27 October, 2021
Home / Le Interviste  / Paolo Tofani: Demetrio Stratos o dei Mantra multiformi   

Paolo Tofani: Demetrio Stratos o dei Mantra multiformi   

Intervista di Stefano Stringini a Paolo Tofani

Paolo Tofani e le alchimie trasformative della musica e dello Spirito

“Sat Cit Ananda”, la felicità nella purezza della mente è uno dei principi della letteratura Vedica, che chi si avvicina alle filosofie orientali o alla pratica dello Yoga, che chi, fosse anche per semplice curiosità, non può non considerare, senza ovviamente dimenticare che un percorso di liberazione dal superfluo non è una cosa che si realizza con la ripetizione più o meno meccanica di un mantra o di altra tipologia di preghiera, come del resto qualsiasi religione ci induce a riflettere.

Ma la musica è una corsia privilegiata sul piano della spiritualità, che sia da intendere in senso strettamente religioso o nell’ accezione più laica e libera del termine.

Sì insomma forse è riduttivo, ma la musica e il canto, in tutte le loro manifestazioni sono anche delle preghiere inconsapevoli. Ed è  partendo da questo presupposto  che abbiamo  avvicinato Paolo Tofani, ex  Chitarrista  degli “ Area” e di Cantautori come Eugenio Finardi e Claudio Rocchi,  entrato  come monaco negli Hare Khrishna alla fine degli anni ‘ 80, e tuttora a loro legato tanto sul piano delle fede, quanto sulla ricerca musicale, nella misura in cui ha arricchito il suo percorso di musicista con degli studi sui mantra e i sistemi musicali  orientali ,  che lo hanno  portato   alla creazione di un  strumento a corde speciale,  che porta il nome di Trikanta Veena[1]. Testimonianza di una continuità di ricerca spirituale e sonora, che è sicuramente legata al viaggio artistico iniziato con Demetrio, al quale è stato legato sino alla fine.

Paolo, tu Demetrio e gli “Area” avete aperto molte porte, anche, tanto per non dire soprattutto, sul piano della funzione, liberatoria che la musica esercita sull’ individuo e la società. È possibile secondo te oggi una funzione liberatoria della musica?

Il momento storico è decisamente diverso, la musica è incastrata in una modalità di consumo e quindi, trovare la funzione liberatoria e appartiene soltanto alle poche anime libere rimaste, tutto il resto è Noia.

Quanto è stato importante per te l’incontro con Demetrio e quanto ha influito sulla tua attività di ricercatore di suoni ed effetti?

Anche Demetrio era un’esploratore deciso e quindi gli stimoli creativi erano infiniti da ambo le parti

Quali sono stati i momenti più significativi della tua collaborazione con Demetrio e gli “Area”.

Tutto deve essere visto in accordo al tempo delle cose. Senza dubbio, trovare soluzioni di carattere sociale per facilitare il fragile movimento giovanile a trovare spazzi nuovi, era molto stimolante perché mi faceva sentire utile. La musica, a partire da “Caution Radiation Area”prometteva un futuro ricco di emozioni forti, ma l’aspetto più interessante per me, era la genialità di Gianni Sassi, senza il quale Area sarebbe visto come un buon gruppo, come molti altri nel panorama mondiale.

Nel ‘77 la svolta, entri come monaco negli “Hare Krishna”, con il cantautore Claudio Rocchi, diventato nel frattempo Hare Krishna anche lui, incidi il disco: “Un gusto superiore”, sino a che punti questa tua scelta può essere considerata di rottura rispetto alla ricerca musicale che avevi portato avanti sino ad allora?

Dopo una grande delusione c’è sempre bisogno di resettare la macchina umana e trovare strade diverse per cercare il senso della nostra travagliata esistenza. L’abbandono non è facile da vivere, ma con il tempo diventa una cura assolutamente perfetta e la consapevolezza riaffiora nel tuo essere regalandoti chiarezza e speranza. Per i primi tempi Krsna Prema da (questo è il mio nome spirituale), guidava la mia vita e la riempita di voglia di sapere e servire, poi Paolo Tofani ha riportato il desiderio di continuare nella ricerca collegata al suono, e finalmente le due personalità sono diventate un individuo carico di conoscenza della sua umanità, e pronto a inseguire il suono in tutti i suoi aspetti infiniti. Questo ha dato vita a quello che sono adesso.

