6 December, 2021
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La borsa da palestra e l’educazione al rispetto delle differenze di genere

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“Di chi è quella borsa da palestra?” ha chiesto mio nipote. Aveva quattro anni. “E’ mia” ho risposto.

“Le nonne non vanno in palestra, solo i papà!” ha replicato convinto. Aveva ben chiare le differenze, anche se i modelli in ambito familiare non potevano certo fornirgli sostanziale conferma a quanto affermava. Eppure….

Eppure, quasi che l’ereditarietà fisiologica fosse accompagnata da una ereditarietà culturale, P. non aveva dubbi: sia l’essere donna, sia l’età mi escludevano, a suo parere, da luoghi riservati ai maschi.

Nonostante gli fossero stati forniti esempi diversi, aveva imparato a riconoscere i ruoli e capito le regole della vita sociale. Mi spiegava che non avevo capito niente.

Dagli studi sullo sviluppo dell’identità di genere, infatti, emerge che il processo di acquisizione degli stereotipi è precoce: già tra i due e i tre anni, le bambine e i bambini considerano alcune caratteristiche tipicamente maschili o femminili.

Nel 1973, la sociologa Elena Giannini Bellotti, nel suo libro “Dalla parte delle bambine”, a partire dalla sua esperienza educativa in età prescolare, analizzando la letteratura per l’infanzia e giochi e giocattoli destinati a bambine e bambini, affermava che la tradizionale differenza tra femmine e maschi deriva da condizionamenti culturali che agiscono fin dai primi anni di vita.

Inoltre, analizzando i testi italiani, emergeva che all’interno della narrativa tradizionale le bambine avevano il ruolo di piccole vittime e in genere erano descritte come passive e deboli, in perenne attesa di un principe che desse senso alla loro vita o erano figure di secondo piano, mentre i maschi avevano un ruolo da protagonisti, forti e vincitori.

I comportamenti che sfociano in azioni violente contro le donne e la discriminazione nei loro confronti hanno origine da un sistema di relazioni che riguarda l’organizzazione sociale dei rapporti tra i sessi e da una cultura connotata in modo patriarcale e sessista che passa anche attraverso figure letterarie, sia nella giovane età sia in quella adulta.

L’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999 ha stabilito il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi e le organizzazioni internazionali a programmare in questo giorno attività per sensibilizzare la cittadinanza sul problema della violenza contro le donne.

Ci avviciniamo a questa data e nel nostro territorio, sia l’Amministrazione Comunale sia numerose associazioni hanno proposto incontri, spettacoli, una marcia sul Terraglio.

Quante storie!”, in Biblioteca e nelle scuole (prima della pandemia) ha proposto, tra le varie letture, in questi anni, anche testi che riguardassero la questione di genere, nella convinzione che la lettura aiuti le bambine e bambini le ragazze e i ragazzi ad informarsi, ad aumentare le proprie conoscenze, a sognare, a venire in contatto con mondi nuovi, ad esprimere i propri sentimenti, e, nello specifico, a conoscere e riconoscere, accettare o rifiutare i ruoli tradizionali, un modo per aiutarli a riconoscere gli stereotipi.

Oggi la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza offre storie in cui i ruoli sono ribaltati, narrazioni che parlano della possibilità di svincolarsi da modelli precostituiti.

A questi testi le lettrici hanno attinto per realizzare una iniziativa che partirà il 15 novembre 2021.

Le componenti di “Quante storie!” leggeranno, sia nelle classi della scuola primaria sia in quella secondaria di primo grado, dei libri che, valorizzando le differenze, aiutino a riconoscere e capire quali siano i modelli che la società e la cultura in cui viviamo trasmettono, per poter scegliere liberamente come essere senza condizionamenti, perché la diversità e la complessità arricchiscono   ognuna/ognuno di noi.

L’iniziativa, nata da una proposta del gruppo di lettrici “Quante Storie!”, è stata possibile grazie alla collaborazione tra l’Assessorato alle Pari Opportunità, la consulta comunale alle Pari Opportunità, l’assessorato alla Scuola e alle Politiche Educative e delle docenti degli istituti scolastici.

La risposta è stata significativa: hanno aderito 30 classi.  Un passo importante.

“Nessuno può dire quante energie, quante qualità vadano distrutte nel processo di immissione forzata dei bambini d’ambo i sessi negli schemi maschile-femminile così come sono concepiti dalla nostra cultura, nessuno ci saprà mai dire che cosa avrebbe potuto diventare una bambina se non avesse trovato sul cammino del suo sviluppo tanti insormontabili ostacoli posti lì esclusivamente a causa del suo sesso “.

Elena Gianini Belotti, dal libro” Dalla parte delle bambine”.