Mi presento puntuale alle dieci al Centro Ricreativo Anziani di fianco ai carabinieri, di fianco all’asilo nido. Dire che è bello è poco, entro e sbircio una sala grande con molti tavolini, qualcuno occupato da sorridenti avventori. Mi impressiona il soffitto spiovente di legno chiaro, tutto luminoso ed accogliente. Mi sposto. Un bar ben organizzato e dietro una porta intravvedo una lucida cucina d’acciaio. Chiedo di Scandolin e mi mandano a sinistra. È occupatissimo con tre o quattro persone attorno a lui. Approfitto e a destra metto il naso in un altro salone con un palco sullo sfondo. Poi altre stanze ma arriva Scandolin e mi dice che dobbiamo andare, per stare tranquilli nell’ambulatorio. Ho qualche rimorso nel distrarlo dai suoi impegni ma lui mi fa “Tanto so sempre qua…”

1-Caro Gigi sei presidente di questa bellissima struttura da quando?

Dal 2001. Fanno vent’anni più o meno. Ma guarda che sono elezioni vere mica per scherzo. Il seggio è fatto di due persone, uno scrutatore non deve rimanere mai da solo, e poi rimane aperto una settimana fino a sabato sera. Sai si balla e c’è più gente. L’ultima volta siamo arrivati a 500 voti. Più democrazia di così… Si vota per il consiglio che ha nove membri, che a sua volta vota per il presidente ed eccomi ancora qua.

2-Ma tu prima di fare il presidente hai fatto…

[È una domanda sbagliata da fare allinizio, di quelle tipo Parlami della tua vita. Però lo ascolto affascinato].

Come tutti i ragazzini poveri, figli di operai, degli anni ’50 ho lavorato. Ho cominciato già a nove anni come garzone di bottega nel paese. Comunque, dopo ho avuto una grande soddisfazione, per un paio di anni ho fatto il conduttore di buoi, sì proprio quello che li governa. Era bellissimo tranne quella volta che una bestia mi ha pestato e io avevo solo i sandali… e non gli zoccoli. [Lo fermo e mi dispiace perché quell’affresco di allora è meglio di un film neorealista. Dopo gli zoccoli andiamo negli anni 60].  A 13 anni a Mestre da Bovolato, quello che ha fatto poi la Cadoro. Pensa che durante la sosta pranzo dalle parti di Mestre andavo a ripetizione. E poi ero sempre in bici. Alla sera ero talmente stanco che, avendo da fare un tratto di strada diritta pedalavo dormendo, ho imbarcato una coppia di fidanzatini che si stavano sbaciucchiando. Sono stati gentili non come un’altra volta in cui la polizia stradale, sì proprio la polizia stradale, mi ha beccato con il fanale difettoso e mi hanno scortato fino a casa per farmi la multa. Ricordo ancora adesso che ho dovuto lasciare la bici in ostaggio davanti a casa e mia mamma mi ha dato i soldi. La polizia stradale…

3-Poi , dopo i buoi, hai lavorato al Gris, con il comune…

No calma. Succedono un sacco di cose nel frattempo, intanto lavoro al Cotonificio, smonto e rimonto le macchine, divento bravo, quasi un mezzo capetto e continuo a studiare per conto mio e mi diplomo più tardi al Pacinotti. Comincio ad interessarmi al sindacato e per due volte uno sciopero cambierà la mia esistenza. Il primo al Cotonificio, non lo vedono bene e per punizione vogliono farmi fare i turni. Ci penso un po’ e poi decido di andare al Gris dove avevo fatto domanda. Anche qua ci sarà un altro sciopero importante, non subito però, arriviamo al ’68. Un periodo tosto. Posso raccontarti un paio di storie del Gris?

[Gli dico che va bene però taglio tutto sul secondo sciopero perché altrimenti sforiamo].

