Uno. Queste settimane molti moglianesi si accingeranno a fare la più desiderata delle spedizioni: andare in collina a prendere il prosecco. Qualche damigiana di nettare da dividere con gli amici, ci sarà poi la cerimonia dell’imbottigliamento seguendo i sacri canoni della luna o delle maniere personali. Cerimonie consuete, poco astemie, che tendono a sparire nelle nuove generazioni. Il bar sostituisce l’ambito familiare e gli scaffali dei centri commerciali suppliscono a qualsiasi esigenza, con la luna calante o meno.

Due. Il prosecco ha avuto un successo incredibile e per certi aspetti anche inspiegabile. In pochi anni è diventato il vino italiano più conosciuto al mondo sbaragliando nelle vendite i due concorrenti più conosciuti all’estero fino a qualche anno fa: il Lambrusco e il Chianti. Ormai li vediamo tutti e due timidamente esposti negli scaffali, nemmeno un accenno mondano, un testimonial famoso, una campagna pubblicitaria fastidiosa. Niente, solo prosecco, solo bollicine, solo il tump del suo stapparsi tra i sorrisi.

Tre. Il prosecco sta raggiungendo il traguardo del miliardo di bottiglie. Se vogliamo essere precisi nel 2021 sono state vendute 730 milioni di bottiglie e l’obiettivo dichiarato è raggiungere il miliardo per la fatidica data delle olimpiadi invernali del 26. Tutti a Cortina e tutto il mondo a sbevazzare, già adesso si calcola che due miliardi di abitanti al mondo hanno avuto a che fare con il nostro vinello. Un sapiens su quattro. Il giro d’affari con molte approssimazioni si avvicina ai quattro miliardi di euro, 3,8 si precisa. L’incremento delle vendite nel 2021 è stato del 12%, Quindi la cifra è destinata ad aumentare mentre state leggendo questo articolo.

Quattro. Calma parlare di prosecco, moltiplichiamo per tre consorzi. Sopra (numericamente) ci sta il “prosecco DOC“ che comprende il Friuli Venezia Giulia e quattro province del Veneto, rimangono fuori ai bordi Rovigo e Verona, poco male. Ovvio che la maggiore produzione arriva da questo territorio, con qualche polemica velenosa sulla sua eccessiva vastità. Bottiglie vendute? 600 milioni. Poi arriva il secondo consorzio “Conegliano- Valdobbiadene prosecco DOCG“ che comprende le colline dei quindici comuni trevigiani che dal 1969 vanta la “Denominazione di Origine Geografica Controllata. Vendute? Tra le 100 e le 107 milioni. L’ultimo ma in grossa crescita è ” l’ Asolo prosecco DOCG“ che dal 1985 contribuisce al successo di questo vino con 20 milioni di bottiglie vendute.

Cinque. Sono tanti “schei“ e tanti arrivano dall’estero. Da dove? Un’altra classifica. In testa gli Stati Uniti. A ruota seguono Germania con un aumento addirittura del 29%. Anche in Francia l’aumento supera il 20% nonostante la concorrenza interna dello champagne. Con gli inglesi i dati sono in bilico, le difficoltà con la Brexit hanno fatto registrare un calo ma già adesso la situazione migliora. E che dire della Cina? La potenza asiatica ha riconosciuto il prosecco come indicazione geografica tipica, un passaporto per ulteriori vendite che già adesso si attestano alla notevole cifra di 1,35 milioni di bottiglie. Quindi riassumendo tanti “schei”. Ed è ovvio anche qualche problema.Tante contraffazioni e tante cause legali (135) con vini o nomi usati impropriamente. Tutti ricordano la vertenza difficile con il “Prosek“ croato ma già molti hanno dimenticato le orribili lattine di improbabile prosecco apparsi nei pub inglesi un paio di anni fa.

Sei. Alleggeriamo e poi affondiamo. Leggeri: perché il prosecco piace? Perché è fresco, allegro, lo puoi aggiungere dove vuoi, lo bevi fuori pasto, funziona come aperitivo però puoi pasteggiare con tutti (ehm quasi) i piatti. Altro? É percepito come giovane, Come fosse una bibita più che vino, le ragazze, i ragazzi lo usano negli spritz, mescolato e mascherato sembra inoffensivo. Tutto bene dunque? No.

Sette. Il successo mondiale ha un prezzo. Accenniamo qui solo a tre aspetti senza per forza essere dopo essere additati come invidiosi sociali. Prima faccenda. Il capo degli ispettori ONU ha mandato i suoi strali per l’inquinamento da pesticidi usati nella coltivazione del prosecco. Nello stesso allarme si denuncia il disastro del PFAS nei 30 comuni veneti e la mancata bonifica dei fanghi industriali di Marghera. Mettere nella stessa pentola PFAS, Marghera e pesticidi per le viti è inquietante.

Seconda faccenda. Legambiente denuncia come la proliferazione di viti nelle zone golenali del Piave sia di fatto un ostacolo allo sfogo naturale delle acque in caso di inondazione. Inoltre, gli ettari destinati al prosecco di fatto vengono sottratti alla vegetazione spontanea, non solo vicino al fiume ma anche nei residui spazi liberi, collinari o meno. Terza faccenda. Monocultura. Prosecco, solo prosecco. Tutto viene coltivato con questo scopo depauperando di fatto le varietà non solo enologiche ma di tutta l’agricoltura. Si ripete quindi quello che era successo un tempo per il mais, per la soia.

Otto. Concludiamo questo breve frizzante viaggio ricordando che anche la regina Elisabetta beve il prosecco. Il tabloid Mirror segnala che sua maestà allieta le sue ore servendosi di mini-bottiglie da 20 cl di prosecco extra dry provenienti da Campodipietra-Salgareda con una gradazione alcolica di 11° al modico prezzo di 15 sterline a bottiglietta (a spanne 90€ al litro).

Tra un paio di settimane andrò con mio cognato da Abele (84 anni) a Santo Stefano di Valdobbiadene e quest’anno tratterò duramente sul prezzo. L’anno scorso eravamo sui 2,20 € (al litro non alla bottiglietta). Sarà dura.