6 December, 2021
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Eugenio Finardi: “A Oriente del Rock Multiforme”.

Intervista rilasciata da Eugenio Finardi a Stefano Stringini qualche giorno prima del malore.

È stato un periodo decisamente denso di impegni per Eugenio Finardi che, reduce dai concerti estivi con la sua band, per intero o in formazione ridotta, ha dato il via lo scorso 28 agosto, a un   nuovo progetto in anteprima nazionale che ha per titolo: “Euphonia”, esibendosi presso il Teatro “Savoia” di Campobasso, con   duo composto da Raffaele Casarano ai Sassofoni e Mirko Signorile al piano. Un progetto che, dopo questa serata molisana, inclusa nella rassegna: “Sonika Poietica” ha subito raccolto ampi consensi ed una nuova serie di date, che lo vedranno impegnato sino alla fine di novembre. Si tratta di uno spettacolo nel corso del quale il celebre Rocker italo- americano (sua madre Eloise Dengering era una celebre e apprezzata cantante lirica) mette da parte la chitarra elettrica e le sue canzoni, per indossare i panni non meno congeniali del “Crooneer”, rivisitando in chiave intimista e densa di sfumature poetiche i suoi brani più celebri, non senza qualche piacevole e inedita sorpresa. Ma non è questa la sola novità per il funambolico cantante, che gioca ad andare al di là dei Leonard Cohen, dei Tom Waits e, forse dei vari Jacques Brel. È infatti prevista per il prossimo 28 novembre la ristampa, per la “Warner Italy” di “Finardi” disco del 1981, molto Rock e all’ epoca molto avanti, sia per la freschezza acida e distorta delle chitarre, che per la grande energia della band che lo accompagnava. Sia per il non meno “avveniristico” uso del computer, che per i testi scritti a quattro mani con Valerio Negrini. Il celebre paroliere dei Pooh, purtroppo scomparso nel 2013.

Pubblichiamo questa intervista rilasciataci da Finardi qualche giorno prima del malore che lo ha colto mentre si stava recando e Brindisi, per esibirsi in una delle serate del Minitour di “Euphonia”.

“Sono molto contento -commenta- perché avrebbe dovuto essere il mio primo album per il mercato inglese, anche per gli ottimi musicisti che vi hanno suonato, a partire dal chitarrista Lee Fenwick e dal tastierista e produttore Mike Moran.  Ero andato a Londra, tra l’altro in quel viaggio ho incontrato Paul Mc Cartney, per fare delle audizioni e dopo ero tornato   in Italia, al Castello di Carimate per registrare questo disco, come già detto assolutamente rivolto al mercato estero, a partire dal titolo “Secret Street”, che sarebbe poi uscito in questa versione sul Mercato italiano circa un anno dopo.  Senonché la casa discografica: “Fonit – Cetra” ci convinse di fare prima una versione per il mercato italiano.  Dovetti modificare ovviamente alcune cose, riprese e poi proposte per   quello angloamericano. In questo modo ebbi il piacere e l’onore di collaborare   con il grandissimo Valerio Negrini. “Finardi” è un disco compiuto e coerente, nel suo essere un corpus unicum, anche se forse uno dei più trascurati della mia produzione, per tanti anni infatti non fu ristampato nemmeno in CD. È un disco potremmo dire “rimosso” dal mercato, ma che viene ora riproposto perché presenta suoni e contenuti di grandissima attualità”.

Copertina del disco, realizzata da Mario Convertino, in cui il volto di Finardi è celato da una chitarra Exile Custom, creata per lui da Roberto Milanesio della Glass Master

C’era anche un intervento di Lucio Dalla in “Valeria Come stai?”

“Si, Lucio stava registrando nella sala accanto, venne a trovarci, e fece un bellissimo intervento con il suo clarinetto, era il periodo in cui metteva lo scuzzetto di lana, ho un bellissimo ricordo di lui, della sua sensibilità e della sua capacità di sapere trasformare   in musica qualsiasi cosa, riuscendo a esprimerla senza pregiudizi”.

Di Valerio Negrini, paroliere e poeta in senso assoluto invece cosa ricordi?

“Sicuramente il nostro modo di lavorare, lui era una persona straordinaria, di una generosità incredibile, e quando mi trovai a tradurre queste canzoni avevo anche delle idee, su cosa volevo dire, insomma lavorammo a quattro mani ed in stretta sintonia, anche perché abitavamo vicini, a Carimate, nel comasco, vicino al Castello dove c’era la sala di incisione e abbiamo proprio cesellato questi testi nel minimo dettaglio. E se pensi che li abbiamo scritti tra il 79 e l’80 ci sono pezzi che sembrano scritti ieri, a partire da “Computer”, e allora i computer erano proprio all’inizio della loro, purtroppo, anche devastante opera di “civilizzazione tecnologica”. Nel brano “Trappole” c’era invece un uso molto particolare dei sequencer che ora non sarebbe più possibile realizzare, perché si era ancora in una fase di passaggio in cui non si preconfezionava musica con i mezzi informatici.”

