29 September, 2021
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La Svizzera a Mogliano: Ca’ Donadel.

Nelle peregrinazioni sullo Zero, in bici, ho il mio momento bucolico. Dopo aver superato il ponte degli Sc/ievani ho come una visione. Belle e cordiali mucche si avvicinano all’argine, e osservano con

Nelle peregrinazioni sullo Zero, in bici, ho il mio momento bucolico. Dopo aver superato il ponte degli Sc/ievani ho come una visione.

Belle e cordiali mucche si avvicinano all’argine, e osservano con occhio paziente ma curioso il mio passaggio. Saranno una ventina in un lungo pratone verde, non ci sono pastorelle, nè montagne innevate ma l’effetto è Svizzera o alpestre insomma. Oppure semplicemente non sono abituato a vedere mucche al pascolo, grasse e libere, nelle nostre campagne. Le saluto e con un rapido (ehm) balzo esco dall’argine e raggiungo i Donadel, la storica ed abile famiglia che ha creato questa realtà a vocazione biologica ai margini di Campocroce. In realtà li conoscevo da tempo, ma adesso hanno dato vita ad un’azienda complessa che spazia dall’allevamento alla ristorazione, io mi ricordavo che in tempi eroici venivo qua a prendere il latte crudo per la mia bimba che lo sputava ed io, con la scusa di incoraggiarla, bevevo avidamente. Passano gli anni, la stalla diventa più grande, c’è uno spaccio con i formaggi e la carne. E poi, spero di non essermi perso qualcosa, la nuova gelateria-agriturismo. Questa ha un successo clamoroso perché i ragazzi (ma quanti fratelli sorelle sono?) fanno un gelato genuino e squisito. Ma hanno anche fatto una furbata, hanno messo uno spazio gioco per gli infanti che si scatenano tra un cono e una pallonata. Non amo i bambini ma devo convenire che là sono contenti e che in fin dei conti servono per la continuazione della specie umana. Vorrei chiedere di come funzionerà la “fattoria didattica“ e di come riusciranno a fare qualcosa di didattico tra tante prelibatezze . Ma tant’è, dopo aver ordinato un tagliere succulento, mi infilo nello spaccio.

Sapevo che i Donadel avevano vinto dei premi con i loro formaggi che avevano battezzato con dei nomi originali come Piero, kaliera, filanda… mi annoto tutto per la prossima spesa. E poi c’è una novità, il kefir, una specie di yogurt bevibile, lo compro subito, chissà se la mia bambina, che adesso è più alta di me, lo sputerebbe e poi mi ricordo maledizione che sono in bici e fuori ci sono 40°, le zanzare, le zecche e magari qualche “stupidino“ con il motorino sugli argini.

In macelleria ho il mio momento di crisi. Già da un paio di anni ho deciso di salvare il mondo e quindi di mangiare meno carne perché gli allevamenti intensivi inquinano più delle navi crociera a Venezia e gli animali vivono una vita (per modo di dire) infernale. Sono sceso come consumo a due volte alla settimana e quando il mio vicino di casa fa il barbecue lo spio, nascosto nella siepe, e annuso come un tossico messo male.

 Poi Mario (o Nicola, non li distinguo) Donadel mi dice che gli animali sono curati, lavati e come ho visto, godono perfino di una libertà di pascolo. Sì, ma cavolo la mia coscienza rogna. Le propongo un compromesso: niente costate di quelle belle signore pezzate ma un salame con l’aglio nero. Buona idea. Evito però di farmi mostrare l’angolo di quei bei grufolotti rosei che si rotolano felici nel fango proprio là vicino. Carico lo zaino pieno di prelibatezze (e rimorsi) e mentre saluto i Donadel (Ma se vuoi te la portiamo a casa noi la spesa…) mi fermo incantato davanti alla statua (?) a fianco della gelateria. Incredibile. Intuisco che non l’ha disegnata Michelangelo.