Sull’onda degli insegnamenti di Giuseppe Venturini anche Ennio esplora con certosina precisione e documentazione fatti ed avvenimenti del nostro passato. Il suo interesse si è focalizzato nelle ultime pubblicazioni sull’ottocento, un secolo particolare per Mogliano. Sì perché un nostro concittadino di allora poteva vantarsi in pochi decenni di cambiare tre nazionalità: francese, austriaco e italiano. Senza dimenticare che fino alla fine del settecento era stato un cittadino della Serenissima. Il che fa quattro.

In questa pubblicazione Ennio Tortato si è dedicato ai primi vorticosi decenni in cui gli eserciti transitano bellicosi per le nostre strade e regimi politici si alternano. Si fronteggiano ravvicinati l’oligarchia veneziana, i brividi democratici francesi e la restaurazione asburgica. Non vincerà nessuno e arriverà l’Italia nel 1866. Anche questo Ennio l’ha raccontato in un altro libro.

Un mondo nuovo appunto come quello che la folla curiosa, ritratta di spalle, cerca di intuire nel celebre affresco del Tiepolo.

La tentazione è quella di attualizzare quella situazione: Il crollo delle certezze, l’impazzimento dei costumi, la provvisorietà politica della Mogliano di allora assomiglia a quella dei nostri giorni, un mondo nuovo tutt’altro che rassicurante.

Ma a Ennio interessa la storia, la vera storia che proviene dai documenti dissotterrati dagli archivi, trasformati in vicende, in persone che parlano e che hanno paura, che vivono.

Durante la presentazione del libro, promossa dall” “Associazione Culturale Mojan” e dal “Gruppo Ricerca Storica Astori” davanti a un bel pubblico di appassionati, Mogliano viene posta al centro di quegli anni difficili. Retrovia o avamposto nelle ribellioni- aggres-

sioni a Venezia, salotto intellettuale nelle nobili residenze sul Terraglio dei filo bonapartisti o dei tradizionalisti simpatizzanti asburgici.

E il popolo moglianese? Ad esso vanno le simpatie di Ennio che ne sottolinea la povertà, la fame, la coercizione ai lavori militari, la mancanza di istruzione, l’esposizione alle malattie. Allora non c’era il covid ma il colera e le prime cure furono rifiutate come demoniache e solo il lavoro dei sacerdoti riuscì a convincere le famiglie contadine recalcitranti e così i primi settantadue bambini nel 1808…la storia continua.

E Napoleone? Lui, un po’ imbolsito, ci guarda dalla copertina del libro ma non c’è prova di una sua sosta a Mogliano. Accidenti poteva almeno fermarsi per un caffè, per un bicchiere di vino, per il sorriso di una bella dama… magari Ennio in un documento ingiallito e tarmato un giorno lo scoprirà.

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