Alcune immagini di Valerio Negrini

C’era anche “Oltre gli anelli di Saturno” che era un pezzo non meno straordinariamente avveniristico, forse psichedelico?

“Si anche se questa   dimensione si trova più nel brano “E le stelle stanno ad aspettare”, direi che “Finardi” è un disco alchemico perché   inizia con “Trappole” sotto terra, in un underground dove vive questa donna, che è una “gatta madre… nei sotterranei della città”, e finisce con le stelle dove  “Basta un attimo per ridare il contatto  la porta del cosmo si spalancherà del tutto…e noi cuccioli strani voleremo sui nuovi mondi”

Atmosfere molto “beatnik”, un po’ da figlio dei fiori…

“Beh, è ancora un po’ la mia dimensione. Non l’ho mai persa di vista, cultura orientale inclusa, anche se non spiritualista come Claudio Rocchi e Paolo Tofani, ma anche se assolutamente laico ho una mia spiritualità, assolutamente vicina all’Oriente, amo lo Yoga e la meditazione, ma non in una dimensione monastica, diciamo che amo vedere la spiritualità nella realtà di ogni giorno. Perché la musica è spiritualità”.

E sublimazione?

“Certo! Perché parte di un universo, anche fatto di materia sì, nel senso che la realtà è assolutamente spirituale, qualche giorno fa c’ è stata per esempio una mezza luna, per chi la può vedere in un certo modo, diventa inevitabile pensare all’ oltre. La notte, la luna nei ricorrono spesso nelle mie canzoni, adesso che mi hai chiamato stavo guardando un documentario sulla Fisica quantistica, che è legata al mio avere conosciuto lo Yoga quando ero ragazzo, il materialismo per me consiste nel fatto che non esiste un creatore, ma non escludo a priori la spiritualità, nel mondo che ci circonda”.

Stai dicendo cose che hanno mandato al rogo più di qualcuno Giordano Bruno e a pensarci bene anche il tuo amico…  “Savonarola” …[1]

(Ride) “Beh si, anche se partecipando di recente ad un Convegno su Dante e la cosa che mi è colpito di più è la sublimazione dalla materia allo spirito, in fondo in lui la parola, man mano che sale nei cieli del paradiso si rarefà, sino a diventare, canto, gli angeli cantano, trasmettendo all’ universo suoni, vibrazioni. Il paesaggio di Dante è puro suono, nell’ Inferno abbiamo il rumore, il Purgatorio è invece salmodiante, le anime si purificano attraverso il canto all’ unisono perdendo la loro identità, il loro ego. Entrando in un canto collettivo, ma monofonico. Nel Paradiso arriva invece arriva l’armonia del suono e delle sfere. L’essenza di Dio che Dante vede è un’armonia intensissima”.

E ovviamente Cosmica

“Certo!  Se vai, te lo dico da materialista, a guardare l’Universo questo è ovunque, proprio come Dio, quando dio risponde io sono quello che sono, per me equivale a dire che l’universo ha creato sé stesso, è eterno, ovunque, tutto sa, tutto conosce, tutto contiene.  Quello che manca è per l’appunto l’umanizzazione, l’antropomorfizzare il divino, noi possiamo percepire dell’universo, solo una vibrazione, una pulsazione. La quantistica ci insegna che tutto dipende dalla percezione e dall’ osservazione e delle vibrazioni.  Se tu suoni con una corda un Do, nel momento in cui vibra, in qualunque momento tu la osservi, prima di tutto fermi il Do, ma il punto in cui la vibrazione si espande può anche essere un altro. Per questo l’universo è musica. Una musica udibile solo con l’aria che la porta. Ma il concetto, abbinato non di meno alla luce, è quello della vibrazione. Noi riceviamo il senso dell’assoluto, del divino, del tutto, attraverso la musica.”

E la ristampa di questo album ne costituisce l’essenza?

“In un certo senso si, o quanto meno una tappa fondamentale!”

Un po’ l’anticipazione di quel “Nuovo Umanesimo” di cui avresti cantato anni dopo con e senza Max Casacci dei “Subsonica”?

“Assolutamente.”

