I cassonetti sono un segno di civiltà, di emancipazione dall’inquinante e indifferenziato rifiuto. Nelle nostre abitudini quotidiane secco, umido e quant’altro sono ormai sinonimo di virtù civiche e di senso sociale. Vado avanti?

I cassonetti fanno parte della nostra giornata e, parafrasando la Veritas, delle nostre certezze. E invece no. Due episodi in pochi giorni incrinano il quadro appeso.

A Mogliano sono state svuotate tutte le undici campane per la raccolta dell’olio alimentare esausto. A nulla sono valsi lucchetti posizionati sui contenitori. La banda ha agito con metodo, nel cuore della notte, aspirando l’oleoso contenuto. Come ha rivelato l’azienda che si occupa della raccolta “Servizi ecologici Brenta” non era la prima volta ed è un fenomeno criminale in crescita. Dalle nostre fritture e dai nostri vasetti alimentari si ricava una sostanza oleosa da cui si possono ottenere biocarburanti, oppure olio motore, glicerina e saponi industriali. Un altro rifiuto che diventa prezioso, un trionfo del riciclo di cui si è impossessata la malavita.

Se questo episodio fa quasi colore locale quello accaduto in via spalti a Mestre fa impressione e tristezza. Stavolta protagonista non è la verde campana dell’olio esausto ma il cassonetto metallico giallo della raccolta degli abiti usati. Se ricordate hanno un sistema di chiusura particolare, a baionetta, che serve a raccogliere e a schiacciare all’ingiù gli abiti. Uno “sdeng” secco sigla la riuscita dell’operazione e impedisce la dispersione degli abiti e delle scarpe nelle vicinanze. Un meccanismo semplice che però non ha fatto i conti con la disperazione e la povertà di un uomo che si è infilato a testa in giù nel cassonetto per arraffare qualche sacchetto. Forse ha perso l’equilibrio, forse non è riuscito a tenere aperto lo sportello basculante… forse. Sta di fatto che l’hanno sentito gridare nella notte, hanno cercato di estrarlo ma non ci sono riusciti e quella specie di serramento giallo l’ha schiacciato e soffocato.

Per recuperare il corpo hanno dovuto aprire come una scatoletta il retro del cassonetto e, mentre scriviamo, la vittima non ha ancora un nome, era “caucasico” cioè bianco, e giovane.

Queste due storie così diverse ci mettono di fronte ad uno specchio nero in cui ogni cosa, anche la più semplice, sembra rovesciarsi.

Quando mi avvicinerò, in via Torino, ai due cassonetti, giallo e verde, con la mia tanichetta dell’olio dei vasetti e con il sacchetto ben sigillato di vestiti fuori moda, sarò pensieroso.

Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.