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La febbre del venerdì sera.

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Succede a mezzanotte o poco più a Mogliano. Sto tornando da Giavera e sto infilando via Roma quando scorgo Lucio che felpato sta rincasando da un concerto. Lo chiamo con un epiteto volgare (noi ci salutiamo così…) e si parte in una chiacchierata da tiratardi. Gli racconto che sono stato al festival di Giavera ad ascoltare Massimo Bray (il tizio capo della Treccani, intesa come enciclopedia), una brava persona, però gli confido, un po’ troppo corretto. Racconto a Lucio che comunque è stata una palla aspettare la fila per lasciare i dati, disinfettare le mani, la mascherina, i posti distanziati, Insomma la solita trafila e poi lui, Bray, a sostenere che il futuro sono i giovani, che bisogna investire nella scuola, nella formazione. Sì giusto, e noi lupi grigiotti ad applaudire.
Invece Lucio mi dice che in piazza c’era il delirio. Centinaia di ragazzi ai bar, appiccicati ed allegri, una mascherina ogni dieci spritz, gruppi fitti in conversazioni e giochi, che senza interruzioni o distanze si muovevano da un locale all’altro. Mi ricordo infatti che al semaforo del Terraglio ce n’erano parecchi esposti pericolosamente sulla carreggiata, molto disinvolti, troppo disinvolti. Non ne avevo schiacciato comunque nessuno.
Ragioniamo su questo. Sulla disparità di comportamenti magari solo ad un centinaio di metri tra un teatro e un effervescente bar spritzaiolo. Qualcosa non funziona. Da ridere poi che i miei vecchiotti di Giavera erano vaccinati doppi e invece sui giovanotti ho qualche dubbio. Io e Lucio amareggiamo sulla nostra sorte ma improvvisamente capisco che abbiamo torto.
Dalla prossima volta nelle riunioni nei cinema, nei teatri ci tocchiamo, saliviamo e ci scambiamo libri ben strofinati. Ci salutiamo con abbracci, con dei baci (sulle guance), ma quale mascherina? Quale Amuchina? No, no: spontaneità affetto e vicinanza. Anzi più l’incontro è culturale, musicale o teatrale più staremo attaccati, mano nella mano, grideremo e droperemo incontenibili.

Racconto a Lucio che nel dibattito a Giavera ogni volta che il microfono andava tra il pubblico veniva disinfettato e pulito. -Che esagerati… – mi dice Lucio. Ci salutiamo, sullo specchietto retrovisore vedo che si alza la mascherina appena incrocia un’altra persona sul marciapiede.