Quei ragazzi ricoverati a volte mi facevano veramente pena. Non c’era Basaglia ancora, le regole del manicomio erano dure. Però qualcosa di buono l’ho fatto anch’io. Durante il turno di notte, pensa, i ragazzi erano costretti ad alzarsi tre volte per fare i bisogni altrimenti sporcavano i letti, beh io con il mio collega l’ultimo turno glielo facevo saltare così almeno dormivano per quattro ore di fila. E mi ricordo bene che quasi nessuno la fece nel letto. Beccai una bella cazziata perché avevo preso un’iniziativa personale. Invece poi scoprii che lo psichiatra mi appoggiava. E mi appoggiò anche quando fui “simpaticamente” trasferito dai “gravi” chiamavano così quelli proprio persi, incontinenti, lo so che ti fa schifo ma [faccio un po’ di censura], molti avevano la camicia di forza. Erano qualche decina stipati in uno stanzone gigante, disumano è dir poco. Invece noi, in accordo con la suora di reparto e gli altri colleghi infermieri, pochi per la verità, abbiamo cominciato a far uscire qualche gruppetto, tre o quattro, li accompagnavamo prima nel cortile, poi fino al bar interno. Pensa che dopo qualche mese qualche ragazzo andava da solo a prendersi il gelato. Una conquista enorme.

[Taglio ancora sui grandi cambiamenti della struttura psichiatrica e lo porto al 1977 in cui c’è il suo salto finale, acrobatico e professionale]

Divento assistente domiciliare del Comune, ma in quel momento facevo anche le punture, le medicazioni e , ti posso assicurare, conosco una certa Mogliano che tu neanche puoi immaginare. Vuoi che ti racconti quella del cavolfiore?

[Invece non la scrivo. Troppo, ehm, realista].

Comunque, ho dei contatti intensi con anziani e qua comincia forse il mio interesse verso questo mondo anche se in quel momento le emergenze erano il mio pane quotidiano. Ti sembrerà strano ma riuscivo ad avere un rapporto di fiducia esclusivo con certi soggetti. C’era un alcolista, per esempio, un bell’uomo con un passato di collaudatore di moto, che ogni tanto si comprava una cesta, anche due, di bottiglioni di vino, beveva fino ad imbruttirsi, picchiava e cacciava la sua donna di turno e si trincerava in casa. Quando toccava il fondo mi chiamava, lui apriva solo a me. Pianti, pentimenti, scuse… che robe…arrivavano i carabinieri. Comunque, con il Comune lavoro fino al duemila, nel secolo dopo mi impegno, da pensionato, con il Centro Ricreativo Anziani.

4-Ma Scandolo, nomen omen, fa anche il giornalista…

Ma questo lo faccio per passione, anche perché pagavano un’inezia. Per trent’anni sono stato il corrispondente moglianese della Tribuna. Non solo, scrivo anche del rugby moglianese per “Tuttosport”.

[Mi mostra dei monumentali raccoglitori di ritagli da cui distolgo con fatica la mia curiosità ma poi procede inesorabile].

E ho fatto anche video di matrimoni. La fotografia era un’altra cosa che mi piaceva tanto, ho migliaia e migliaia di negativi [taglio la sua disapprovazione per la fotografia digitale] e con la scusa dei servizi conosco anche dei personaggi famosi. Ti racconto quella volta che sono andato ad Ariccia nella casa di Rita Pavone e Teddy Reno…

[Mi salva un ragazzotto che porta i giornali e che deve chiedere a Gigi un paio di cose…].

5-E adesso una bella storia ragionata dell’ACRA

Ti ho preparato bene le date. L’ ACRA è stata costituita il 21 marzo 1986, registrata dalla regione come Associazione di Promozione Sociale nel 2010 e infine dal 2018 è regolata dal codice del terzo settore. Soddisfatto?

