27 October, 2021
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Arginauti

Sembra una stramberia ma il Covid è riuscito anche a trasformare i nostri amati argini.

Sembra una stramberia ma il Covid è riuscito anche a trasformare i nostri amati argini. I sentieri verdi ai margini dello Zero si sono popolati come mai visto prima. Già il prima.
Fino ad un anno fa potevi camminare senza incrociare nessuno disapprovando il passaggio di una nutria o spaventarti per l’atterraggio scomposto di una folaga. Adesso invece c’è una processione di neoconvertiti al podismo salutare e ti subentra anche l’incertezza del saluto come in un sentiero troppo frequentato di montagna. Grüß Gott? Molte persone strette nella trappola arancione e rossa hanno scoperto quei dieci chilometri serpeggianti nel Comune e li hanno eletti come passeggiata preferita.
Tipologia? Di tutto, solitari con il telefonino, gruppi con le astine del nordic walking, ragazzi stufi di dad, ciclisti impeccabili con le tutine, molti (ma tanti proprio) cani con accompagnatori più o meno ligi. Quasi tutti hanno la mascherina (I cani no) e sono rispettosi ma non manca chi la tiene abbassata sotto il naso anche quando una persona passa vicina a mezzo metro. Anche i cani sono abbastanza rispettosi e quasi sempre non mordono e non ti strappano la caviglia mentre fuggi in bici. Coppie di persone mature, mascherine e chiome immacolate e giovani coppie atletiche modaiole e fasciate.

Le tre zone di argini moglianesi sono equamente frequentate anche se la parte centrale, a ridosso della cittadina, ha il primato. La riscoperta invece degli angoli tranquilli verso i confini trova adepti ogni giorno. C’è anche un vago sapore di avventura nel superare il limite della ferrovia ad ovest e della Zermanesa dall’altra parte. A volte, dopo un’ansa, si intravede perfino la campagna benedetta di una volta. Tranquilli è solo un’illusione. Arriveranno altro cemento, altri capannoni o altre lottizzazioni, fintamente verdi e sostenibili. Però intanto godiamoci le splendide rive prima e dopo del mulino di Campocroce e le sponde silenziose vicino a via Cortellazzo.

Rompiamo l’incantesimo con tre osservazioni.

La prima. Come superare gli sbarramenti Terraglio-ferrovia-autostrada?

La seconda. Come essere sicuri che quello che state percorrendo è un argine agibile, consentito e non è invece proprietà privata con relativo linciaggio (solo verbale si spera) del proprietario inferocito?

Tre. Come fai a sapere che l’argine è quello giusto? Nel senso che stai allegramente calcando la riva destra e improvvisamente ti trovi davanti uno sbarramento qualsiasi, cosa fai? Torni indietro e provi smarronando l’altra sponda? Esiste una mappatura ragionevole ed aggiornata degli argini transitabili dello Zero?

A questi tre problemi rimedieremo con tre interviste. Con un moglianese DOC che si vanta di percorrere in bici tutti i 10 km dello Zero nostrano. Con un tecnico del Consorzio delle Risorgive, espertissimo e disponibile. Con un cartografo che ci fornirà la sua personalissima versione di questo possibile percorso ad ostacoli rivierasco.

Una domanda: secondo voi questa bellissima passeggiata sulle rive dello Zero dopo il Covid sarà abbandonata, mantenuta o migliorata? Votare.