come sessualità “naturale” per entrambi, uomo e donna. (…) La donna adesso riflette: se è stato nel modello sessuale imposto dall’altro dall’uomo, che essa ha sfidato il concepimento, allora è stato l’uomo a sfidare il concepimento sul corpo di lei. Il concepimento dunque è frutto di una violenza della cultura sessuale maschile sulla donna, che viene poi responsabilizzata di una situazione che invece ha subito. Negandole la libertà di aborto l’uomo trasforma il suo sopruso in una colpa della donna.”

Italia? Come l’America?

I politici italiani della destra sono cauti, per ora. Tranne il senatore Pillon il cui cuore a suo dire “Si è riempito di gioia”. Ricordiamo che Pillon si è fieramente opposto al ddl Zan contro l’omofobia ed è promotore della campagna contro la maternità surrogata. Da noi l’interruzione di gravidanza nelle strutture pubbliche, è permessa dalla legge 194, che consente però agli operatori sanitari l’obiezione di coscienza, cosa che rende comunque difficile il percorso alle donne che vi vogliono accedere. In maniera subdola, nei fatti, si ostacola l’accesso a un diritto.

Ci sono 72 ospedali che hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza.

Ci sono 22 ospedali e 4 consultori con il 100% di obiezione tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e OSS. 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori.

Ci sono 46 strutture che hanno una percentuale di obiettori superiore all’80%.

Sono 11 le regioni in cui c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori: Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Le Regioni più inadempienti sono la Sardegna e la Sicilia, con più dell’80% di mancata risposta all’accesso civico generalizzato. Ad Andria (Puglia) sono obiettori al 100% sia i ginecologi sia il personale non medico. Nel Polo ospedaliero di Francavilla Fontana (Puglia), più del 90% di medici ginecologi, gli anestesisti (dati)

SE QUESTA È VITA

I MOVIMENTI PER LA VITA, in America e in Italia, con pervicacia, hanno promosso campagne contro la possibilità che le donne possano decidere se diventare madri, in nome della difesa della vita del feto.

Ma è doveroso conoscere quale sia il rispetto della vita in queste due nazioni.

Stati Uniti In 14 su 50 Stati della federazione americana si applica la pena di morte: L’amministrazione Trump ha battuto ogni record: 13 esecuzioni federali in soli sette mesi

Negli Usa ogni anno oltre 30.000 persone rimangono uccise dalle armi da fuoco, una media di trenta vittime al giorno. La metà sono giovani (tra i 18 e i 35 anni), un terzo sono giovanissimi (sotto i 20 anni. Dei 30 statunitensi uccisi in media ogni giorno dal 2015 dalle armi, circa il 50 per cento sono afroamericani, nonostante questi ultimi rappresentino solo il 6 per cento della popolazione. Dal 2000 al 2020, il numero di morti legati alle armi da fuoco nella fascia di età da uno a 24 anni è aumentato, da 7,3 a 10,28 per 100.000 persone, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi.

In Italia secondo “l’osservatorio nazionale di “non una di meno” dall’inizio dell’anno sono 49 le donne uccise. E’ stata inoltre registrata l’uccisione di due trans e di 2 suicidi indotti o si sospetta siano stati indotti da violenza patriarcale e omolesbobitrans*fobica. Almeno altre 5 persone – 3 figliə, 1 figlio della madre, un cognato – erano presenti e sono state uccise insieme alle madri, moglie e compagne o per vendetta nei loro confronti. In 8 casi la morte delle donne è avvenuta a causa di percosse, in 10 per coltellate, in 7 per strangolamento o soffocamento. Cinque sono state uccise a martellate. In atri casi da lanci dal balcone, colpi d’ascia, affogamento.

Dal 2010 a oggi in Italia sono stati commessi 268 figlicidi. Nella maggior parte dei casi l’autore dei figlicidi è il padre (172 figli uccisi dal 2010, pari al 64,2%), a fronte del 35,8% dei figli uccisi dalle madri (96 in valori assoluti).

Secondo i dati Eures, oggi in Italia sono circa duemila le FIGLIE E i FIGLI rimasti senza madre a causa dei femminicidi avvenuti tra il 2009 e il 2021. Nell’80 per cento dei casi a uccidere è stato il padre e, quasi una volta su due, i figlie/i hanno assistito al fatto.

Nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2022 l’Inail ha ricevuto 194.106 denunce di infortunio 65.435 in più rispetto allo stesso trimestre del 2021, di cui 189 con esito mortale. L’aumento del 50,9% è imputabile sia agli incidenti sul luogo di lavoro (+ 53,1%) che a quelli in itinere (+ 31,2%).

Le vittime sono aumentate sia tra gli uomini, con oltre 37.000 denunce in più dello scorso anno, sia tra le donne, con quasi 28.000 casi in più: 2 morti al giorno

Sono nata sotto il segno dei Pesci, mi piace guizzare. Sono femminista, faccio parte del gruppo l’8sempre donne Mogliano, sono partigiana, ho fatto parte del direttivo ANPI di Mogliano Veneto, mi piace leggere per me e per bambine bambini adulti con le lettrici di “Quante storie!”. Lo yoga mi accompagna molti anni.

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