6-Fermati un attimo sulle sedi passate dell’associazione

La storia delle sedi è un po’ complicata. La prima in assoluto, per un breve periodo, è stata al Centro Sociale, al piano inferiore, poi in piazza come si chiama dove c’era il supermercato della Cadoro e poi all’ex asilo Antonini, sai quello sul Terraglio. Era del Comune e qua siamo partiti alla grande è proprio un grande è stato Mario Schiavon. Lui ha saputo tenere ben distinta l’autonomia del Centro dall’ingerenza seppur collaborativa, dai sindacati e mantenerlo più autonomo possibile, lui aveva capito prima degli altri il ruolo sociale, decisivo degli anziani. Altro che briscola e ombrette….

7-E a questa meravigliosa sede come siete arrivati?

No aspetta. Già nell’altra sede organizzavamo cose fantastiche. Partono i soggiorni: hai presente sei pullman, trecento persone? Ma chi se ne frega del numero, la cosa bella era vedere che degli anziani andavano in vacanza per la prima volta. Una camera, un bagno per loro, il ristorante, una cosa commovente e, ti posso dire rivoluzionaria per quei tempi e per Mogliano. Abbiamo anche organizzato, prima che diventassero famosi, i primi Giochi senza Frontiere a Gatteo a Mare… No tu vuoi sapere della nuova  sede.

[é vero ma come faccio a bloccarlo?] 

Abbiamo aperto nel ’93. E sai di chi è il merito? Sempre di lui, di Schiavon. Lui ci diceva che l’avevano aperta per “sfinimento” nel senso che lui ogni santo giorno si è presentato in Municipio a perorare la causa. Ti ripeto, un grande…Comunque l’ampliamento, quello del tetto in legno chiaro, viene realizzato un paio di anni fa dalla giunta precedente a questa.

In quell’anno nel ’93, mi pare proprio quello, raggiungiamo il record, anche nazionale, ben 1400 iscritti. Ti rendi conto il centro anziani più numeroso d’Italia.                                          

8-Tu hai conosciuto e hai avuto a che fare con diverse amministrazioni. Tutto bene?

[È una domanda trappola vediamo come se la cava].

Con tutte e tutti i sindaci sono andato d’accordo. Anzi ci hanno sempre aiutato. Solo con uno, ma non ti dirò il nome, ci sono stati dei fraintendimenti. Nel senso che a me diceva una cosa e ad altri l’opposto. Non ti dico chi era, non provarci neanche.

9-E adesso spiegaci bene cosa fate, quanti siete e come vi organizzate?

Una cosa alla volta. Ti ho già detto che gli scritti eleggono il consiglio amministrativo fatto di nove persone che a sua volta elegge il presidente con un mandato di tre anni. Va bene questa è la norma ma a me piace di più raccontarti quando facevamo i telegiornali in diretta, pensa che avevamo anche noi la nostra Lilli Gruber. E poi facevamo le sfilate di moda… anziana. Ma sai qual è stato il nostro maggiore successo? La sfilata dei pinguini. Le nostre sarte ci avevano preparato dei costumi bianchi e neri con davanti una specie di becco e avevamo un nostro ballo. Ci hanno invitato dappertutto, quaranta, cinquanta pinguini scatenati che…

[Lo riporto alla realtà terrena con una domanda triste].

10-Quanto la pandemia vi ha penalizzato e, scusami se te lo domando, quanto ti ha rattristato personalmente?

Sì mi ha fatto molto male. Parecchi di noi se ne sono andati. Il circolo sembrava ad un certo punto azzerato. Però ti dico una cosa. Sai cosa mi ha impressionato, sì le morti e ovvio, le persone che conoscevo, ma soprattutto il vuoto che hanno lasciato attorno. Non so se riesco a spiegarmi, oltre al lutto arrivava la solitudine. Non c’è niente di peggio.

11-La lotta contro la solitudine contro gli anziani quindi continua…

Sì però durante la pandemia abbiamo cercato di avvicinare le nostre, i nostri con il telefono. Parlare e farli parlare, comunicare ma non è la stessa cosa. Per me è stato come un fallimento, lo scopo del Circolo invece è proprio questo: trovarci, chiacchierare, ballare. Stare insieme, invece con la pandemia era…

[Cerco di strapparlo alla tristezza, i suoi occhi mobili traslucidano].

