È il terzo venerdì di seguito che gli studenti manifestano. Le piazze sono gremite di ragazze e ragazze che chiedono, anzi invocano attenzione e ascolto. I collettivi fermentano, si moltiplicano le assemblee studentesche e infine si assiste a numerose proteste, alcune delle quali sono state oggetto di scontri e tensioni (per usare un’espressione carina) sulle quali nessun ministro ha proferito parola.

A gran voce vengono chiesti interventi strutturali sulla scuola a partire dal famigerato percorso di Alternanza Scuola Lavoro introdotto dalla “mitica” Buona Scuola, viene chiesta sicurezza e si contesta la mancanza di dialogo e la totale assenza di una visione sul futuro dell’istruzione.

Mentre gli studenti protestano gli adulti leggono sui quotidiani dei ragazzi morti durante i percorsi di alternanza scuola lavoro, di quello che succede in quei mesi di “formazione” e ci si chiede: ma questi percorsi servono davvero?

Serve che le ragazze ed i ragazzi siano “pronti per le imprese ed il mercato del lavoro” appena finita la scuola secondario di secondo grado? Serve che dirottino una parte delle loro energie nel sistema impresa?

Da quando il crescere ed imparare è diventato poco utile, poco fruttifero? Da quando la formazione delle persone in quanto tali è diventata secondaria all’acquisizione di competenze che un mercato può misurare e monetizzare?

Perché stiamo trasformando la scuola in un’azienda, in un conto economico senza pensare al suo compito principe? Fino ai primi anni del ‘900 non tutti potevano studiare; i moti democratici hanno permesso il libero accesso all’istruzione, sancito anche dalla nostra Costituzione.  Alla scuola è stato dato un compito centrale nella costruzione della persona. Tutti erano convinti allora, che era necessario un tempo lungo, molto lungo in cui i ragazzi e le ragazze dovessero solo formarsi, crescere ed imparare.

E allora perché stiamo tornando indietro? Perché tolleriamo che le nostre figlie ed i nostri figli sottraggano energie allo studio? Sottraggano energie ad acquisire strumenti idonei per costruire la loro persona in contesti dove la maggior parte delle volte vengono utilizzati come forza lavoro gratuita non retribuita e senza la minima possibilità di acquisizione di qualsiasi forma di competenze? Oggi il Ministro dell’Istruzione Bianchi ha dichiarato che già dalla scuola media è necessario portare i ragazzi e le ragazze nelle imprese.

Carissimo Ministro, sono molto delusa dalle sue parole. La scuola non è e non sarà mai un’azienda. La scuola è una istituzione fondante per tutti noi e perdoni la precisazione, studiare, senza alternare nessuna forma di finta acquisizione di competenze, serve.

Eccome se serve. Serve ad evadere dal “carcere dell’ignoranza”.

Scavalcato quel muro permette di capire, organizzarsi e scegliere con la propria testa senza che alcun pifferaio magico provi a raccontarci qualche “bella storia”.

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Donna lavoratrice presso un’azienda della grande distribuzione dove coordina l’area Marketing e Comunicazione. Da anni impegnata in diverse associazioni del territorio in ambito sociale e culturale, in diversi comitati genitori e attuale Presidente dell’istituto comprensivo N. Mandela di Mogliano. Tra i tanti progetti attivati “RispettiAMOci,” un percorso di educazione alle buone pratiche delle relazioni messo a punto al fine di contenere le forme di prevaricazione, discriminazione e bullismo fra ragazzi e ragazze degli istituti comprensivi di Mogliano.