29 September, 2021
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IPCC: rischiamo una catastrofe. Come dovremmo reagire?

Pochi giorni fa è stata pubblicata la prima delle tre parti del nuovo rapporto dell’IPCC

Pochi giorni fa è stata pubblicata la prima delle tre parti del nuovo rapporto dell’IPCC, il pannello intergovernativo della scienza del cambiamento climatico, promosso dalle Nazioni Unite. Come avrete sentito, in questo documento (tra i più autorevoli in assoluto) vengono presentati dati estremamente allarmanti sul rischio di un surriscaldamento globale pericoloso e per molti versi irreversibile.

In sintesi, ci troviamo in un’emergenza. E la situazione continuerà ad aggravarsi se non intraprendiamo da subito azioni drastiche. Non è questo il luogo per approfondire tutte le preoccupazioni espresse dagli scienziati dell’IPCC, tuttavia vorremmo portare la vostra attenzione su alcuni aspetti fondamentali.

Non possiamo sperare di “salvarci” grazie innovazioni o particolari svolte che potrebbero azzerare le emissioni solo tra qualche decennio: il clima raccoglie fenomeni estremamente complessi, e alcuni processi che oggi rischiamo di innescare potrebbero manifestare la loro gravità anche fra un decennio o più, quando non vi sarà più alcun modo di fermarli. Ne sono un esempio lo scioglimento massiccio dei ghiacciai, l’alterazione delle correnti oceaniche, la desertificazione… La situazione rischia pure di diventare fuori controllo a causa del superamento di “punti di non ritorno” che indurrebbe mutamenti climatici ancora più rapidi (questo potrebbe accadere se oceani e foreste smettessero di assorbire CO2, o se il permafrost, sciogliendosi, iniziasse ad emettere grandi quantità di metano).

Tuttavia, gli scienziati lo hanno sottolineato, siamo ancora in tempo per scongiurare il peggio. Rassegnarsi significherebbe accettare conseguenze tanto disastrose da mettere in pericolo la sopravvivenza della nostra specie. Dobbiamo tenere a mente che ogni sforzo che facciamo oggi, ogni decimo di grado di riscaldamento evitato permetterà di salvare migliaia, se non milioni, di vite umane.

Un ultimo nostro messaggio: non voltiamoci dall’altra parte! Ci aspettiamo che i primi a farlo saranno i politici, che oggi si dicono “allarmati” e parlano di “azioni concrete” ma domani continueranno a propugnare un’idea di sviluppo che è causa, non soluzione, della crisi climatica. In modo purtroppo molto simile agiranno i nostri media, che oggi – se va bene – mettono in “terzo piano” questo report agghiacciante, per poi continuare a tacere dell’inadeguatezza degli attuali “green deal” o delle responsabilità di multinazionali e grandi banche. Loro si volteranno dall’altra parte, e tu che stai leggendo? Certamente è più facile ignorare un fatto così preoccupante e spaventoso, è un comportamento naturale (gli psicologi la chiamano negazione implicativa), però non è ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di unirci, di rompere questa normalità, di ribellarci. Possiamo ancora farcela.

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