12-Ma avete mai pensato di togliere quell’ “anziani” dal nome dell’associazione ricreativa?

Sì ne abbiamo discusso parecchio. Dieci anni fa abbiamo preso un’iniziativa coraggiosa: coinvolgere le scuole per trovare un logo, un nome nuovo. Ti faccio l’esempio di quelli di Dosson che hanno scelto “l’Oasi dell’incontro”. A me non piace molto ma continuiamo a parlarne. Vedremo.

13-Gigi torniamo al presente. Ho visto una bellissima cucina…

Visto che roba! Comunque per il pranzo sociale andiamo in un bel ristorante, sono otto pullman, quattrocento persone. Un’impresa gigante. Qua dentro per i nostri pranzi siamo un’ottantina , al massimo cento, che non sono pochi. Comunque i nostri cuochi ogni giorno sfornano piatti, puoi vederli al banco. Venerdì pesce, giovedì gnocchi e a fine settimana la trippa! E poi polpette! Ma non si lavora solo al banco, molti iscritti si comprano una porzio-ne da portare a casa, sai magari sono soli e con quella fanno o pranzo o cena.

[Mi presenta il cuoco, un signore deciso che taglia corto sulla qualità dei suoi piatti invitandomi ad assaggiare. Declino timido ma mi riservo di tornare per la trippa, una passione proibita].

14-Qualche problema con le “ombre”?

 No dai, non più. Anni fa qualche volta ho accompagnato a casa qualche socio esuberante. Le nostre ombrette costano zero ottanta, prima solo mezzo euro, ed è vino buono. Vuoi un “goto”?

[Declino ancora e capitalizzo trippa e rosso per la prossima volta].

15-Ho visto appeso alla bacheca un invitante programma di soggiorni e viaggi

Da tanti anni i soggiorni e le uscite sono il vanto del nostro circolo. Comportano un’organizzazione pazzesca, muoviamo centinaia di persone in montagna e al mare. Quest’anno Cesenatico e Pesaro. In montagna Fiera di Primiero. Un colpaccio lo facciamo con il soggiorno termale a Ischia. Che ne dici? Sai noi comunque abbiamo cercato di incoraggiare il turismo consapevole, una mostra, un centro storico, non la gita incentrata sul ristorante e passeggiatina digestiva. Devo ammettere che però siamo in crisi sulle gite giornaliere, i costi sono saliti troppo, dobbiamo ripensarle….

16-Altre attività? Altri svaghi?

Beh ti sei guardato attorno?

[In effetti a fianco c’è una stanza in cui sento chiamare ad alta voce dei numeri…]

C’è la tombola, un incredibile successo hanno il burraco, le carte, il ballo, gli scacchi, il coro, il corso sull’uso dello smartphone. Cosa dimentico? Sì abbiamo una postazione internet e alla mattina ci sono i quotidiani.

17-L’intervista la stiamo facendo qua dentro all’ambulatorio medico. Intervenite anche su questo versante?

Da anni abbiamo una collaborazione intensa con il Lions Club che ci ha procurato gli specialisti per le malattie della bocca gola, degli occhi e della pelle. Pensa che una volta gli americani hanno realizzato un documentario qua da noi sull’intervento del Lions. Adesso la pandemia ha scombussolato tutto ma riprenderemo in fretta. Inoltre, non è medicina lo so, metteremo su una sorta di “consulenza legale“ per i nostri soci.

18-E per i trasporti? Le socie, i soci arrivano tutti autonomamente?

Ho fatto un calcolo, il 70% viene in macchina, il 20% a piedi e il 10% in bici. Speriamo di ribaltare queste abitudini. Abbiamo anche un pulmino che ci ha donato la precedente amministrazione e tra l’altro con questo abbiamo organizzato al giovedì un trasporto-visita ai cimiteri di Bonisiolo e Zerman.

19-Il lavoro che fate è tutto basato sul volontariato. Fila tutto liscio?

