27 October, 2021
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Gelate di aprile: semplici eccezioni o avvisaglie della crisi climatica?

“Aprile è il mese più crudele”. Quest’anno, in molti l’avranno notato, l’inizio della primavera è stato decisamente insolito: già a fine febbraio abbiamo avuto alcune giornate molto tiepide, a cui sono bruscamente

“Aprile è il mese più crudele”.

Quest’anno, in molti l’avranno notato, l’inizio della primavera è stato decisamente insolito: già a fine febbraio abbiamo avuto alcune giornate molto tiepide, a cui sono bruscamente seguiti giorni molto freddi a marzo; poi nuovamente giorni caldi (fine marzo) e ora, a metà aprile, abbiamo avuto (con dispiacere di tutti i coltivatori) temperature minime insolitamente basse, anche sotto lo zero.

Una primavera così anomala ha precedenti? Oppure è il risultato del cambiamento climatico in atto? Entrambe queste domande non possono trovare una risposta certa e immediata ma richiedono, piuttosto, una contestualizzazione. Questa contestualizzazione può esserci fornita da un’agenzia competente quale è l’ARPAV, la quale ha recentemente pubblicato un’analisi molto chiara su questi eventi. Prima di dare uno sguardo ai dati, facciamo una considerazione.

In linea generale, è improprio attribuire alla crisi climatica la causa di singoli eventi meteorologici, perché la grande variabilità del meteo, di giorno in giorno, può discostarsi (anche di molto) dalle medie climatiche, specie in una stagione instabile come la primavera. L’influenza del surriscaldamento globale però c’è e non è trascurabile: non provoca questo o quel  evento, ma è responsabile della crescente frequenza ed intensità di eventi estremi o comunque anomali.

Le gelate d’aprile, sebbene poco frequenti, non sono una novità: ne abbiamo avute 8 negli ultimi 30 anni (anche se solo due, quelle del 1997 e del 2003, hanno avuto un’intensità simile a quella di quest’anno), e analizzando dati storici se ne troverebbero probabilmente altre.

Tuttavia, per l’evento di quest’anno è appropriato guardare alla crisi climatica, non tanto come causa diretta, bensì come responsabile degli ingenti danni subiti dalle coltivazioni. Infatti la principale anomalia di questa primavera sono state le forti oscillazioni delle temperature: le settimane calde di febbraio e marzo, con temperature massime fino 25°C, hanno segnato record su 62 stazioni del Veneto su 109. Molti ortaggi invernali hanno iniziato a montare a seme (come testimoniato da Cesare Bulegato, dell’az. agr. la Zucca Vuota) mentre gli alberi da frutto sono fioriti precocemente, subendo gravi danni appena le temperature sono nuovamente scese. Ed è questo tipo di variabilità un fenomeno che si sta ripetendo sempre più spesso e destinato a peggiorare, in quanto conseguenza della crisi climatica. Per questo motivo si parla sempre più spesso di adattamento; tuttavia, come abbiamo visto in questi giorni, la risposta a cambiamenti climatici così accelerati e imprevedibili può limitare solo parzialmente i danni: oltre che ad adattarci, dobbiamo dunque agire urgentemente sulle cause del problema, cioè arrivare all’azzeramento delle emissioni nette di gas serra. Perché è evidente come un crollo della produzione agricola rischi di portarci ad una crisi generalizzata, per nulla auspicabile.

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