Traendo ispirazione dalla Vita nuova l’attore Virginio Gazzolo, premio Dante-Ravenna nel 2013, presta la propria maestria di interprete alla parola dantesca.

Lo spettacolo “Le oscure qualità ch’amor mi dona” offre l’opportunità di ascoltare insieme Dante con tutta la sua umanità, tormentata, dubbiosa, ma sempre  desiderosa di conoscenza.

Nell’anno dei festeggiamenti per il settecentenario della morte di Dante Alighieri, la parola dantesca risuona più che mai per trasmettere un messaggio di bellezza e serenità.

In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, Dante ci invita a riflettere  sull’uomo, sui suoi limiti, sul suo senso di agire, sull’amore.

Virginio Gazzolo, accompagnato da suggestive videoproiezioni realizzate da Federico Cautero direttore creativo della 4DODO, darà voce ai passi più significativi de la Vita nuova, opera giovanile redatta probabilmente fra il 1292 e il 1295, in cui Dante ripercorre idealmente la storia del suo amore per Beatrice, dall’infanzia fino a poco dopo la morte di lei.

Il racconto è scandito dall’alternanza fra brani in prosa e composizioni poetiche, dedicate a “colei che è stata mandata da cielo in terra a miracol mostrare”.

Si tratta della storia di una penosa malattia d’amore risoltasi nell’acquisizione di una nuova consapevolezza di sé e della natura del proprio sentimento.

Con la visione finale di Beatrice nell’alto dei cieli, la Vita nuova si chiude con il proponimento del poeta di non scrivere più di lei finché non sarà in grado  di scrivere un’opera tale che non sia stata scritta mai per  altra donna.

Dietro questo finale si scorge un progetto ambizioso che per Dante si sarebbe precisato, di lì a qualche anno, nella Divina Commedia, dove il poeta avrebbe affrontato l’ascesa salvifica attraverso il Paradiso scortato proprio dall’anima dell’amata Beatrice.

In quasi settant’anni di mestiere ho avuto la fortuna di rivivere i casi di centinaia di personaggi: Miles gloriosus e Anfitrione nelle commedie plautine; Tieste nella latina tragedia; Agamennone per Alfieri; il Padre nel dramma di Strindberg e il padre nei Sei personaggi – e per Pirandello anche il mago Cotrone nei Giganti della montagna; il mago Cipolla per Thomas Mann, e il suo Savonarola in Fiorenza; Lutero per Osborne; Mefistofele nel Faust di Goethe; Sigismondo nella Vita è sogno di Calderon; per Shakespeare Tito Andronico, Prospero nella Tempesta e Malvolio nella Dodicesima notte; capitan Ulisse per Savinio; Kean per Dumas; Galileo e il Precettore per Brecht; Sciosciammocca in Miseria e nobiltà; Vladimiro in Aspettando Godot e Hamm in Finale di partita; Edipo per Seneca e Edipo a Hiroshima di Luigi Candoni, poeta e drammaturgo friulano, troppo dimenticato: era il1964….

E tanti altri personaggi, guidato con paziente amorevolezza dai nostri più bravi registi; per tutti, ringrazio qui Giuseppe Emiliani, ricordando le nostre ultime fraterne imprese: La collina di Euridice di Paolo Puppa, L’attore  di Mario Soldati, Se no i xe mati no li volemo di Gino Rocca, L’Ecclesiaste (spettacolo prodotto e realizzato dal Teatro Busan di Mogliano Veneto e 4DODO)… e ora questo omaggio a Dante, nostro contemporaneo…” –Virginio Gazzolo-