26 October, 2021
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Ares Tavolazzi: Per Demetrio che non se ne è mai andato!

Intervista di Stefano Stringini a Ares Tavolazzi

Ares Tavolazzi con gli “Area”

Quando si ha l’occasione di intervistare di Ares Tavolazzi da Ferrara una delle prime cose che viene in mente è che oltre ad essere uno dei maggiori contrabbassisti Jazz italiani (e non solo perché dal 1984 all’ 86 è stato considerato il primo in assoluto nella classifica speciale della Rivista: “Guitarclub”), ma perché è un musicista che sulla scia dell’esperienza degli “Area”, ha saputo essere sempre “avanti”.

Non di meno a chi tra “i puristi del Jazz”, lo considerava negli anni 80- ! 90 una specie di “mercenario”, solo perché collaborava con i grandi nomi del cantautorato italiano, salvo poi commercializzare, in questi ultimi venti anni, e in modo talvolta anche meno elegante, rassegne Jazz, anche di fama internazionale invitando più di un cantautore che, a parte il refrain in 7 di qualche brano semi-jazzarolo, non ha di per sé molto a che fare con il presunto “purismo” di questo genere musicale. Una roba da puzzo-nasisti ravveduti, che Tavolazzi non ha mai sentito sulle sue corde.

Perché Ares il multiforme ha sempre manifestato un’assoluta indipendenza artistica e la sua duttilità gli ha permesso di passare con la stessa eleganza dalle performance con Carmen Villani, Francesco Guccini, Eugenio Finardi, Vinicio Capossela e i Nomadi, ai cori e le musiche delle colonna sonora di Jeeg Robot, (eseguita con l’ amico Vince Tempera), senza perdere di vista le grandi collaborazioni Jazz con nomi del calibro di Sal Nistico, Massimo Urbani, Enrico Rava, Stefano Bollani, Walter Paoli, Enrico Pieranunzi e molti altri. Nel massimo rispetto delle multiformità della musica.

Ed è in nome di questa che ci rilascia questo ricordo di Demetrio Stratos:

Ho conosciuto Demetrio verso la fine degli anni Sessanta, in un locale vicino a Milano, a quei tempi militavo nel gruppo degli Avengers che accompagnava Carmen Villani. Nel gruppo blues di inglesi che ci facevano da spalla, Demetrio cantava e suonava l’organo. Rimasi così colpito da quella voce che alla fine della serata volli conoscerlo.

Ci rivedemmo poi in uno studio di registrazione come turnisti. Nel 1974 Patrick Djivas lasciò il gruppo Area per la Premiata Forneria Marconi e Demetrio mi contattò per un provino a Parma, il resto lo conosci.

Qual’ è stato il progetto di ricerca vocale che ti è piaciuto di più di Demetrio senza gli “Area”;

Sicuramente “Cantare la Voce” perché è un lavoro dove Demetrio comincia a sperimentare ed progettare nuove tecniche vocali.

Credi nella funzione terapeutica della musica?

Certo, si sa per certo che la musica (o meglio la vibrazione) nell’antichità poteva essere usata per guarire ed anche per far ammalare gli esseri umani, per questo credo nella musicoterapia, ma secondo me nel momento la si applica bisogna avere una profonda conoscenza dell’argomento, mi sembra invece che di questi tempi se ne abusi un po’ troppo

Pensi che Demetrio e gli Area possano avere dato con le loro ricerche   qualche contributo a questa disciplina?

Sicuramente ed in special modo Demetrio che è stato il primo in Italia ad intuirne le possibilità. Quando ha cominciato ad occuparsi di questa disciplina già diffusa in alcuni paesi asiatici.

1978 “Gli Area” suonano a Trieste in seguito all’ approvazione della Legge 180 e all’Apertura degli Ospedali psichiatrici, cosa ricordi di quell’ esperienza?

Trieste è stata una esperienza unica, il ricordo più vivo che ho è quello di persone (degenti) in festa e la consapevolezza di partecipare ad un evento unico e storicamente importante.

