Roberto Mancini è il nuovo allenatore della Nazionale; Claudio Ranieri è il direttore tecnico. Così ha deciso la presidenza della Federazione Italiana Gioco Calcio. La scelta iniziale di Andrea Pirlo e di Paolo Maldini è saltata per un motivo: la carica di Pirlo come “global ambassador” della società di scommesse russa Fonbet. Non è una novità che società di scommesse finanziano lo sport. La vicenda meriterebbe attenzione da parte degli amministratori pubblici su un problema: le scommesse e le loro ripercussioni sui comportamenti delle persone. Il gioco legale nel 2025 ha raggiunto la cifra di 165 miliardi e 345 milioni di € (+ 9% rispetto al 2024). Lo Stato incassa 11,5 miliardi, i giocatori perdono 20 miliardi. I soldi spesi per il gioco legale sono pari ad oltre 7 volte il totale dell’ultima manovra di bilancio 2026-2028 (22 miliardi). La spesa sanitaria del 2025, per confronto, è stata di 160 miliardi.
Nel totale sono comprese sia i giochi come lotto, gratta & vinci e lotterie varie che i giochi online. Sfidano la fortuna sia giovani (soprattutto su siti in rete) che adulti di varie fasce d’età. Tentare la sorte è per molti il modo per cercare di guadagnare qualche soldo, per passare del tempo, per vincere la noia, per provare sensazioni nuove. Il gioco da passatempo occasionale può diventare attività non controllabile. La spesa media è di circa 1.900 € per giocatore ma, in alcune regioni del Mezzogiorno raggiunge i 3.000 €. La probabilità di una vincita di entità cospicua su giochi cartacei è di 1/622.614.630 per l’Enalotto, di 1/3.600.000 per Win for life, di 1/1-15.000.000 per Gratta e Vinci. Il Manuale diagnostico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association del 2013 classifica la ludopatia come disturbo da gioco d’azzardo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’edizione ICD 10 la classifica tra i disturbi delle abitudini e degli impulsi.
Si tratta in pratica di una dipendenza patologica che modifica in peggio la vita di milioni di persone sul piano fisico, psicologico, dei rapporti sociali, economico e del lavoro. Giocatori incapaci di trattenersi dal gioco consumano le proprie risorse e ricorrono a prestiti sia ad interessi legali che, purtroppo, ad usura. La malavita sfrutta le disgrazie altrui. Si calcola che i malati da malattia da gioco siano in Italia circa 1,5 milioni. I dati citati si riferiscono solo al gioco legale, ma esiste anche quello illegale o clandestino che dir si voglia e qui dati ufficiali non esistono. Nella rete esistono siti autorizzati ma anche siti illegali nel darkweb.
Esiste una legge antiusura (legge 108/1996) che ha istituito un fondo di solidarietà (art. 14) ma, tuttavia, si applica solo ai soggetti economici e non anche alle persone fisiche e alle famiglie come sarebbe necessario. Il Fondo suddetto non ha una dotazione stabile. Non esiste un meccanismo di priorità nelle denunce (una sorta di codice rosso) a protezione delle vittime di usura. Anche la legge sul sovraindebitamento (legge 3/2012) andrebbe rivista. Le persone in difficoltà economiche (da gioco patologico e non solo) ma anche della loro tendenza a indebitarsi oltre le disponibilità economiche; queste persone rischiano potenzialmente di cadere nei prestiti ad usura. Riforme sarebbero necessarie: il Parlamento se ne occuperà?
Il gioco d’azzardo è diffuso e finanzia anche il calcio. Nel prossimo campionato su più d’una maglia di squadre di serie A comparirà un logo con il vocabolo bet (scommessa). Sulla vicenda di Pirlo siamo passati dalla panchina alle relazioni internazionali. Nessuno ha ricordato quanti soldi lo Stato incassa dai giochi; sono una voce di bilancio a cui nessun ministro delle finanze e dell’economia potrebbe rinunciare. È stato dato ampio risalto alla notizia dell’allenatore costretto a rinunciare alla panchina azzurra perché global ambassador di una società di scommesse ma nei media vengono diffusi slogan come “gioca con prudenza” oppure “il gioco è uno sfizio ma non un vizio” che vedono come testimonial personaggi dello spettacolo, sportivo ed extra. Ora, buon lavoro al neoallenatore Mancini. Sarà il campo a valutare la bontà del suo operato.
In ultimo, un piccolo ricordo di Franco Baresi. Nella sua vita sportiva ha vestito solo due maglie quella rossonera del Milan e quella azzurra della Nazionale. Esempio di bravura e impegno anche in circostanze difficili. Ne cito una.
Ai mondiali in USA del 1994 tornò in campo venticinque giorni dopo un intervento chirurgico al ginocchio. Fu un atto di coraggio e di dedizione contro un evento sfavorevole: non dovremmo dimenticarlo oltre le vittorie di cui fu protagonista.


