Trent’anni fa, nel 1991, ricorderete senz’altro le navi stracariche di profughi provenienti dall’Albania che approdavano nei porti italiani.
Perché quella gente fuggiva dal loro paese?
Perché di quel paese così vicino si sapeva così poco?
L’Albania si liberò nel 1991 da un regime dittatoriale tra i più lunghi e crudeli dell’epoca contemporanea. Il suo capo indiscusso, Enver Hoxha, la tenne in suo potere per quasi mezzo secolo.

In questo breve testo ho estratto e tradotto spunti del libro “La vita segreta di Enver Hoxha” di Kastriot Myftaraj, uno scrittore e giornalista albanese che indaga su aspetti poco noti della sua biografia.

Lo stesso testo, in forma ridotta, è stato letto nel corso di una presentazione sull’infanzia di alcuni dittatori (Mussolini, Hitler, Stalin, Gheddafi e Hoxha) realizzata dal gruppo moglianese “Quante storie!”, visibile su Youtube

Non è facile conoscere l’infanzia di Enver Hoxha, per il motivo che lui stesso ha fatto sparire o manipolato tutti i documenti che ne parlavano e anche perché, per tutto il tempo in cui è stato al potere, non ha mai permesso a nessuno di scriverne.

L’unico libro è un’autobiografia celebrativa, quasi agiografica, scritta col preciso intento di magnificarsi, ripulita al massimo da tutto ciò che poteva nuocere alla sua immagine, alterando la realtà, come poi è emerso da foto e documenti dell’epoca, tra i pochi che sono stati ritrovati, alcuni risultati palesemente artefatti. Tra gli esempi si ricorda una foto del 1912 in cui aveva fatto aggiungere, con un evidente montaggio, suo zio in un gruppo di patrioti del Movimento di Liberazione Nazionale dell’Albania.

Per questa esposizione ho voluto allontanarmi dalle biografie ufficiali, ancora oggi, a distanza di anni dalla sua morte e dalla fine del regime, parziali e iconografiche. Ho cercato notizie meno conosciute, pur consapevole del rischio di dar credito a voci non suffragate da conferme, anche se provenienti da più fonti.

Ho contattato parecchi autori in questo periodo e nessuno può confermare con esattezza il vissuto di questo dittatore. Perciò mi sono basata su un libro edito nel 2008: “La vita segreta di Enver Hoxha” di Kastriot Myftaraj, un giornalista albanese, che evidenzia le contraddizioni tra i fatti storici dell’epoca con ciò che il dittatore stesso ha scritto nella sua autobiografia “Gli anni dell’infanzia”.

Lo fa ricercando documenti e raccogliendo anche testimonianze orali da persone che lo hanno conosciuto; vicende che io stessa rammento d’aver udito nella mia famiglia e da alcuni parenti perseguitati dal regime, già verso la metà degli anni Ottanta, quando ero abbastanza grande da poterli comprendere.

Ma chi era Enver Hoxha?

Soprattutto: che infanzia e adolescenza visse il dittatore che ha tenuto una nazione in suo potere assoluto molto più a lungo di qualsiasi altro dell’era moderna?
Enver Hoxha ufficialmente nacque il 16 ottobre 1908 (sulla data di nascita ci sono almeno tre versioni, a causa della scarsa precisione degli uffici dello stato civile in quei tempi) in una famiglia umile di Gjirokastra, una città di pietra, arida, spoglia di qualsiasi tipo di vegetazione, sprovvista di risorse idriche al punto che l’unico modo per approvvigionarsi era canalizzare l’acqua piovana in cisterne scavate nel terreno, chiamate sterre.

Sua madre si chiamava Gjulustan, era una bellissima donna alta ed esile, suo padre Halil invece, era basso e senza nessuna posizione sociale. La giovane fu vittima delle leggi patriarcali che a quel tempo vigevano in Albania e imponevano la regola del matrimonio combinato.

Quando il padre di Gjula, disperato dal fatto d’aver concepito una femmina, si sfogò con il padre di Halil, questi per consolarlo gli disse che l’avrebbe presa lui per suo figlio piccolo e quindi Gjula, appena nata, fu destinata in sposa a Halil Hoxha. Pur chinandosi al volere del genitore, la ragazza non fu felice di essere promessa ad un uomo che, a differenza di lei che era bellissima, crescendo divenne sempre più goffo e brutto.
Soffrendo di questa differenza, Gjula, ormai moglie di Halil dal quale aveva avuto già dei figli, si lasciò coinvolgere in una relazione clandestina con un funzionario del governo di quell’epoca, di origine bosniaca, che per  uno scherzo del destino si chiamava anche lui Halil. Questi era moro, alto, un bellissimo uomo. Enver mostrò chiaramente di aver ereditato, man mano che cresceva, caratteristiche fisiche simili a quelle dell’amante della madre, rendendo palese di essere frutto di quest’amore fedifrago.