Paolo (Tofani) svolge anche un percorso di ricerca spirituale nell’ ambito della sua musica.  Quanto è importante per te la spiritualità in senso ampio in questa disciplina;

La spiritualità per me è una ragione di vita, non intesa come un legame a qualsivoglia religione, ma come esigenza interiore che mi spinge a cercare di capire chi sono veramente e perché mi trovo qui e ora in questo universo così misterioso ma così simile a tutti noi

Un tuo ricordo di Demetrio durante una registrazione in studio;

È una domanda che mi fanno spesso, ma in realtà non ricordo aneddoti particolari, per me tutto è passato così intensamente e velocemente che non riesco a fermare momenti particolari.

Oggi, non senza ancora il disappunto di qualcuno, i cantautori vengono invitati ai Festival Jazz, tu da jazzista hai precorso i tempi, suonando da sempre con grandi nomi del cantautorato italiano (Guccini, Conte, Finardi, Capossela ecc…). Quale contributo credi di avere dato loro come musicista degli “Area” e quale cantautore ritieni che possa essere in qualche modo vicino a quello che è stato il vostro percorso di ricerca.

Ho lavorato nell’ambito della musica pop e cantautorale per molto tempo e l’ho sempre fatto con piacere e una certa disciplina che in questi casi è necessaria.  Dal momento in cui sono entrato negli Area il mio pensiero musicale è cambiato, ho scoperto il mondo dell’improvvisazione ed ho capito che era quello che cercavo, Pur amando molti dei cantanti e cantautori con cui ho collaborato, non riesco a trovare qualcosa di così vicino al mondo Area.

Cosa pensi che possano insegnare Demetrio e gli “Area” a un giovane cantante o musicista oggi?

L’esperienza di Demetrio potrebbe insegnare molto ai cantanti di oggi se non fosse per il fatto che nessuno può permettersi di sperimentare veramente, dal momento che tutto è finalizzato alla vendita o alla ricerca di un consenso popolare. Gli anni settanta sono stati un periodo storico di grande sperimentazione e libertà musicale periodo in cui si facevano le cose senza aspettative di successo ma semplicemente per cercare insieme un linguaggio comune. Credo che attualmente questo tipo di atteggiamento non sia realizzabile.

Che rapporto hai con le nuove tendenze della musica (Rap Hip Hop, ecc..) anche   considerando che Miles Davies  è morto dopo avere inciso album in impeccabile stile hip hop  e quale idea potrebbe averne, secondo te,  Demetrio;

Non posso sapere cosa ne penserebbe Demetrio, ma io in questo tipo di espressioni musicali non ci trovo niente di interessante che riguardi la musica.

 Come vedi la realtà del Jazz in Italia pre e post Covid?

L‘esperienza del Covid è stata una mazzata per i musicisti che vivono di jazz e di condivisione reale, è stata però anche una opportunità (almeno per me) di fermarsi e pensare in modo diverso alla vita e ad apprezzarne alcuni aspetti sui quali non mi soffermo mai preso dal vortice della corsa alla ricerca di lavoro cui spesso la normalità mi costringe.

Cosa pensi dell’attuale diffusione della musica in rete?

La musica in rete è una ricchezza per chi sa cercare quello che gli serve veramente, ma è anche un’arma a doppio taglio per il fatto che, avendo così tanto materiale a disposizione si corre il rischio di non soffermarsi su ciò che ci interessa e ci serve veramente ma, ripeto, per un giovane musicista con internet è tutto a portata di mano nel bene e nel male.

Un Album solista di Demetrio, che, per concludere porteresti sempre con te?

Cantare la voce”.

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Oltre Demetrio e gli “Area” un CD di Ares Tavolazzi da ascoltare assolutamente: “Kars” (1989)

 

Ares Tavolazzi durante un assolo e con la Jazz Singer Maria Pia De Vito