6 December, 2021
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Giovanni Maggiore o della Multiformità del Suono

Stefano Stringini intervista Giovanni  Maggiore in arte “ Giuvazza”

Giovanni Maggiore, in arte “Giuvazza” alla rassegna “Musicultura di Macerata-Recanati

Una presenza  decisamente importante nella musica di Eugenio Finardi  nell’arco  di quest’ ultimo decennio è sicuramente il chitarrista Giovanni  Maggiore in arte “Giuvazza”, torinese, classe 1981, Maggiore si propone come un musicista  multiforme, tanto sul piano delle collaborazioni musicali  (oltre che con Eugenio Finardi, con artisti come Alberto Fortis, Niccolò Fabi, Max Gazzè, Manuel Agnelli, Max Casacci  e molti altri), quanto su quello di Sound design e degli spot pubblicitari, dimostrando che la creatività quando è autentica può anzi deve essere  anche al servizio del  mercato.

“Collaboro -puntualizza prendendo la parola- con Finardi dal 2011, personalmente penso di non avere contribuito alla crescita del sound di Eugenio, penso invece di avere contribuito, anche per questioni anagrafiche, a fargli venire un po’ la voglia di scrivere musica nuova. Penso di essere un amico e un compagno di viaggio sul piano della ricerca sonora e della condivisione delle scelte, siamo sempre in costante contatto e confronto su ciò che esce di nuovo. Insomma, prestiamo entrambi una grande attenzione alla musica e non solo a quella che portiamo sul palco. Ci è capitato spesso di scrivere e incidere insieme, sulla falsariga dello scambio di idee.

Tu spazi tra vari generi.

“Io nasco rockettaro, ma amo un po’ tutto, dai Led Zeppelin alla musica africana indiana ecc… mi piace l’idea che i generi musicali dialoghino tra di loro, anche nella prospettiva di creare qualcosa di veramente nuovo, cosa tutt’altro che semplice. Ma non impossibile. Con Eugenio abbiamo creato spesso nuove sperimentazioni, cercando di farle convivere in armonia”.

Oggi va molto di moda il riuso delle basi cosa pensi della moda Rap Trap ecc.?

“Credo che sia un linguaggio che in realtà esiste da decenni, anche se di fatto è cambiata decisamente la formula. Negli anni ’60 molti artisti hanno preso idee che già esistevano e le hanno rielaborate, in verità credo che ciò che è stato ascoltato quarant’ anni fa, possa se riscoperto ed eseguito oggi, portare il brano a una nuova vita ed è una cosa assolutamente preziosa per chi lo ascolta. Un vantaggio per tutti, insomma, non di meno   per i producer, e per gli autori della canzone originaria, che così possono essere riproposti e   raggiungere il grande pubblico”.

Hai mai fatto album solisti?

“Ne ho inciso uno nel 2017, ed è stato un Album di canzoni dal titolo bizzarro “Nudisti al sole”, che è stata una mia esperienza, legata ai bisogni di essere un chitarrista che si accompagnava con la voce. Mentre invece, nella veste di producer ho collaborato anche con altri artisti, firmando come si fa adesso il lavoro come produttore.  Poi ho pubblicato l’anno scorso un lavoro che si chiama “Mali marittima”, ed è stata la mia ultima esperienza come cantante, perché da questo momento in poi voglio solo comporre e dedicarmi alla ricerca sonora”. Sto infatti preparando un nuovo lavoro, sperimentale sulla voce, legato alla musica indiana e ai mantra.

Tu lavori anche per la pubblicità un settore non meno creativo per la musica.

Assolutamente, ogni ambiente della musica, ti permette di sviluppare idee ed immagini in funzione del suono, esattamente come quando scrivi o arrangi delle canzoni. La sfida nel settore pubblicitario consiste nel misurarti con dei dati oggettivi che ti vengono richiesti, e che non puoi disattendere, mettendoci, anche qui del tuo. La musica è fatta di milioni di linguaggi, più ne conosci, più stai bene.

Tu sei anche Endorser della Gibson Italia, cosa ci dici per concludere del mercato attuale delle chitarre e quale marca  consigli ad un principiante?

“Comincio dall’ ultima domanda, una chitarra assolutamente economica, che non faccia svenare i genitori, anche se devo dire che mi capita di avere giovani allievi che vengono con chitarre molto costose, proprio più per la gioia dei genitori che per loro scelta. Questo ti impedisce di capire sino a che punto tu desideri suonare per potere, di conseguenza, comprare uno strumento migliore in funzione del tuo studio e dei tuoi interessi. Si insomma perdono il senso del premio e anche del divertimento”.

Progetti con Eugenio?

 “Ancora qualche data e poi ricerca in studio, sperando di trovare qualcosa di buono per noi e per i gusti del pubblico”.

Eugenio Finardi e Giovanni Maggiore in Concerto

 

Brani di Giovanni Maggiore in arte “Giuvazza”

Nudisti al Sole

Mali Marittima