Probabilmente non c’è modo migliore per ricordare la parabola artistica, tanto breve, quanto intensa del cantante Demetrio Stratos, che fare riferimento al racconto di Franz Kafka: “Il silenzio delle Sirene”, in cui il celebre scrittore praghese descrive Ulisse che, con tanto di catene ben strette attorno al corpo e di cera nelle orecchie, è convinto di stare lottando contro la fascinazione del canto di queste creature mitologiche, anche se di fatto lo aggrediscono con qualcosa di ben più pericoloso: il silenzio. Un silenzio che fuori metafora rappresenta, tra le altre cose, la natura che si rifiuta di dialogare con l’uomo, negandogli il suono e la musica, ovvero la forma d’arte più liberatoria dell’anima. Forma d’arte che Demetrio, come cantante e sperimentatore vocale ha sempre vissuto ed espresso, cercando di vincere il silenzio, che, se diventa assoluto come quello delle sirene kafkiane, annulla ogni forma di comunicazione, con il conseguente annientamento dell’anima.

Efstratios Dimitriou questo è il vero nome di Stratos , nasce ad Alessandria d’Egitto, il 22 aprile 1945 (il suo cognome venne di fatto trasformato in nome, dagli amici, quando nel 1962 si trasferì  in Italia  per frequentare la Facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano), esordisce nel 1963 come cantante e pianista  in un complesso studentesco di Soul, Blues e Rhytm and Blues, in cui si distingue da subito per l’originalità della sua voce ricca di influssi culturali, legati alla tradizione orientale, araba, bizantina, balcanica e, in senso più lato, mediterranea.

Dal 66’ al ’70 suona come pianista e cantante nel complesso beat: “I Ribelli” (gruppo di supporto del “Clan” di Adriano Celentano), con il quale incise tra gli altri il 45 giri: “Pugni chiusi” e il 33 giri che porta il nome del complesso. Staccatosi dal gruppo nel 1971 entra a far parte della “Numero 1”, all’epoca casa discografica alternativa di Battisti e Mogol, che in quegli anni accoglieva giovani talenti, molti dei quali destinati a lasciare una traccia indelebile nella storia della musica di casa nostra[1].

Ma è nel ’72 che intraprende la strada del successo, fondando con il batterista reggiano Giulio Capiozzo: “Gli Area”, con i quali rimase sino al 1978, affermandosi in Italia e all’ estero come una band assolutamente in grado di competere tra fusion e Rock con Miles Davies, i Weather Report e altri grandi nomi del panorama internazionale.

Il gruppo degli Area “International Popular Group”, al quale si aggiunsero ben presto il chitarrista Paolo Tofani, il bassista Ares Tavolazzi e il tastierista Patrizio Fariselli ha rappresentato per un’intera generazione un modo unico ed irripetibile di intendere la musica, secondo una logica aperta ad ogni forma espressiva, gradita al pubblico, perché caratterizzata da un sound sperimentale, in cui si mescolavano con un teatro letteratura   e molte altre forme d’ arte.

Secondo un modo di suonare in cui la voce di Stratos si fondeva con gli strumenti che lo accompagnavano, con dei risultati che a tutt’ oggi, sono esemplari e assolutamente inimitabili, salvo proporli in chiave simpaticamente e bonariamente parodica dagli “Elio e le Storie Tese”, nel brano: “Vorrei suonare come gli Area” (da: “Album Biango”, 2013).

Il grande successo che gli “Area” raggiunsero in quegli anni era strettamente legato al nome di un artista e poliedrico organizzatore di eventi culturali: Gianni Sassi, destinato a trasformarsi in manager e impresario discografico della casa discografica “Cramps, Record” della quale entrarono Eugenio Finardi, i “Carnascialia”, la “Venegoni & Co”, “Lucio Fabbri, il “Canzoniere del Lazio” e molti altri musicisti dell’epoca.

Il Manager e imprenditore Culturale Gianni Sassi

Questo è per la musica italiana un momento felice e di grandi trasformazioni, dove all’ insegna della parola “aggregazione” e dei movimenti culturali del ‘68, nascono mode e stili destinati ancor oggi a fare tendenza, ma all’ epoca all’insegna di un modo di intendere la musica in modo libero e senza le costrizioni del mercato attuale.

Sono anni di grande lavoro e impegno per Demetrio e gli Area, con una discografica che da “Arbeit, macht frei” (1973) a “Gli dèi se ne vanno gli arrabbiati restano” (1978)[2], hanno contribuito ad aprire sul piano della ricezione artistica individuale e collettiva, delle porte che, a consuntivo ideologico, esaurito, archiviato e in passivo, restano un punto di riferimento fondamentale, per chi guarda ancora alla musica come ad un molteplice crogiolo di forme artistiche.

E non solo per “Luglio, Agosto, Settembre nero”[3] “Gioia e Rivoluzione”[4], “La mela di Odessa”[5] e “L’Internazionale”[6], o l’ancora attualissima “Hommage a Violette Nozieres”[7], ma perché gli “Area”, in quegli anni a Milano, come i “Napoli Centrale”[8] in Campania hanno rappresentano la fusion e la pura sperimentazione Jazz, che si mescola con l’elettronica e la tradizione mediterranea tra nuovi linguaggi sonori e mescidanze liunguistico – dialettali decisamente d’avanguardia.

Demetrio Stratos lascia gli, “Area” poco prima del ‘78 per dedicarsi esclusivamente alla ricerca musicale, quasi in contemporanea con il chitarrista Paolo Tofani, anche lui più che mai determinato nella sua ricerca, anche se vira verso l’Oriente, perché diventa, con il cantautore Claudio Rocchi, monaco Hare Khrisna.