Finardi all’ epoca era avanti come si sente oggi, rispetto alle nuove tendenze musicali, la musica per lui è ancora “ribelle”?

“Il Rap è fatto per essere veloce, diciamo che io preferisco la Trap che è più lenta, anche se con dei testi molto crudi e realistici. Personalmente non ho più l’età per cimentarmi con un genere così ritmico sul piano della scansione vocale, anche se ho avuto modo di fare recentemente un incontro con il Rapper Frankie HNRG su Dante ed è venuta fuori una performance assolutamente interessante, mi ha cantato un pezzo bellissimo, però ne ho capito la metà. Poi lui mi ha spiegato che è fatto apposta per essere incredibilmente veloce, (fa parte del flow e dell’Arroganza metrica), a ma piace molto la Trap lenta e sintetica ed elementari, ma con testi duri, veri e reali”.

Un mondo completamente diverso da quello in cui hai scritto “Finardi”

“Sì, oggi è tutto compartimentato e messo in scatolette preconfezionate, manca il senso collettivo e di partecipazione che c’era allora e anche di apertura e alternanza, il musicista era un cittadino di una specie di repubblica indipendente e quando arrivava, che si chiamasse, Busnello, Calloni, Tavolazzi o in altro modo era il bene accetto. C’era un senso della collaborazione improponibile nella realtà musicale di oggi. Un musicista che stimava un altro lo invitava a suonare senza tutte quelle sovrastrutture che invece ci sono oggi. Faccio un esempio, nessuno si ricorda che nel disco delle PFM “Miss Baker” (1987) il cantante ero io, come lo sono stato di gruppi ormai dimenticati come gli: “Arti e Mestieri”, esisteva una spontaneità assolutamente umana e flessibile, una disponibilità generosa, che oggi si è laddove non persa, fortemente ridimensionata. Faccio un esempio se per il mio primo disco: “Non gettate alcun oggetto dai finestrini” avevo bisogno di un sintetizzatore VCS3 (come è poi stato) chiamavo un certo Frank Ionia (al secolo Franco Battiato) e lui veniva senza problemi.

E la voglia si sperimentare era tanta…

Si, se ascolti la multitraccia della prima versione di “Musica ribelle” è una cosa pazzesca perché c’ è Fariselli uno dei più importanti pianisti jazz italiani, che riproduce con un Sintetizzatore ARP (Odissey) e con tutta la sua voglia di sperimentare il suono di una   cornamusa. Oggi con le campionature dei suoni la cosa non fa scalpore, ma all’epoca erano i musicisti che venivano dagli strumenti in legno che si prestavano alle sperimentazioni elettroniche, e non queste ultime, che oggi si prestano a dare spazio a persone che si improvvisano in funzione dei set o dei bit preconfezionati. Non c’era individualismo esasperato come oggi. L’importante era la musica, il risultato, lo scopo politico l’ideologia. Poi dopo si è inevitabilmente tutto industrializzato, è andata e va così”.

Un bilancio dei concerti che hai tenuto quest’estate dopo le restrizioni del Covid:

“Sono un po’ frustrato c’ è chi ha cercato di approfittarne per fare al solito i propri interessi, ma l’importante è avere ricominciato, oggi c’è la buona notizia che i concerti possono ricominciare in normalità è terribile vedere San Siro, o qualsiasi spazio riservato alla musica letteralmente vivisezionato da una pur indispensabile politica del distanziamento…”

Dei “No Vax” cosa ci dici?

Sono degli ignoranti!

Quanto è importante per Finardi la sperimentazione e cosa scatta in te quando molli una cosa per metterti a fare tutt’altro?

“Diciamo il raggiungimento di un’altissima soglia di noia, sono un inquieto sin da piccolo, ho passioni furibonde per un paio d’anni, poi mi passano, ho voglia di cambiare, sono contrario a tutti gli impegni fissi, è bello cambiare. Io sono nato da due mondi e culture (italo americana) e ho bisogno di un due in tutto…”

Tu sei del Cancro, quanto pensi che questo possa influire su di te?

“Moltissimo, quasi come “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse (Ride), anche per una certa malinconia, questa noia malinconica, esistenziale che è un po’ di tutti i nati sotto il segno del Cancro, anche la ricerca di un non risolto orientato al risolutivo”.

Il Tuo Ultimo Album “Fibrillante” risale al 2014, di recente hai pubblicato il brano: “Il mondo chiama e Milano risponde”. Stai incidendo qualcosa di nuovo?

