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Detronizzate dal seme della guerra…. attendiamo sul divano

Festa della mamma. Ci offriranno fiori e cioccolatini. Ne saremo appagate noi donne? E i maschi si sentiranno sgravati da (forse ancestrali e inconsapevoli) sensi di colpa? Uno slogan femminista afferma “Né

Festa della mamma. Ci offriranno fiori e cioccolatini. Ne saremo appagate noi donne? E i maschi si sentiranno sgravati da (forse ancestrali e inconsapevoli) sensi di colpa?

Uno slogan femminista afferma “Né puttane né madonne, finalmente solo donne”

Secondo le ricerche dell’archeologa lituana Marija Gjmbutas condotte sui reperti archeologici dell’intera Europa dal Paleolitico all’età del bronzo, esisteva un culto della Grande Dea come fonte di vita dell’intero Universo. A lei erano attribuite le funzioni del generare, del creare, (la Vita), del donare, integrate con quelle del prendere, togliere (la Morte).

Gimbutas nota come da questi reperti siano del tutto assenti immagini di lotta, conflitto e morte a testimonianza di una società organizzata in maniera paritetica e pacifica in cui le donne ricoprivano un ruolo dominante, ed in cui il generare ed il creare prevaleva sul soggiogare e distruggere. A questa cultura sedentaria, agricola localizzata, alla fine del V millennio, nell’antica Europa, nell’Anatolia, a Creta, si contrappose la cultura nomade e guerriera delle popolazioni stanziate nel bacino del Volga e ad ovest del Mar Nero, caratterizzata dalla patrilinearità, dall’allevamento, dalla fabbricazione delle armi. Tra il 4300 e il 2800 a. C. le incursioni di questi popoli misero fine alla cultura esistente nei territori occupati trasformandola in androcentrica e patrilineare, sostituendo agli antichi simboli quelli della guerra e della forza del maschile.

Nello scontro tra le forme religiose dell’antica Europa e quelle indoeuropee furono le antiche dee a soccombere e il culto della dea divenne clandestino o rimase nell’ufficialità acquisendo quelle caratteristiche che lo rendevano tollerabile agli occhi della cultura dominante.

Secondo l’autrice noi viviamo ancora sotto il dominio di questa simbologia che però contiene in sé anche elementi dell’antico culto dedicato alla dea e che riportano all’evidenza il femminile rimosso. Ne sono esempio le dee greche Demetra e Persefone e le figure cristiane di Maria, la Madonna, e di Sant’ Anna, sua madre. Un angelo annuncia ad Anna il suo concepimento ed Anna come ringraziamento per questa tardiva maternità promette che offrirà la figlia Maria al tempio. A tredici anni Maria viene affidata a Giuseppe e dopo poco un angelo annuncerà a Maria la nascita, ad opera dello Spirito Santo, di Gesù. L’antica Dea Madre, dispensatrice della nascita e la madre terra si fondono nell’immagine della Madonna. E’ probabile che l’intima paura del maschio nei confronti del potere generatore del femminile abbia trovato una risposta in queste figure simbolo? Attribuito un ruolo: madri, figlie, spose, del tutto prive di potere, il femminile diviene presenza irrilevante se non in funzione della continuità della specie.  Quasi che il culto attribuito a queste figure di donna potesse e possa esorcizzare il timore di perdere il proprio potere significante nel mondo, da parte del maschile.

La Vergine Maria, muta, è simbolo di chi accoglie in sé quella parola che si fa carne e che permette che si compia la legge del maschile, del padre.

Antitetica a questa immagine, ecco la donna magnificata e glorificata per le sue forme erotiche, simbolo del soddisfacimento del desiderio sessuale dell’uomo, anch’essa afona, priva di quella parola e di quel significato che dicono di sé, dell’essere nel mondo, effetto della produzione di un immaginario altro.

Dove ci porta questa simbologia? Non è estranea a ciò che accade. Detronizzate dal seme della guerra partecipiamo a questo rituale che conferma la fissità dei ruoli e siamo Madonne che offrono i figli ai padri e Puttane, quando ci stuprano ce la siamo voluta o abbiamo denunciato troppo tardi. E siamo ancelle, tramite muto, quando ci sediamo in disparte perché i maschi possano parlarsi.

Le 38 donne uccise dall’inizio dell’anno, due a settimana, erano mamme, figlie, spose.

Potranno le figlie e i figli fare festa, oggi?

L’Italia è tra i paesi Ue dove la disparità occupazionale tra padri e madri risulta più alta. Ad aggravare la situazione occupazionale delle madri è la carenza di strutture che si occupino del benessere della comunità, perché sembra più opportuno investire in armi di sterminio. All’accudimento pensino le donne investendo capacità, intelligenza, energia sottratte alla cura di sé stesse.

Festa della mamma: vogliamo rispetto, fine della strage, lavoro, servizi, cultura, ambiente non inquinato.

I fiori e i cioccolatini ce li compriamo da sole.