Dopo lo scampato pericolo dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica che con ogni esito diverso avrebbe fatto saltare il banco, con pericolose e (ahimè) prevedibili conseguenze, eccoci riprendere il passo del PNRR, il cosiddetto Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Benedetta Europa! Grazie alla cospicua pioggia di miliardi che saranno riversati sull’Italia, se faremo bene le cose, i partiti si sono messi zitti e buoni dietro al faro di Draghi, malgrado che incombano le prossime elezioni, per raggiungere almeno il traguardo del 30 giugno 2022. Nessuno è così incosciente dal chiamarsi fuori, in previsione dell’opportunità di intestarsi – guarda caso – il merito di riforme vitali per i cittadini. Appunto entro il primo semestre si dovranno avviare ben 15 riforme definite e 30 interventi di investimento, senza i quali si perderebbero inesorabilmente i fondi previsti. E come direbbe un Dante meno spirituale, sappiamo il danaro è l’amor che move il sole e l’altre stelle.  Dunque tutti a testa bassa a lavorare per gli obiettivi. È una sfida pesante, ma necessaria. A quei connazionali politici, o comuni cittadini, che hanno creduto (o credono ancora) nella forza del cosiddetto sovranismo, isolando l’Italia, è bene ricordare che l’Europa esiste anche come regolatore e facilitatore per l’ottenimento dei diritti dei popoli contro le prevaricazioni, quando i singoli stati sono invischiati, specie per beghe politiche, in un immobilismo talvolta furbo, talvolta frutto di incapacità. È dunque opportuno che mettiamo il naso per guardare a ciò che prevede il PNRR.  Se prendiamo ad una ad una le riforme che ci attendono, risulta evidente la svolta, altrimenti impossibile, che inciderà sulla vita dei cittadini: non si tratta di disposizioni astruse.

È sciocco e del tutto fuorviante continuare a parlare dei “compitini che ci chiede l’Europa”: l’Europa siamo noi. Noi che dobbiamo uscire vivi dall’inquinamento ambientale, noi che abbiamo bisogno di toglierci dalla gola il nodo scorsoio dell’evasione fiscale, noi che vediamo come un miracolo lo svolgimento di regolari processi civili che si chiudano almeno col 40% in meno di tempo sprecato inutilmente. Noi che vogliamo avere valorizzato il nostro vero petrolio: la cultura ed il turismo, attraverso anche il recupero dei nostri borghi e dei paesaggi rurali, dei giardini storici. I fondi del PNRR, punto per punto, prevedono lo sviluppo di una cosiddetta economia circolare per il recupero delle materie prime e ne diminuisca lo scarto che avvelena il territorio. Il piano chiede disposizioni precise, non solo affermazioni, contro l’avvelenamento della terra. Sono stabiliti investimenti nella cultura del cambiamento climatico e ambientale, per prepararci consapevolmente. Richiede di riprendere attivamente gli investimenti nell’edilizia pubblica per diminuire il costo degli affitti alle famiglie più disagiate. E finanzia progetti per l’alloggio anche temporaneo a persone che non sono in grado di permettersi una dimora fissa. Il PNRR inoltre darà il via ad una completa mappatura di tutti gli insediamenti abusivi, come le baraccopoli, specialmente dove si insediano i lavoratori dell’agricoltura migranti e che sono diventati dei veri ricettacoli di degrado sociale e malavita, per successivi interventi. I nostri Comuni potranno disporre di investimenti per rigenerare le zone socialmente degradate. Nel campo dell’energia, dove il nostro Paese è scarso, solleciterà la ricerca per sostituire i combustibili fossili e sviluppare nuovi tipi di batterie e accumulatori, mentre, specie nell’industria, è previsto l’impiego di idrogeno verde. L’Italia è un paese geologicamente fragile e dunque il programma chiede di alleggerire la burocrazia, per consentire interventi che ci difendano dal dissesto idrogeologico. Richiede di provvedere a rendere più veloce e adeguata la nomina degli insegnanti, e prevede di trasformare 100.000 classi tradizionali in altrettanti moderni connected learning environments (n.d.r.: scusate l’abuso dell’inglese, ma sono così definiti), dotandole di dispositivi informatici, connessioni internet veloci e laboratori: non c’è futuro senza un ricambio generazionale all’altezza. E per la ricerca e l’innovazione stabilisce di finanziare progetti italiani e paneuropei in tre settori tematici essenziali, quali: quantistica, materiali avanzati, fotonica, scienze della vita, intelligenze artificiali, transizione ecologica. Sono concrete nuove opportunità, anche per trattenere nel ns. paese le giovani intelligenze che provocano lo sviluppo. In campo sanitario vede la promozione di almeno 1350 Case della comunità, cioè di strutture socio sanitarie per l’assistenza pubblica della popolazione, dotate di personale specializzato, ove prendersi in carico la salute della gente. Nasceranno anche i primi investimenti in telemedicina: l’obiettivo è quello di consentire, specie alle persone anziane oltre i 65 anni, o malate, di poter rilevare a casa propria i dati essenziali e così consentire ai medici di monitorare e predisporre le successive cure. Invertendo la corsa alle strutture private, si prevede la costruzione di 400 ospedali di comunità per prestare le prime cure nei comuni sprovvisti…

E se tutto questo vi sembra ancora poco, aggiungo la riforma della Pubblica Amministrazione, volta a dare efficienza al sistema, introducendo criteri per la selezione e formazione del personale; tra l’altro il PNRR stabilisce di creare una piattaforma per le assunzioni, basate sul merito e non su conoscenze personali;

La riforma del sistema degli appalti pubblici e concessioni: è un capitolo importante per ottenere trasparenza ed economie di scala; la riforma dell’amministrazione fiscale è un altro passo verso la lotta all’evasione fiscale, all’omessa o incompleta fatturazione, anche attraverso il collegamento delle banche dati.

Come potete qui leggere “i compitini che ci chiede l’Europa” sono giusto quelli che ogni cittadino di buon senso richiede per la nostra vivace ma complicata Italia: tutti noi siamo consci che all’interno di tali grassi finanziamenti si annida il pericolo che essi vengano resi sterili dall’ingordigia delle mafie, come si è verificato in troppi casi con il famoso bonus 110% edilizio. Ma parafrasando le parole di Humphrey Bogart, dico: questa è la vita vera, bellezza! Alla società compete di combattere con le armi della giustizia, senza farsi prendere la mano da un pessimismo cosmico che sarebbe letale.

Se qualcuno è interessato ad approfondire le tematiche cui ho in precedenza accennato, segnalo uno schema molto agevole che permette a tutti un’informazione di base, necessaria, su ciò che sta per succedere, consultando in rete, al link http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/BI0255.pdf?_1644689728960

Dunque, invito senza pregiudizi all’ottimismo: esattamente questo “ci chiede L’Europa” in cui vogliamo credere. Proprio l’ottimismo ed il senso positivo dell’avventura, ben preparata, sono le doti che i giovani usano per superare le difficoltà, quando gli anziani rinunciano ad affrontarle, gravati dal pregiudizio della propria precedente negativa esperienza: ciò giova in modo ancor più vitale al futuro del nostro bel Paese, in via di irreversibile spopolamento, ma ancor ricco di risorse creative da non sprecare.

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Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.