Per te Oriente e Occidente sono dunque musicalmente parlando l’uno contiguo all’ altro, in ogni caso con gli “Area” eravate molto vicini alla tradizione etnica di tipo orientale, balcanica, mediterranea ecc…mi viene mente tra gli altri il brano con testo in greco: “Cometa rossa”, cosa ci dici in merito a questo e altri vostri pezzi che hanno catalizzato molte tradizioni musicali.

L’origine di tutto viene da Oriente, e le culture più avanzate sono parte di quel pezzo di pianeta.

Inconsapevolmente è stata molto rinfrescante quella esperienza durante il viaggio Area anche se le tendenze di alcuni portavano in altre direzioni.

Demetrio era un pioniere e uno sperimentatore della voce decisamente coraggioso e diciamo pure abbastanza spericolato nella sua costante ricerca del rapporto tra voce ed espressione corporea. Potremmo considerare certi suoi brani dei “mantra” laici, se non metropolitani.

Come ho già menzionato, Demetrio cercava nella voce le tante diversità in quel mondo ancora oggi sconosciuto, in un certo certo senso cercava anche la sua essenza di uomo, non voleva, però diventare un profeta, ma semplicemente conoscere in profondità il suo strumento.

Quanto sono importanti per Paolo Tofani i mantra, anche nella sua ricerca con la chitarra e gli strumenti a corda, come il Trikanta veena che tu stesso hai inventato

I Mantra sono riferimenti perfetti e la base per ricominciare il viaggio di ritorno a casa.

La parola Mantra, nella lingua Sanscritta, si divide in due parti (Manas) che si riferisce alla mente e (Traya) che significa Liberatoria; quindi, Mantra è il suono che libera la mente.

I Raga della musica Indiana sono paragonabili a Mantra che ci regalano una visione sonora diversa e perfettamente capace di riallineare le nostre coscienze sia sul piano epidermico che quello sottile spirituale. Io ho concepito la mia Trikanta Veena esattamente per questo motivo.

Ravi Shankar[2] e Sri Vemu Mukunda[3] hanno trasmesso all’ Occidente molti spunti di ricerca sonora con gli strumenti a corda, come si colloca la tua ricerca rispetto alla loro tradizione?

Il mio primo lavoro di osmosi fra le culture diverse risale a circa 30 anni fà, il titolo è “Future Ragas”, quel lavoro è certamente stato stimolato dai Maestri citati, e ho cominciato a cercare il suono per potere percorrere quei viaggi sonori in modo adeguato.

La trikanta non esisteva ancora ma ho trovato, a Los Ageles, la “Sitar Guitar di Jerry Jones”, con quella credo di essere riuscito a trovare i colori giusti per questo esperimento, però l’elemento fondamentale, è diventata l’improvvisazione libera, senza le scorie che vengono dalla didattica usuale.

Questo è il metodo che vivo con grande felicità anche adesso a prescindere da i diversi viaggi sonori che percorro.

Nel sito “bandcamp.com” cercando il mio nome (Paolo Tofani Krsna Prema), ci sono più di 100 CD che possono essere ascoltati, e scaricati, che esprimono in modo tangibile le mie diverse tendenze creative.

Quanto di terapeutico ha secondo te la musica:

Non riesco a pensare a un mondo senza musica.

Torniamo un attimo agli Area e Demetrio, 1978, de-istituzionalizzazione degli Ospedali Psichiatrici, approvazione della legge 180, tu e gli Area andate a suonare all’Ospedale psichiatrico di Trieste cosa ricordi di quella esperienza. 

Ricordo che un gruppo di persone ascoltavano la musica dietro un cancello chiuso con una grossa corda, poi uno di essi ha usato un accendino e ha bruciato la corda e aperto il cancello, sono entrati insieme a gli ospiti presenti, in realtà era difficile capire chi era pazzo oppure no.

