I sistemi democratici rappresentativi sono in crisi, ormai da diversi anni. I sintomi più evidenti sono l’inesorabile declino dell’affluenza (tanto per le elezioni politiche quanto per le amministrative), l’ascesa del populismo, il crollo della fiducia nelle istituzioni democratiche.

Per noi la causa è da attribuire prima di tutto al sempre maggiore scollamento tra gli interessi della popolazione e quelli dei parlamentari che la rappresentano. Per esempio, vediamo i colossi delle industrie dei pesticidi e degli allevamenti intensivi plasmare la Politica agricola comune dell’UE, oppure vediamo, negli Stati Uniti, le aziende dei settori estrattivi che – quasi letteralmente – comprano i voti dei senatori per bloccare la manovra finanziaria che avrebbe favorito la transizione energetica.

Verrebbe abbastanza spontaneo pensare che la soluzione sia ri-avvicinare i politici ai cittadini. Questo però comporta diversi rischi: lo vediamo quando i leader politici parlano “alla pancia” della gente. “Avvicinarsi alla popolazione” è interpretato come “ricorrere a qualsiasi mezzo per aumentare il consenso”. Questo perché i nostri rappresentanti hanno un vincolo ineluttabile: devono prima di tutto preoccuparsi di essere rieletti.

Per questo noi chiediamo invece di ri-avvicinare i cittadini alla politica.  Come? Dando a loro la parola, ovvero istituendo assemblee di cittadini a livello nazionale.

Cioè?

Spiegare in modo esaustivo come funzionano le assemblee di cittadini in poche righe è impossibile, voglio comunque provare a dare giusto qualche riferimento.

Innanzitutto, i membri delle assemblee di cittadini sono estratti a sorte tra tutta la popolazione (cosa?!??).

Ebbene sì, e questo è fondamentale per evitare che tutte le decisioni spettino solo ad una minoranza (la minoranza di chi ha più tempo per dedicarsi alla politica, o di chi detiene maggiore potere economico, per esempio). L’estrazione è a campionamento stratificato, cioè si svolge in modo da avere un campione il più rappresentativo possibile della società (per genere, età, istruzione, reddito, provenienza…) con lo scopo di raggiungere soluzioni il più condivise possibili.

Come si svolgono, nel concreto?

Si sceglie un tema di interesse generale, meglio se particolarmente divisivo (la transizione ecologica, le nozze gay ecc.) e si convoca qualche centinaio di cittadini per discuterne, durante alcuni fine settimana. Non si inizia subito con le discussioni, però. Prima vi è una importante fase di informazione e confronto: vengono invitati esperti, portatori di interesse e amministratori a presentare la propria visione su quello specifico problema, con la maggiore pluralità possibile. Successivamente i cittadini cercano di elaborare proposte condivise, lavorando in tavoli da circa dieci persone, aiutati da facilitatori. I facilitatori fanno in modo che ciascuno riesca a esprimersi in egual misura, e agevolano il passaggio dalle idee alle proposte concrete. I risultati ottenuti possono essere usati in due modi: inviati al governo, per essere discussi e attuati, oppure inviati ai cittadini per indirizzarli nelle votazioni ai referendum.

Se siete venuti a sapere per la prima volta dell’esistenza delle assemblee di cittadini, potreste essere comprensibilmente ancora scettici. Vediamo quindi di presentare alcuni esempi recenti di assemblee di cittadini effettivamente realizzati.

In Irlanda, paese cattolico che vietava l’aborto nella sua costituzione, sono state legalizzate le nozze omossessuali e l’aborto con oltre il 60% dei voti favorevoli. Si è ottenuto questo risultato soprattutto grazie ai suggerimenti delle assemblee, dove i cittadini avevano avuto modo di confrontarsi con visioni e interessi molto diversi: questo confronto ha portato oltre l’80% dei partecipanti a convergere su un voto favorevole.

In Francia, Belgio, Regno Unito, Finlandia e recentemente in Spagna si sono tenute assemblee di cittadini per trovare soluzioni eque per affrontare la crisi climatica. Tra le proposte approvate a larga maggioranza: chiusura dei centri delle città alla circolazione delle auto, aumento della tassazione sulle emissioni, disincentivi a prendere l’aereo e all’acquisto di SUV.

Chiariamoci: le assemblee di cittadini non vanno considerate come una panacea, ma, dagli esempi che abbiamo visto, possiamo esser certi che porterebbero un grande miglioramento alla nostra democrazia. Vista la situazione in cui ci troviamo, vale davvero la pena provare.

Per questo vi invitiamo a FIRMARE per la proposta di legge del comitato “Politici per Caso”. Il nostro gruppo ha tenuto un primo banchetto di raccolta firme questo sabato 18 dicembre. Il nostro obiettivo è raggiungere le 150 firme qui a Mogliano, per cui ripeteremo la raccolta indicativamente il prossimo mese (per restare aggiornata/o visita https://www.fffxrmoglianoveneto.it/assemblee-di-cittadini-ora/).

È inoltre possibile firmare online (https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CLIMA).

Per informarsi sull’argomento lasciamo un po’ di materiale per approfondire.

Comitato Politici per caso

Cappato: “Fiasco Cop26 colpa dei governi, servono Assemblee dei cittadini estratti a sorte”

Altreconomia: la sorte della democrazia

Azioni di extinction rebellion per chiedere le assemblee di cittadini

Guida sulle assemblee di cittadini realizzata dal movimento Extinction Rebellion

 

Libri:

La democrazia a sorte. Ovvero la sorte della democrazia. AA.VV.

Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico. di David Van Reybrouck

Rebooting Democracy: A Citizen’s Guide to Reinventing Politics di Manuel Arriaga

The End of Politicians: Time for a Real Democracy di Bret Henning

 

Mi chiamo Samuele, ho 20 anni, vivo a Mogliano e sto frequentando la facoltà di ingegneria per l’ambiente a Padova. Ho frequentato il liceo scientifico G. Berto. Da un anno sono attivista nel gruppo Fridays For Future e “Ribelliamoci all'estinzione” Mogliano. Ho iniziato alla scuola media ad informarmi su alcuni problemi ambientali, ma oggi ho capito come essere informati non sia più sufficiente; per me infatti l’attivismo è l’unico mezzo per alleviare la mia frustrazione per la spregiudicata distruzione della natura e l’incertezza del futuro.