Prologo.

La guerra in Ucraina ha riportato la storia nel dibattito politico. Si parla di seconda guerra mondiale, di Unione Sovietica, di guerra fredda ma riaffiorano anche frammenti dimenticati. Ho già scritto dellincredibile stato cosacco insidiato nel Friuli nel1944 e adesso propongo un altro spiazzante episodio praticamente sconosciuto: una regione autonoma ebraica fondata da Stalin nella sperduta Siberia.

BirobidŽan

Le infuocate parole tra il presidente ucraino Zelensky e il ministro degli esteri russo Lavrov hanno rilanciato il problema del mai sopito antisemitismo. Aggiungiamoci poi la dura reazione dello Stato israeliano che con sorpresa abbiamo scoperto essere popolato da una consistente fetta di cittadini di origine russa, un milione e mezzo circa. In questo vivace scambio di note nessuno storico ha avuto la sveltezza di ricordare la triste storia del BirobidŽan, l’oblast ebraico che si trovava ad ottomila chilometri da Mosca appena sopra la Manciuria e con una romantica stazione ferroviaria della Transiberiana.

Negli anni ’30, del secolo scorso, Stalin voleva risolvere il problema della questione ebraica ed ideò una sorta di Palestina in una remota località di confine vicino alla Cina. Una zona impervia caratterizzata da paludi ghiacciate, permafrost, montagne innevate, un postaccio insomma. Non era il primo tentativo, erano falliti già gli insediamenti ebraici in Crimea dove erano state trasferite migliaia di famiglie respinte duramente dalle popolazioni locali.

La zona chiamata BirobidŽan nome che deriva dai due fiumi che l’attraversavano, era poco appetibile e non ci fu mai una grande affluenza di ebrei russi nonostante (altra stranezza) consistenti aiuti economici provenienti dagli USA.

Ci arrivarono di sicuro ventiduemila ebrei che però stentarono ad adattarsi al duro clima è un po’ alla volta preferirono emigrare verso lo stato di Israele attuale. A nulla valsero i tentativi di incoraggiare la lingua yiddish o la costruzione di sinagoghe. Dopo la morte di Stalin negli anni ’60 la popolazione ebraica scese a quattordicimila per crollare agli attuali duemila circa.  Una minima percentuale rispetto alla popolazione locale e di questa esperienza rimangono solo i soliti monumenti celebrativi.

Storie pericolose.

La vicenda del BirobidŽan, seppure marginale, ci fa riflettere su quanto intricata sia stata la storia in quella che noi liquidiamo come “Europa centrale” o su quella della ex-Jugoslavia (altra bomba ad orologeria pronta a riesplodere in Bosnia).

In ambedue i casi è per noi sorprendente come “la storia” non sia solo un esercizio di ripasso sui libri ma sia ancora piena di cicatrici aperte che riescono tuttavia a produrre bruciature e conflitti sanguinosi. Retorica? Forse, ma ne abbiamo sentita tanta in questi giorni.

La terza puntata?

Dopo i cosacchi in Friuli, gli ebrei in Siberia parleremo di una regione scomparsa dai nostri atlanti mentali: la Galizia.  Dovera? Quando è scomparsa? A quali stati apparteneva? La capitale era Leopoli. Ricorda qualcosa?

Libri sotto l’ombrellone.

Dove gli ebrei non ci sono – Masha Gessen  ed. Giuntina 

Venti cammelli sul Tagliamento – Rosanna Rossa  ed. Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione