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LA SCULACCIATA PEDAGOGICA DI RO MARCENARO

Una giovane ragazza si aggira leggera fra gli articoli della Costituzione nelle vignette della mostra che invitiamo a visitare. Per Ro Marcenaro la Costituzione è donna.

E’ scalza e sicura di sè, aggraziata, indossa una tunica bianca come la camiciola leggera che si infila ai neonati, perché lei, appunto, si è appena affacciata alla vita: da poco è avvenuto il passaggio dalla dittatura alla Repubblica e con la Repubblica, è nata la Costituzione. Una fascia tricolore le attraversa la spalla e in varie fogge le cinge la vita, rappresenta l’Italia. Porta in testa una corona senza gioielli che ricorda la cinta muraria a difesa della città. Quella città, la polis greca, dove si esercita la democrazia, il governo del popolo.

Non inganni la leggiadria della giovane Costituzione. Con determinazione vigila su ogni articolo, e se a tratti è materna e accogliente, se suggerisce collaborazione e mutuo riconoscimento, non cessa mai di controllare che ci sia corrispondenza fra quanto ogni articolo precisa ed il comportamento di chi deve far sì che il principio fissato dalla norma venga attuato e rispettato.

Inizia subito a fare chiarezza, la giovane dal piglio severo. Fin dall’articolo 3, spazza via ambiguità e fraintendimenti. Il messaggio è chiaro: non vi può essere uguaglianza dove persistano il potere ostacolante e condizionante degli interessi del singolo o degli apparati di potere, qualsiasi siano gli abiti e le forme che rivestano. Ed ecco, a colpi di ramazza, come quando si vuole allontanare la sporcizia, volare via diplomatici, generali, affaristi, prelati, giudici. Anche il denaro non ha spazio se un nuovo patto deve nascere tra cittadine e cittadine. Se la partecipazione è paritaria non c’è prezzo né gerarchia.

E ancora è conciliante, articolo 8, quando si incammina, accompagnando e sospingendo verso un orizzonte ampio le religioni, maternamente indicando, è il caso di dirlo, (… quando mamma diceva “Ma dai, su, non fare così!”) che non esiste una verità, ma che la ricerca interiore e la spiritualità hanno radici e obiettivi comuni, spazi senza limiti.

E quando serve, articolo 28, con la stessa fermezza, la Costituzione sculaccia il funzionario che ha violato i diritti. Il trasgressore, così come un bambino disobbediente, viene percosso per essere ricondotto al rispetto della legge. E’ un adulto che indossa tait e cilindro. Una eleganza formale simbolo di ricchezza influente, che indica come sia possibile l’intreccio di interessi di parte tra chi amministra la cosa pubblica e chi può orientare le scelte, anche legislative, a proprio personale tornaconto o del gruppo di appartenenza. Una regressione all’infanzia, di chi per sua funzione dovrebbe ben conoscere la norma, ma che ancora ha bisogno della punizione per rispettarla.

Con ironia e leggerezza, la sempre giovane Costituzione aspetta paziente che entriamo in contatto con lei e che ci assumiamo la responsabilità di attuarla.