Ti do una risposta che non vuole nascondere il problema. È una fase di stanca, non tutti sono motivati come una volta. E poi, lo hai capito, siamo anziani pieni di acciacchi, di rogne. Ecco il nostro problema è la continuità, chi si è preso l’impegno non sempre ce la fa a proseguire. Anche tra di noi consiglieri eletti. Tieni presente però una cosa fondamentale: l’iscritto al circolo non è un cliente ma è un socio che collabora, che si dà da fare. Questa è la regola.

20-É il momento dei ricordi. Dai scegli qualcuno tra le centinaia di persone che qua dentro ti hanno fatto compagnia

Sì, Aurora. è stata una collega preziosa, contabile, segretaria, sveglia, sensibile. Poi durante un’uscita è caduta, niente di apparentemente grave invece dalle analisi è saltato fuori che in testa…

[Lo blocco, non dovevo fare questa domanda, cerco di riportare il sorriso facendo il ruffiano, rifilandogli un podi complimenti].

21-Scusa, te lo domando con invidia, ma qual è il segreto del tuo attivismo senza età? Qualche sostanza chimica sospetta?

No sto perdendo colpi ma non mi lamento. L’entusiasmo è lo stesso, magari è quello che mi fa girare come una trottola.

[In effetti sento il suo telefonino vibrare incessante e nellambulatorio entrano di continuo con qualche richiesta].

22-Dai, facci partecipe del tuo giovanile entusiasmo, quali progetti hai in campo per il prossimo futuro?

Sì giovanile… Comunque sul programma trovi tutto. Ecco di mio vorrei fare una mostra sui giornali, ho una montagna di riviste, di ritagli da mostrare. Mi piacerebbe farli vedere, metterli a disposizione. Guarda qua!

[E mi mostra dei tomi pesantissimi con dentro la Domenica del Corriere, lOsservatore Romano e via discorrendo. Sono curioso e faccio lerrore di dirgli che sarei disponibile a dargli una mano].

23-Tu possiedi un archivio infinito di pubblicazioni, ritagli, ecc. , a quando una autobiografia scandoliniana?

Macché autobiografia. Vorrei invece lavorare sugli archivi, quello comunale ma anche quello parrocchiale di Zerman, sul parroco Don Sala. Adesso la piazza della frazione porta il suo nome e sono stato io ad avere quell’idea anni fa. Avevo spedito al sindaco, anzi no c’era il commissario allora, una lettera, Nessuna risposta e poi invece, sorpresa, il nome che avevo proposto è saltato fuori e….

24-Hai ragione, ho trascurato il tuo essere profondamente zermanese ma proprio non riesco a immaginarti tranquillo in un archivio parrocchiale

E invece mi piacerebbe, adesso non ho tempo ma magari tra un paio d’anni

[Spero proprio di no, Gigi ci serve così, attivo e pazzoide. Tutto questo mentre assicura al telefono una signora che sì domani lavrebbe accompagnata lui al centro diabetico].

25-Classica domanda di congedo: l’esperienza più dura?

Quattro anni fa ho avuto un momento difficile, ci sono state un paio di dimissioni polemiche, i consiglieri da nove sono scesi a cinque. Mi sono sentito sbandare. Invece poi tutto è tornato a girare e, vedi, sono ancora qui.

26-L’esperienza più gratificante qui nell’ACRA?

La cosa che mi piace di più è stare insieme alle persone del Circolo, persone che si danno da fare. Cinque stanno in cucina, due alle pulizie poi ci sono quelli che si occupano del giardino. Il corpo di ballo, il nostro coro “La vita è bella”. E tutte le altre brave e belle persone. Scusa ma dobbiamo chiudere, ti offro qualcosa.

[Sono passate tre ore. Insieme brindiamo all’intervista. La signora del bar fa uno strappo all’orario e ci versa due spumeggianti bicchieri d’acqua. Senza ghiaccio, senza limone ma con un sorriso.]

Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.