Lo scorso 16 Marzo, presso il l’Auditorium del Centro Sociale di Mogliano Veneto, si è tenuto il secondo incontro della rassegna “Passato per il Presente – Mogliano incontra la Storia”. Organizzato dalla locale Associazione “Omega aps” ha avuto come ospite Michela Marzano, docente di Filosofia Morale e Politica, già deputata per il Partito Democratico, giornalista e saggista. Introdotta dallo storico Daniele Ceschin e da Emanuela Niero, le scrittrice ha presentato il romanzo “Stirpe e vergogna”, libro che, in bilico tra il saggio e il romanzo, ripercorre, in modo diretto e intimista al tempo stesso, il suo percorso di scoperta legato al passato di militanza fascista del proprio nonno e dei suoi più stretti parenti.

Nel corso della presentazione, l’autrice ha messo in risalto il rapporto che intercorre tra la percezione dell’inconscio individuale e quello collettivo, in base a dei meccanismi di rimozione che, tanto più fanno parte di una misconosciuta sedimentazione dell’anima, quanto più sono destinati ad essere riconosciuti ed accettati, in quanto la loro focalizzazione implica da parte di chi li vive un senso di inadeguatezza e per l’appunto di inspiegabile vergogna che lo allontana da quella che sul piano di ogni psicoterapia riuscita corrisponde, parafrasando Carlo Emilio Gadda ad una chiara e nitida: “Cognizione del dolore”.

Infatti il romanzo, scritto in prima persona e frutto, come ha affermato la scrittrice, di un lungo percorso di analisi, ha il pregio di essere stato per lei un modo per creare uno specchio nel quale guardarsi senza i meccanismi fittizi del romanzo tradizionalmente inteso, nell’ottica di chi in modo sempre più consapevole si trova a fare i conti con un vissuto familiare, che è proprio, ma nel contempo altro da sé.

Ed è su questa falsariga che la Marzano ha dialogato con il pubblico, senza mai ricorrere alla lettura del libro, dunque  mostrando senza nessun filtro letterario quelle che sono state le tappe del suo difficile percorso di scoperta, un percorso fatto inevitabilmente di ferite tutt’altro che facili da mettere a nudo. Il punto di svolta nella vicenda di Michela, (il cui secondo nome è all’anagrafe Maria, perché dopo molte gravidanze mancate e dunque salutata da madre e famiglia come un miracolo, rispetto al quale ha dovuto cercare di fare tutto il possibile per essere all’altezza), è stata la nascita del nipotino Jacopo; che l’ha indotta a misurarsi con la sua esperienza di donna che non potendo avere avuto per varie ragioni dei figli, si è sentita in dovere di andare a ricercare le ragioni di una scelta, ma anche di una mancanza.

Cosa che in sé non ha nulla a che fare con la militanza fascista di suo nonno, ma che l’ha spinta, a realizzare in sé una ricerca, dalla quale è inaspettatamente emerso un dramma legato ad una dimensione tanto individuale, quanto collettiva dell’inconscio la cui focalizzazione è spesso concentrata sui precedenti vissuti di un individuo. E il passato che l’autrice svela di pagina in pagina è legato allo sgretolamento delle convinzioni di una donna di sinistra, per lo più deputata, che convinta di non avere mai avuto nulla a che fare con l’esperienza di una dittatura sanguinaria e legata alle leggi razziali, si trova legata a doppio nodo con questo passato, non più da un punto di vista storico, ma fortemente autobiografico, nella misura in cui, se non lei, le sue scelte e le sue convinzioni, sono parte di un preciso retaggio familiare, con il quale, forse non del tutto ignara, ma nemmeno totalmente consapevole, la pone dinanzi a delle precise rivelazioni, che deve metabolizzare all’insegna della consapevolezza. Una consapevolezza che assume inevitabilmente, nell’economia del romanzo, le coloriture, spesso grigie e cupe di una saga familiare in cui, i certificati di nascita, le tessere di partito, le foto e quant’altro ha a che fare con la memoria privata di ognuno di noi, assurge allo stato di feticcio. Ovvero di oggetto parlante in funzione dei propri vissuti. Dalla scoperta che il padre oltre a chiamarsi Ferruccio, ha tra gli altri nomi aggiuntivi quello di Benito, a quella di avere avuto un nonno che, oltre ad essere stato uno dei primi squadristi in Italia, è stato uno dei pochi magistrati epurati nel 1944, per avere inflitto punizioni di ogni genere agli oppositori, non di meno ad alcuni ragazzi di campagna, colpevoli di  stare cantando: “Bandiera Rossa”.

Memoria di un passato misconosciuto che riemerge, labilità di una memoria, che come ha puntualizzato la stessa autrice,  fa parte di uno sghembo di intendere la storia, visto che una giunta di sinistra ha recentemente inaugurato a Campi Salentina, una fontana in onore di “Don Pippi” ovvero il già citato parente della scrittrice, che era stato tra le altre cose il marito delle sorella di Achile Starace, segretario del PNF, ed organizzatore dell’ “OVRA” (Opera Volontaria di Repressione antifascista ).

Un romanzo che di pagina in pagina offre dunque al lettore il senso della contraddittorietà, ma anche della prospettiva liberatoria dal peso di un passato opprimente, e che lascia percepire in corso di lettura, oltre che il senso dell’identità narrativa di filosofi come Paul Ricoeur e dei contenuti manifesti e latenti che questo implica in quanto speculare all’individuo, il senso della scoperta interiore, che non tralascia quello che la stessa Marzano, facendo su di sé autoironia, come possibile scrittrice di gialli, un paradigma indiziario costantemente in fieri. E forse, aggiungiamo, non necessariamente distante, almeno per questo bel libro “Metagenealogia” di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa[1], nel momento in cui affermano che ogni famiglia è per l’individuo un porto franco e al tempo stesso una prigione, le cui catene sono per lo più  quasi sempre a nostra insaputa sotto il nostro naso.

Proprio come lo stesso Jung rilevava, facendo riferimento all’Arcano minore del “Due di spade”[2], simbolo che anche  in termini di lettura sincronica ovvero legata agli eventi dell’inconscio individuale e collettivo, rimanda all’idea del conflitto che si trasforma in ordine ed armonia, anche se costa fatica e dolore.

Il due di spade nell’ Edizione Rider Whaite Smith

[1] A. Jodorowsky, M. Costa: “ Metagenalogia”, Milano, Feltrinelli, 2011.

[2] C. Michael Smith: “ Jung e lo Sciamanesimo” ( l’ anima tra psicanalisi e Sciamanesimo), Torino,  Amrita, 2016.

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Docente di Lettere presso il Liceo G. Berto di Mogliano. Ha pubblicato alcuni libri di Poesie: “Emermesi” (Pescara, Tracce, 1986), “Breviari, Taccuini e Baedekers” ( Bologna, Andomeda, 1992), “Rimario d’ Oltremura” (Chieti, Noubs, 1997) e vinto qualche Premio, l’ ultimo è stato quello conferitogli dall’ “Istituto Italiano di Cultura di Napoli.” (2019) Ricercatore sonoro (rumori, parole e musica) è istruttore di Hata Yoga e tiene Workshop di scrittura creativa con i Tarocchi.