Lo scorso 2 Dicembre, presso il Centro Sociale di Mogliano Veneto è stato presentato nell’ambito della manifestazione “Geostorie”, organizzata dalla locale Associazione “Omega aps” il libro di Valerio di Donato: “Le fiamme dei  Balcani” (Edizioni Oltre), nel corso del quale l’autore, presentato da Maurizio Grazio, già Preside del locale  Liceo “G. Berto”, si è soffermato sulle principali tematiche di un’opera che vuole proporsi nella sua veste romanzesca, come un resoconto in bilico tra realtà e finzione di quelli che sono stati i drammi, peraltro ancora non  sopiti, della guerra nella ex Jugoslavia.

E’ infatti sullo sfondo della guerra svoltasi dal 1991 al 2001 tra  Serbia, Croazia e Kosovo, e  in misura minore tra Slovenia e le altre regioni della Federazione  che viene narrata la vicenda del Prof. Antonio “Toncia” Fabris, che dopo essere tornato nel vivo della ex Jugoslavia si trova a fare i conti con un passato, che si tinge nel mentre della narrazione di giallo e noir, senza  assumere però nel corso della trame le caratteristiche di questo genere.

Nella misura in cui lungo quest’asse narrativo si innesta la storia d’amore tra Ivan Markovic e Mirna Vukic, con modalità che sul piano della sintesi della trama vanno dentro e fuori dal romanzo storico strettamente inteso. In quanto le vicende private rimandano con una scrittura  sospesa tra visione  di superficie e di profondità a tutto quello che  tuttora risulta irrisolto nell’ambito del conflitto serbo- bosniaco,  con delle dinamiche che  coinvolgono i momenti più significativi  della storia del ‘900 in quei territori, rispetto ai quali, l’identità di frontiera di Trieste ha svolto da cassa di risonanza con il non meno irrisolto dramma delle Foibe alla fine del secondo conflitto mondiale, non senza riferimenti alla prima delle due guerre e alla crisi dell’ impero ottomano.

Nel romanzo, dunque, l’autore sublima la folta materia di carattere documentario e storico messa in gioco, in dei personaggi che, nella loro natura di più o meno fittizia saga familiare, sembrano a tratti soffocati dagli eventi e dalle circostanze narrate, per poi tornare a muoversi in modo agile ed efficace lungo il filo narrativo della trama.

Una trama caratterizzata dal continuo spostamento del punto di vista, in base ad un’ottica che assolutamente ancorata alla rivalutazione dell’uomo, strizza ben poco l’occhio agli incensi ideologici, che vengono percepiti, nell’ ottica di Di Donato, come dei pericolosi ordigni funzionali allo scatenamento della dimensione bestiale, propria degli eventi narrati.

Sono eventi che fanno percepire non di meno il senso del tragico, proprio di chi vive l’assuefazione alla guerra, quando la moglie del protagonista gli chiede: “Perché questi tre hanno la faccia da funerale, Antonio? Non dovrebbero essere contenti ora che la guerra è finita per davvero? E sarai finalmente contento anche tu o no? Passami un sorso d’ acqua, per favore, devo prendere la mia dose di Imatinib.” È il dramma della difficoltà di riadattarsi alla normalità, di riuscire a dire dal profondo dell’anima, che il conflitto è finito.

Premesso che non è questa la sede migliore per parlare di quelle che già Freud definiva le “nevrosi di guerra”, questo libro offre anche in tal senso più di uno spunto di riflessione rispetto al quale la storia d’amore di Ivan e Mirna rappresenta il simbolo del superamento dell’odio etnico, e dello scioglimento dei conflitti tra due famiglie di diversa tradizione culturale e religiosa.

È in questo girotondo di vicende che la trama volge ad un finale in cui viene voglia di pensare ad un album dell’ex chitarrista dei CCCP[1] Massimo Zamboni, dedicato alla della ex Jugoslavia ed in titolato non a caso: “L’inerme è imbattibile”[2],  ed è proprio questo forse il modo migliore per salutare un libro decisamente interessante per i contenuti e lo stile. Non senza ricordare per i personaggi di Ivan e Mirna questi versi del poeta russo Eugenij Evtusenko (quello di: “Arrivederci Bandiera Rossa”, per intenderci), tratti dalla lirica: “Amore rivoluzionario”:

Niente passi oltre la parete tu ed io soltanto // difficile per lui stare tranquillo, gli agenti erano lì accanto e forse lo avrebbero preso e poi sapeva, oltre la notte c’ è il giorno… // Qualcuno con odio spiava le loro nudità dalla finestra l’epoca guardava come un agente capo// Perché due, stando insieme sono già umanità[3].

Massimo Zamboni durante l’esecuzione del brano: “Nel Mattino estremo” il cui link viene qui proposto

 

 

 

 

[1]CCCP – Fedeli alla Linea sono stati un gruppo musicale punk rock italiano attivo dal 1982 al 1990, considerato tra i più importanti e influenti nell’Italia degli anni ottanta. I loro testi e la loro musica hanno influenzato e ispirato diversi gruppi musicali italiani nei decenni successivi, tra cui Le luci della centrale elettrica i Linea 77  i Management, i Marlene Kuntz, i Massimo Volume, i Ministri, gli Offlaga Disco Pax e altri artisti del rock alternativo I loro brani sono inoltre stati eseguiti da artisti quali Modena City Ramblers, Subsonica, Nada, Jolaurlo, La Crus, Tre Allegri Ragazzi Morti, Bologna Violenta e Gianna Nannini.Autodefinitosi un gruppo di “musica melodica emiliana” e di “punk filosovietico”, vennero fondati nel 1982 a Berlino, dall’incontro tra il chitarrista Massimo Zamboni e il futuro cantante/leader del gruppo Giovanni Lindo Ferretti, entrambi originari della Provincia di Reggio Emilia, e si sciolsero in Italia nel 1990, in contemporanea alla riunificazione tedesca, dopo avere incluso nel gruppo alcuni ex componenti dei Litfiba.
[2] M. Zamboni: “ Nel Mattino estremo
[3] E. Evtusenko: Poesie d’ amore, Roma, Newton Compton, 1989.
Docente di Lettere presso il Liceo G. Berto di Mogliano. Ha pubblicato alcuni libri di Poesie: “Emermesi” (Pescara, Tracce, 1986), “Breviari, Taccuini e Baedekers” ( Bologna, Andomeda, 1992), “Rimario d’ Oltremura” (Chieti, Noubs, 1997) e vinto qualche Premio, l’ ultimo è stato quello conferitogli dall’ “Istituto Italiano di Cultura di Napoli.” (2019) Ricercatore sonoro (rumori, parole e musica) è istruttore di Hata Yoga e tiene Workshop di scrittura creativa con i Tarocchi.