“No! Anche se non si può mai dire, ma per ora no, non sento il bisogno di creare un prodotto discografico, strano a dirsi, perché rispetto al 33 giri all’epoca era considerato freddo, ma in realtà il CD ha un suo valore e “calore” umano, perché a suonarlo ci sono dei musicisti veri, che ormai sta tramontando. E io su Spotify mi sento un pesce fuor d’acqua, diciamo che ormai tra me e l’attuale mondo della musica leggera ci sono delle grosse distanze, forse colmabili con la ricerca sonora che ho iniziato a portare ora avanti, forse no. Non so si vedrà!”

Sei musicalmente sempre domiciliato a “Casasonica” in quel di Torino?

“Sì. Milano, in questo momento, è molto lontana dall’arte. È una città impostata sulle banche e l’aperitivo, Torino è decisamente più alternativa. Si fanno lo stesso gli aperitivi, ma costano meno. Milano è beninteso straordinaria per la moda, per l’arte, però mi mancano determinate atmosfere legate che so alla Brera degli anni ’70, Ecco Torino, colma abbastanza questi vuoti. La trovo più giovane, vitale e come già detto costruttivamente alternativa. Più piacevole insomma. A questo va aggiunto che a Milano ormai non ho più il giro né le frequentazioni musicali di un tempo. A Torino ho trovato Max Casacci e i suoi “Subsonica” con i quali sto tuttora benissimo. Degli amici, insomma, a Milano vivo più la mia dimensione individualista, modaiola, fattiva e operativamente parlando economica”.

Ti piacerebbe tornare suonare come da giovane la chitarra solista?

“Lo sto già facendo e ovviamente suonerò il Blues e solo in inglese.  In Italia non c’è mercato e l’interesse è scarso; quindi, non mi va di perdermi in operazioni inutili, ci soni miei colleghi che ancora lo fanno, ma non so dire personalmente con quali risultati dato che fare un disco da sempre comunque costa.  Quindi se proprio devo, preferisco il Blues, così mi diverto. Io nasco come musicista blues, non era nei miei programmi di diventare un cantautore, non rinnego nulla, scrivo ancora in italiano, ma non credo che pubblicherò ancora dischi.”

Colpa delle Rete?

“La rete e l’ECommerce mi piacciono, perché dà l’accesso a cose un tempo inarrivabili, il problema è la digitalizzazione spinta del mondo della musica, che mi lascia profondamente perplesso, io non capisco come si faccia a guadagnare con il mondo delle musica al giorno d’ oggi, se non continuando a fare concerti. Non riesco a capire come un disco, anche eccellente riesca a vendere, con Spotify, è un ingranaggio che mi disorienta e sconcerta. No, così non riesco a fare.

Cos’ altro non faresti per concludere nell’ arco delle prossime 48 ore?

Tante cose, non mi butterei dalla finestra, non picchierei mia moglie, il mio cane, ma soprattutto, riposare e bere ancor meno di quanto già cerco di fare!

Mentre rimetto giù il telefono dal mazzo di Tarocchi Rider Waite Smith che ho sul tavolo (mazzo molto in voga negli anni della fricchettoneria ’60-’70) scivola l’Arcano Maggiore del “Carro” che è proprio (mito platonico della “Biga alata” a parte) il simbolo dello Yoga e dell’archetipo del viaggio. Una semplice coincidenza, anche se viene voglia di dire, ridendoci su e pensando a Sherlock Holmes che “Le coincidenze puzzano quasi sempre di non coincidenze”. Ma non è il caso di andare oltre visto che mi si mescolano dentro le parole di due vecchie canzoni di Finardi: “La storia della mente “e di “Nuovo umanesimo”.

Buon proseguimento di viaggio Eugenio, mandaci un’altra bella cartolina!

L’Arcano VIII simbolo, anche junghiano del viaggio e dell’unione tra istinto (Cavallo nero) e ragione (Cavallo bianco)

La storia della mente  -dal primo Album: “ Non gettate alcun oggetto dai finestrini”, Cramps, 1975.

Nuovo Umanesimo -dall’Album “Sessanta”, EDEL 2013.

E. Finardi nel nuovo spettacolo: “Euphonica”

Guida all’ascolto alla Ristampa dell’Album: “Finardi” (1981)

Mr Fantasy (Registrazione del 1981 dal celebre programma di C. Massarini in occasione dell’uscita di: “Finardi”)

Le più belle Canzoni   dell’Album:  

Oltre gli anelli di Saturno

Trappole

F104

Le Stelle stanno ad aspettare

Valeria Come Stai

La Copertina dell’Ultimo CD di E. Finardi, “Fibrillante”, 2014

Come Savonarola

[1] “Come Savonarola” è una canzone presente nell’ ultimo album in studio di E. Finardi: “Fibrillante” (2014)