Ci sono notizie che passano sottotraccia, piccole, magari travestite da un titolo ruffiano, fuorviante. Ecco la bella novità: una società ha chiesto il permesso di installare un mega impianto fotovoltaico a terra, a ridosso della tangenziale a nord di Mogliano.

Soltanto 13.500 moduli per quasi 90.000 m² pari a 9 ettari (fonte Gazzettino di Treviso).

I pannelli solari a terra “potranno seguire l’andamento del sole”, bontà loro pensavamo seguissero la luna, in compenso renderanno il paesaggio verde (e bello) di quella zona una selva intricata di congegni meccanici (e brutti). Sappiamo anche che il tutto verrà recintato, solo due metri o poco più, e naturalmente ci sarà una mitigazione del paesaggio (una “strica“ di alberetti). Il terreno è privato, siamo dalle parti più o meno di via Bianchi. Adesso la palla passa al Settore Tutela e Sicurezza del Territorio della Regione Veneto. Speriamo bene.

Facciamo un paio di considerazioni cercando di non interpretare il solito ruolo di fondamentalisti della natura o quello dei fanatici del bel paesaggio incontaminato.

La prima. La Coldiretti (la maggiore organizzazione degli agricoltori) ha indetto una petizione contro i pannelli mangia suolo per difendere (con i denti) i terreni coltivabili che si sono ridotti drasticamente nell’ultimo decennio. Campi mangiati, divorati, dalle periferie e adesso dal nuovo affare del fotovoltaico.

La seconda. Mogliano è una bella cittadina difesa da zone verdi a nord, proprio quella minacciata dai pannelli, a sud con il miracolo delle ex cave di Marocco e un po’ dai campi residui attorno alle frazioni. Altrimenti diventiamo tutta una periferia, una ininterrotta villettopoli da Mestre a Treviso. Altro che comunità, altro che moglianesità. I segnali ci sono, non è una distopia campata in aria: ci sono progetti per altre lottizzazioni (quelle casette a cubi bianchi grigi Ikea che piacciono tanto agli architetti originali), ci saranno nuovi distributori sulla tangenziale (ma non abbiamo già la più alta percentuale di pompe di benzina al mondo?). E poi ogni mese c’è un progetto per un nuovo supermercato sul Terraglio, così la Napoleonica potrà diventare simile a quelle stradacce commerciali a ridosso delle città (vedi la bellissima Strada Ovest di Treviso o quel capolavoro della Pontebbana in zona Conegliano).

La terza. Perché le cose belle devono sparire? Perché bisogna cancellare una distesa verde, un boschetto, una macchia di alberi? Perché bisogna stravolgere l’equilibrio tra il verde e l’abitato? Tra il pieno e il vuoto? Il brutto deve proprio prevalere per forza?

L’aveva detto Andrea Zanzotto, “il progresso scorsoio” vincerà. Siatene certi.

Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.