Tu ha partecipato con Demetrio e molti altri musicisti al Treno della musica di John Cage, cosa ricordi di quell’ esperienza? 

Cage era un genio, e quella esperienza del treno che generava e assorbiva suoni di tutti i tipi, fù molto interessante e stimolante.

Cosa pensi sia rimasto di Della ricerca di Demetrio nella musica attuale?

Assolutamente niente.

Molti lo considerano un fenomeno e un punto di riferimento, ma quasi nessuno ha il coraggio di andare in profondità nella sua ricerca.

Come vedi le attuali esperienze musicali Rap Hip Hop ecc?

Non le vedo

E le nuove frontiere “on line” della diffusione musicale? 

Sembra di tornare a i tempi degli autonomi che volevano la musica gratis.

Torneresti a   suonare ancora per qualche progetto   con gli altri “Area”? 

No!

Grazie e Hare Krsna.

Grazie a te. Aryom  Paolo

Paolo Tofani al di là di Demetrio Stratos e degli “Area”

La Trikanta Veena creata da Paolo Tofani con esecuzione di brano

 

Paolo Tofani e Claudio Rocchi. Dal CD: “Un gusto superiore” “O sei parte del problema o sei parte delle soluzione

 

[1] “Trikanta” in lingua sanscrita significa “tre voci”, “veena” si riferisce al suono molto simile a quello di un antico strumento indiano, costruito su commissione di Paolo Tofani da Bill Asher, un giovane e talentuoso Liutaio di Santa Monica, in California.

[2] Virtuoso del sitar, detto “The Godfather of Sitar”, divenne noto al mondo per aver partecipato a molti concerti tra cui: festival di Monterey (1967), Woodstock (1969), e al Concerto per il Bangladesh del 1971. Compositore, maestro e scrittore, fu membro onorario dell’American Academy of Arts and Letters. Ha ottenuto due Grammy. Fu George Harrison dei Beatles  con cui collaborò negli anni settanta, a dargli il nomignolo di Godfather, durante un’intervista (“Ravi Shankar is the Godfather of World Music“). Nel 1961 avvenne la première a Nuova Delhi di “Samanya Kshati”, balletto di sua composizione e soggetto dello stesso Shankar. Shankar ebbe due figlie divenute famose: con la cantante Sue Jones ebbe Norah Jones, nata nel 1979; da un’altra relazione nacque Anoushka Shankar, di due anni più giovane di Norah Jones, cantante e musicista anche lei, che inoltre si occupa attivamente del Ravi Shankar Centre, in India.

[3] Nacque in India l’11 Marzo 1929 a Bangalore e morì a Londra il 4 Febbraio 2000.
Fu un brillante studente universitario in India. In seguito si recò in Scozia per un corso di specializzazione post laurea.
Si stabilì quindi in inghilterra, dove trovò lavoro nel campo della Fisica Nucleare. Proveniente da una famiglia con una ricca tradizione musicale, Vemu aveva imparato a suonare la Veena sotto la guida di A.S.Chandrasekharah, nipote del grande innovatore della musica Karnatak Seshanna nella città di Mysore. aveva suonato anche con vari maestri Hindustani ed appreso il Pallavis da Chittor Subramaniam. Vemu Mukunda aveva abbandonato una promettente carriere in ingegneria nucleare per seguire la sua passione per la musica, come un gradino verso la realizzazione musicale. In india era stato invitato a suonare al “Sancta Santorum” del Tempio Venkateswara a Tirupati, raro evento che ci dà la misura del consenso accordatogli nel suo Paese d’origine. Solitamente Vemu Mukunda arrivava dall’India in maggio per risiedere, con i suoi percussionisti di Bangalore, a Londra, dove restava fino a dicembre per far fronte ai suoi ingaggi in occidente, accettando concerti, conferenze, programmi radio e TV. Oltre a tenere concerti, conduceva ricerche, corsi e seminari sull’effetto del suono e della musica sulla mente e sul corpo.