Gli Area ieri e oggi

E’ questo il periodo in cui  la sua febbrile e solista  ricerca sonora,  iniziata  nel 1976 con “Metrodora”, per terminare nel 1979 con: “Rock & Roll Exibition[9]” giunge a un punto di svolta, la sua voce, oggetto di studio presso il CNR dell’ Università di Padova, si orienta sempre di più, con esiti magistrali, verso il teatro e nuove forme di sperimentazione: dagli ultimi testi del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud  (su invito Di Radio France nel 1978) al “Satyricon”, dello scrittore latino Petronio al teatro dell’“Elfo” di Milano per la regia di Gabriele Salvatores (1979). In questo periodo viene inoltre invitato anche da John Cage a tenere una serie di concerti al Roundabout Theatre di  New York e partecipa alla Merce Cunningham Dance Company, con la direzione artistica di Jasper Johns, quella musicale di Cage e la collaborazione di Andy Warhol,  per i costumi. La sua carriera è ormai orientata verso il successo internazionale, ma il 2 aprile del 1979 viene colpito da una grave forma di anemia aplastica, che, dopo i ricoveri presso il Policlinico di Milano e il Memorial Hospital di New York, lo condurrà alla morte. Il concerto organizzato da Gianni Sassi e dalla Cramps per la raccolta fondi per le sue cure, presso l’Arena Civica di Milano, venne tenuto il 13 giugno del ’79, il giorno dopo la sua scomparsa.

Ed è nel ricordo delle  malinconiche note dell’ “Internazionale” eseguita dai restanti “Area” al termine del concerto dato da  Rai2  nel Luglio  del ‘79,[10] che  ci piace  pensare a Demetrio, come ad un insuperato e forse insuperabile  viaggiatore di una grande “Audissea”, in cui l’armonia e la disarmonia delle forme  sonore, sono  tra i miti greci di Apollo Dioniso e  le modulazioni sciamaniche della figura di Orfeo[11], la più grande espressione e irripetibile forma di  musicoterapia  individuale e collettiva al tempo stesso.

Brani da Ascoltare degli “Area”:

Luglio Agosto  Settembre Nero”;

Gioia e Rivoluzione”;

L’Internazionale”;

Hommage a Violette Nozieres”;

Brani dalla Discografia solista di Demetrio Stratos:

D. Stratos. G. Liguori, G. Stocchi: “Cantata rossa per Tall el Zaatar”;

Da:  “Metrodora” : “O Tzitziras o Mitziras”;

Da: “Cantare la voce”: “Le Sirene”.

 

 

[1] Negli anni dal 1971 al 1973, nei quali inizia ad avvalersi degli enormi successi di vendita di Lucio Battisti, la Numero uno tenne a battesimo e valorizzò numerosi giovani talenti della musica italiana, quali la Premiata Forneria Marconi,  Adriano Pappalardo  ed Eugenio Finardi; negli anni seguenti arriva il successo di Toni Esposito e di Ivan Graziani, già chitarrista di Battisti.

[2] La discografia completa degli “Area è la seguente; 1973 “Arbeit macht frei”, 1974 , “Caution Radiation Area”, 1975,  “Crac!”, 1976  “Maledetti “(maudits)  1978 –  1978 “Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!”  Album dal vivo 1975 , “ Are(A)zione”, 1979 , “Event76

[3] Dall’ Album: “ Arbeit macht frei”,   1973,

[4] Dall’ Abum:” Crac”, 1976;

[5] “Area- azione (1975)

[6] “Gli Dei se nevanno gli arrabbiati restano”, 1978.

[8]  Di loro qui ricordiamo che il bassista all’ epoca era un certo Pino Daniele.

[9] La discografia ufficiale di Demetrio Stratos invece è la seguente  1976 – Metrodora, 1977 – La cantata rossa per Taal al Zaatar (con Gaetano Liguori e Giulio Stocchi),1978 – O’Tzitziras O’Mitziras, 1978 – Cantare la voce, 1979 – Rock’n Roll Exhibition (con  Mauro Pagani e  Paolo Tofani), 1990 – Le milleuna    Album dal vivo 1980  Recitarcantando, 1998 – Concerto all’elfo

[10] Al quale parteciparono tra gli altri: Eugenio Finardi, Angelo Branduardi, Antonello Venditti, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Carnascialia, Ivan Graziani,  Skiantos e gli stessi Area.

[11] Da intendere nel senso da un lato nel senso più stretto dell’Archetipo junghiano, cfr J. S. Bolen: “Gli Dei dentro l’uomo”, Astrolabio, Ubaldini, Roma, 1989, dall’ altro in riferimento alle inquietudini generazionali del romanzo di J. Kerouac: “Orfeo emerso”, Milano Mondadori, 2004.

 

 

 

 

Stefano Stringini
Docente di Lettere presso il Liceo G. Berto di Mogliano. Ha pubblicato alcuni libri di Poesie: “Emermesi” (Pescara, Tracce, 1986), “Breviari, Taccuini e Baedekers” ( Bologna, Andomeda, 1992), “Rimario d’ Oltremura” (Chieti, Noubs, 1997) e vinto qualche Premio, l’ ultimo è stato quello conferitogli dall’ “Istituto Italiano di Cultura di Napoli.” (2019) Ricercatore sonoro (rumori, parole e musica) è istruttore di Hata Yoga e tiene Workshop di scrittura creativa con i Tarocchi.

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