Sulla mia scrivania ci sono un piccolo sasso colorato a mano e un airone di carta. Tali particolari oggetti sono stati realizzati da due dodicenni che ho incontrato alla festa del laboratorio espressivo della scuola media Hack sabato 28/05.

Continuo a guardarli e penso al racconto dell’airone di Hiroshima di quel ragazzino con quegli occhi intensi e la voce emozionata e poi penso alla ragazzina che mi ha venduto il sasso con sopra l’arcobaleno dell’“andrà tutto bene” che scaramanticamente ho voluto per me.

Li guardo e sono rapita da così tanta bellezza e ripenso con gioia a quanto sabato è accaduto nel giardino della scuola Hack, nonostante il meteo ci abbia riservato l’unica giornata fredda e piovosa di un’estate già torrida e che registra temperature oltre la media stagionale.

Non tutti sanno che la scuola media Hack ospita un percorso permanente laboratoriale che interessa tutte le classi prime e seconde (quest’anno 8 classi con circa 190 ragazzine e ragazzini) da tutti conosciuto come Il Laboratorio Espressivo

Tale laboratorio è una proposta pedagogica, metodologica e didattica che unisce, da un lato, cittadinanza, responsabilità sociale, azioni solidali, e, dall’altro, apprendimento attivo, ovvero sviluppo di competenze su problemi autentici, potenziando situazioni didattiche che favoriscono la maturazione di competenze disciplinari, trasversali e di cittadinanza. Nella pratica queste parole si traducono in ore di attività laboratoriali a gruppi fuori dal contesto classe che toccano ambiti diversi: il laboratorio di cucina, le immagini della fantasia, il linguaggio del copro e danza, il laboratorio ambientale, costruzione di arredi e manutenzione per il giardino della scuola, la giocoleria, l’enigmistica. solo per citarne qualcuno.

Ogni settimana il mercoledì 190 ragazzine e ragazzini e tutte le docenti e i docenti coinvolti arrivano a scuola vestiti di nero: tutti uguali e magnificamente differenti e si cimentano, sperimentano, imparano, si divertono, fanno della relazione un percorso per stare bene insieme.

Il tema del Laboratorio Espressivo di quest’anno è stato “Io sono l’altro – In ascolto”. Il prendersi cura dell’altro in un mondo dove apparire e vincere sembra essere la pratica dominante è un esercizio faticoso e necessario per promuovere riflessioni che naturalmente portino all’inclusione, allo stare bene insieme, alla contemplazione delle mille differenze che ci connotano, al riconoscimento dell’altro in quanto tale con le sue meravigliose potenzialità. E’ un percorso del fare scuola differente, meno nozionistico, decisamente più faticoso ma che genera benessere, gioia, condivisione, democrazia.

Tale percorso ha un suo momento finale a maggio: la scuola si apre (in tutte le mille metafore possibili) alle famiglie, alle istituzioni, alle associazioni del territorio mostrando e condividendo il faticoso lavoro di un anno. Il momento permette anche ristori, animazione, progettazione di nuove attività, nuove relazioni e genera una soddisfacente meraviglia per una comunità che mai come quest’anno ha bisogno di cura e attenzione.

Dopo due anni di chiusure, limitazioni, protocolli non era scontato che questo maggio avremmo potuto avere tale festa… e invece la fine dello stato di emergenza nonostante il perdurare di alcuni protocolli ha permesso nuovamente questa apertura e meravigliosa condivisione.

In una scuola spesso in difficoltà per una scarsa visione in divenire, spesso priva di risorse umane, economiche, senza indicazioni e senza progettualità fattiva e valoriale, simili percorsi gonfiano il cuore di gioia e proiettano speranza.

Sono fermamente convinta che la scuola italiana nonostante i tanti tagli, le tante miserie che la connotano (strutture inadeguate, programma obsoleti, docenti non adeguatamente retribuiti, precari mai stabilizzati, risorse insufficienti, digitalizzazione inesistente) sia fortemente connotata da una classe docente (non unanime purtroppo) di valore, resistente e animata da passione per il proprio lavoro.

A loro e a tutti coloro che contribuiscono al benessere dei ragazzi, ad agevolare un processo di apprendimento sempre più faticoso dopo due anni di DAD, che promuovono le basi per relazioni serene, inclusive ed appaganti va la mia totale gratitudine ed alleanza.

La loro faticosa resistenza è a me non solo nota ma assolutamente evidente…e resistere in questi tempi così bui non è più così scontato.

PS: questo semplice scritto vuole essere un atto di gratitudine per così tanta bellezza.

Donna lavoratrice presso un’azienda della grande distribuzione dove coordina l’area Marketing e Comunicazione. Da anni impegnata in diverse associazioni del territorio in ambito sociale e culturale, in diversi comitati genitori e attuale Presidente dell’istituto comprensivo N. Mandela di Mogliano. Tra i tanti progetti attivati “RispettiAMOci,” un percorso di educazione alle buone pratiche delle relazioni messo a punto al fine di contenere le forme di prevaricazione, discriminazione e bullismo fra ragazzi e ragazze degli istituti comprensivi di Mogliano.