29 September, 2021
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Paolo Capodacqua e la Ricerca Musicale nelle Canzoni di Claudio Lolli

 Le interviste di Stefano Stringini

Il Chitarrista e autore Paolo Capodacqua

Claudio Lolli ha avuto, come tutti gli artisti, varie fasi della sua produzione e quella che va dagli anni ’90 in poi è stata per lui caratterizzata dalla collaborazione con il chitarrista Paolo Capodacqua, con cui ha condiviso insieme a vari altri musicisti, tra cui il sassofonista Nicola Alesini i momenti più importanti della sua nuova produzione artistica. Abruzzese (Avezzano (AQ) 1961) Capodacqua si è sempre mosso, come chitarrista, tra suoni legati tanto alle corde classiche quanto a quelle elettriche, con un grande attenzione sul piano della ricerca sonora, al rapporto suono-parola, rivelandosi una chitarrista molto attento a tutto ciò che di letterario e poetico ruota intorno ad un testo musicale e non. Ha scritto infatti musiche per bambini, ispirate alle favole di Gianni Rodari, musiche per Recital, come “La cantata delle bugie con le ali” (ispirato dal film di Charlie Chaplin: “Il Pellegrino”) e collaborato, oltre che con Lolli, con vari scrittori tra gli altri Gianni D’Elia, Ugo Riccarelli, David Riondino. Attualmente sta promuovendo in Italia e all’estero (lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Parigi) il suo ultimo CD: “Ferite e feritoie”, che oltre alla collaborazione con lo scrittore Angelo Ferracuti, vede la presenza di molti musicisti come Flaco Biondini, Nicola Alesini e Michele Gazich.

                Paolo Capodacqua quando hai iniziato a collaborare con Claudio Lolli?

 Nel 1992, con un concerto organizzato in quel di Fermo, Marche. Avevo già aperto due concerti di Claudio nel 1978, eravamo rimasti in contatto e ci frequentavamo quando io frequentavo il DAMS di Bologna. Ma la vera e propria collaborazione inizia nel 1992.

                Tu sei un chitarrista che vive in stretta simbiosi con il mondo della parola e della poesia, quali sono le difficoltà per un musicista che si rapporta in modo più diretto di altri con questo mondo.

 “Combinare” musica e parole è un privilegio oltre ad essere un atto creativo gratificante (nelle lingue francese ed inglese il verbo “suonare” corrisponde al verbo “giocare”), se parli di difficoltà legate agli spazi d’espressione o alla visibilità direi che è tutto relativo ai numeri. Quanta e quale fetta di “pubblico” è disposta a farsi accompagnare in un viaggio poetico-musicale che si relaziona con i contesti letterari, con la lettura, ma più universalmente con le inquietudini, la ricerca e i dubbi di una Biblioteca di Babele di Borgesiana memoria?

                Dalle Canzoni per bambini alla poesia di Gianni D’ Elia e altri scrittori, alle Canzoni non meno impegnate di Lolli. Cosa unisce secondo in te questi tre mondi a parte, nello specifico delle tua professione,  la musicabilità delle parole?

La ricerca dell’unione perfetta e compiuta, “alta”, nella forma e nei contenuti, di poesia e musica. Il perseguimento di una Poesia Civile esprimibile attraverso la forma d’arte della Canzone.

                Torniamo alle Collaborazioni con Lolli, “Nove Pezzi facili” includeva tracce vecchie e nuove della sua produzione, cosa pensi di avere portato di nuovo nel sound di Claudio?

Nove pezzi facili è stato l’ultimo album prima della nostra collaborazione. Un animale strano, a dire il vero, con brani rivisitati e poche altre nuove canzoni. Con la nostra collaborazione sono nate nuove canzoni (Io ti faccio del male, “Ulisse”, “Canzone di bassa lega” ecc) ed il primo album uscito dopo il nostro incontro è “Intermittenze del cuore”, però non  credo di aver apportato elementi personali nel sound dei dischi, che venivano sempre affidati ad arrangiatori diversi, ma piuttosto un nuovo “registro” nei concerti dal vivo, dove avevamo ricreato un sound essenziale di voce e chitarra, riportando in primo piano i testi, le parole, la poesia di Claudio. In questo senso la mia chitarra e la sua voce si fondevano in un “tutt’uno”, diventavano una sola voce di suoni e parole. Gli unici due dischi nati dopo la nostra collaborazione nei quali posso dire che c’è la mia “firma”, il mio registro stilistico, il mio sound sono La via del mare (con Gianni D’Elia) e Lovesongs (con Nicola Alesini).

                Da qui è iniziata una collaborazione lunga, anche con Band molto importanti come i “Gang” e “Il parto delle Nuvole pesanti”, cosa ricordi di quel periodo.

Con il Parto delle Nuvole Pesanti c’è stata una lunga gestazione del progetto discografico, con tanto di preparazione, registrazione e attività live, con momenti indimenticabili di divertimento ed emozioni con i ragazzi del gruppo, ho ricordi di nottate memorabili e fuori dal tempo. Con i Gang ci conoscevamo già per esserci incrociati sui palchi, fino al progetto Poesia e Rivolta tour. C’era un bel feeling con Marino e Sandro, affetto, ironia, stima. Con tutti loro siamo rimasti amici e ci vogliamo bene.