A causa di indiscrezioni, la relazione fu scoperta, i due amanti furono colti in flagrante e tutto il popolo di Gjirokastra seppe di questo tradimento, tant’è che quando il piccolo Enver andava a scuola, i suoi compagni lo deridevano chiamandolo “Enver dei due Halil”.

Perciò lui non parla quasi mai, tra i ricordi nel libro dell’infanzia, di suo padre ufficiale, prova un rifiuto nei suoi confronti. Chiamava suo padre “zio”, riservando invece l’appellativo “papà” a uno zio, che era tra l’altro il sindaco di Gjirokastra, forse ammirandolo per la posizione che aveva o forse perché imitava i suoi cugini che lo chiamavano così.

Compì i primi studi nella sua città natia, per poi entrare nel liceo francese di Korça, dove peraltro non brillò mai per le sue qualità di apprendimento.
Suo padre e il fratello più grande emigrarono in America per riuscire a guadagnare il denaro necessario a mantenere la famiglia e questo permise a Hoxha di proseguire gli studi fuori dalla città dove era nato.
Non eccelse mai in nessuna disciplina, anzi, in materie tipo matematica o chimica, raggiungeva a stento la sufficienza. Nonostante questo, ricevette una cospicua borsa di studio che gli permise di accedere agli studi universitari in Francia. Questa elargizione senza meriti gli fu riconosciuta dal governo dell’epoca del re Zog, in cambio dell’incarico di raccogliere informazioni sui suoi concittadini all’estero, presunti cospiratori contro la corona.

Il governo di Zog lo manteneva anche con un sussidio mensile, che gli permetteva di frequentare la vita mondana francese e di infiltrarsi nei gruppi comunisti albanesi, anche se non riuscì ad ottenere la piena fiducia di questi. Era visto con sospetto per il dubbio conferimento della borsa di studio e per questo veniva escluso da quelle frequentazioni.
Era uno studente che amava la letteratura, in particolare i libri gialli e le commedie, al punto che nell’arco del suo potere non ha fatto altro che metterle in scena, rendendo il suo regime una farsa poliziesca lontana dalla realtà.

Già al suo ritorno a Gjirokastra dopo il liceo di Korça aveva fatto parte di una troupe teatrale della sua città con ruoli abbastanza importanti, aiutato in questo anche dalla sua avvenenza fisica.

In quattro anni di università in Francia non riuscì a superare che pochi esami, quindi il regime di Zog, non potendo rischiare, smise di pagargli gli studi. Enver Hoxha venne espulso dall’ università di Montpellier e si trasferì da alcuni conoscenti a Parigi per cercare aiuti e per continuare il suo lavoro di spia anche fuori dall’ambiente universitario. Visse dieci mesi a Parigi e poi, sempre con l’appoggio del governo di Zog, divenne segretario del console onorario albanese a Bruxelles, conte Maroth, un uomo eccentrico, ricco, bellissimo, di tendenze omosessuali. Contemporaneamente, per i suoi comodi, frequentava un altro diplomatico, rivale in amore del primo.

In pratica Enver Hoxha, per ambizione, mirando a una elevata posizione sociale e ai soldi, non disdegnò nemmeno di prostituirsi con uomini.

In chiusura, un paio di considerazioni sulla parte terminale della sua lunga dittatura. Come in molti altri casi analoghi, negli ultimi anni di potere venne preso da atteggiamenti paranoici, vedeva nemici dappertutto, anche nei paesi un tempo “amici” come la ex Jugoslavia, l’Unione Sovietica e la Cina, coi quali ruppe ogni rapporto facendo sprofondare l’Albania in un isolamento sociale, economico e culturale forse unico al mondo. Perseguitò anche i suoi collaboratori più fidati, arrivando ad accusare, condannare e giustiziare, più o meno ufficialmente, anche alcuni suoi “fedelissimi”.

Previous articleSondaggio: La “violenza” dei nonviolenti
Next articleLa bufala del “compitino che ci chiede l’Europa”
Nata in Albania, dove ha vissuto fino al compimento dei 22 anni. Vive in Italia dal 1997. Amante della lettura e della scrittura, entrambe terapeutiche per rompere la monotonia di tutti i giorni, gli schemi e i tabù che portiamo dentro. Lettrice ad alta voce del gruppo “Quante Storie!” Scrittrice di diversi racconti, alcuni dei quali sono stati premiati in vari concorsi e pubblicati nelle relative antologie.