                Lolli amava molto il cinema, tu hai scritto un recital tratto dal film di Charlie Chaplin: “Il Pellegrino”, con quale tonalità inizieresti il primo brano di una colonna sonora dedicata a un film su Claudio?

Ok, sto al gioco… sceglierei un brano atonale, che nel principio e nella sostanza persegue una sperimentazione senza limiti tonali e, allo stesso tempo, lascia aperte infinite risoluzioni armoniche. O, magari, può non “risolvere” mai…

                Qual’ è stato il disco o il concerto più difficile e/o più bello realizzato con Lolli?

Il concerto psicologicamente più difficile è stato nel mezzo di una tournee estiva molto faticosa. La mattina avevamo litigato… ebbene si, in 22 anni di “convivenza” amicale-musicale ci è capitato due o tre volte anche di litigare. Mi sembra una media più che accettabile… Di concerti (e di dopo concerti) belli o bellissimi ne ricordo tantissimi, in genere la qualità e la percezione della bellezza erano associabili anche e soprattutto alla componente emotiva e umana delle persone che incontravamo.

Le esibizioni magari di venti minuti in un ambito più complesso che mi sono rimaste molto impresse sono la manifestazione per Adriano Sofri a Pisa con un migliaio di persone (non ricordo in che anno) e quella del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, forse era il 2011…ma non ne sono sicuro, in diretta Rai.

                C’è  chi sostiene che Lolli  sia stato  uno dei cantautori più sensibili e competenti sul piano della costruzione di musicale di una canzone sei d’ accordo?

Assolutamente si. Potrei parlare per ore per spiegare perché Claudio è il più geniale tra i Cantautori italiani. E te lo direi pur confessando il mio amore incondizionato per De André, Fossati, De Gregori e altri ancora. Claudio aveva quel qualcosa in più che gli permetteva di elaborare strutture armoniche assolutamente originali, “aperte” e fuori dagli stereotipi cantautorali, sposando a queste elaborazioni testi che non concedevano nulla a modelli poetico-evocativi accattivanti. La costruzione del testo era insieme funambolismo semantico, invenzione poetica e uso raffinato della metrica. Ci sono, nella sua discografia, dei veri capolavori in questo senso. Non tutti, ovviamente, ma se penso a “Disoccupate le strade dai sogni”, “Extranei” e a “Zingari felici”…. assolutamente sì!

                Veniamo all’ Ultimo album con Claudio: “Il grande freddo”, targa Tenco 2017,  cosa ricordi della sua realizzazione?

Soprattutto la fase preparatoria e progettuale, quando insieme a Claudio, a Roberto Soldati e a Danilo Tomasetta si cercava di capire quale direzione potesse prendere la realizzazione dell’album e quali potessero essere gli interlocutori tra produttori, studio ecc. Poi la fase realizzativa è stata seguita soprattutto da Roberto e Danilo, mentre io, sono rimasto un po’ fuori per via dell’impossibilità di seguire da vicino una cosa che si realizzava giorno per giorno a 400 Km da dove abito e anche a causa di altri impegni personali inderogabili che mi impedivano di spostarmi.

                Cosa ha comportato questo?

I miei interventi nel disco si possono contare sulle dita di una mano. Anche se poi ero costantemente aggiornato sugli sviluppi della situazione e delle registrazioni. Il ricordo legato a quel disco però va oltre le questioni tecnico-logistiche. Claudio aveva capito che sarebbe stato il suo ultimo disco e, anche se personalmente cercavo di esorcizzare quell’idea, lui in qualche modo riusciva sempre a trasmetterci questa percezione. La Targa Tenco gli fece molto piacere, è stata probabilmente la sua ultima gioia “professionale”. Ancora oggi penso con gratitudine a chi gli ha donato quel lampo di felicità.

                Secondo te oggi in qualche modo il pubblico sta riscoprendo Claudio Lolli, oppure c’ è il rischio che possa tornare ad essere “oscurato”, come lo è stato per tanti anni dal Premio Tenco, che gli ha conferito la Targa quasi in extremis

Non lo so. L’intera Opera di Claudio sta lì e parla da sola. Non è il banale giro di DO del tormentone estivo.  Per chi, giovani e meno giovani, avrà la fortuna di incontrarlo sulla sua strada, e avrà buon orecchio, buon cuore e buona intelligenza per ascoltare, ecco, per tutti costoro, l’incontro con Claudio Lolli sarà una scoperta non indifferente. Non esiste un progetto di “oscuramento” secondo me, esistono le scelte del “pubblico”, e qui il discorso sarebbe molto lungo e complesso… E poi un singolo soggetto non può oscurare una carriera lunga 50 anni, gli ultimi dei quali passati a percorrere l’Italia in lungo e in largo a proporre la propria musica davanti a migliaia di persone. Ecco, un singolo soggetto può decidere di non invitare mai più quel nome, ma nulla di più.

                Quali sono per concludere i tuoi progetti futuri?

Innanzitutto portare in giro ferite e feritoie nella versione live e nella versione teatrale (Ferite, feritoie e fermate intermedie). Se poi riuscissi a fermarmi e trovare la giusta concentrazione vorrei mettere a frutto alcune idee scrivendo nuove canzoni per un prossimo progetto discografico.