VENETI. RICETTARIO DELLA MEMORIA

Questo “Ricettario della memoria” tenta di recuperare l’ampio patrimonio popolare di una terra unica nel suo genere. Lo fa raccogliendo le singole voci in tre filoni di fondo, che sono poi il dna costitutivo della “heimat” veneta la religione, la famiglia, la terra, capisaldi ispiratori passati da un ramo all’altro dell’albero genealogico dei suoi abitanti. Con l’aggiunta di due parti, una dedicata ai momenti di festa (..) l’altra riferita alle centinaia di migliaia di persone che a cavallo tra Ottocento e Novecento hanno dovuto lasciare casa e andarsene all’estero. (..)

Non c’è alcuna pretesa di proporre un percorso come un trattato organico (..)

Semplicemente, il libro vuole essere un atto d’amore per una terra unica nel suo genere.

Francesco Jori, giornalista professionista dal 1967, una laurea in Scienze Politiche, spiega così il motivo che lo ha portato a scrivere il suo VENETI – Ricettario della Memoria (edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2023, pag.271).

Un volume, che attingendo ad una vastissima bibliografia sull’ampio patrimonio culturale veneto, condensa in poco meno di trecento pagine, millenni di storia locale.

Il volume oltre a rispolverare le antiche tradizioni come il lavoro nei campi, i momenti di festa, l’appuntamento domenicale con la santa Messa, risalta le figure del sacerdote, dove “in nessun’altra realtà come il Veneto, la figura del prete ha goduto per secoli di un’immagine altrettanto carismatica (..); e dell’anziano, che esercita un’autorità assoluta nei confronti di tutti i suoi membri -. 

Tradizioni spazzate via dall’avvento di un’industrializzazione che ha portato la nostra regione a diventare sì la locomotiva del Nordest, ma allo stesso tempo, a farle perdere la sua identità,

Continua infatti Jori: Molto sta andando a fuoco in un Veneto squassato da una devastante e tumultuosa transizione, che in vent’anni gli ha cambiato pelle più che in venti secoli, mettendo in gioco un’identità consolidata per generazioni e rimasta pressoché immutata fino alla metà del Novecento.

A fine volume, Jori propone una sua ricetta su come il Veneto, dopo aver affrontato le sue prime due fasi – la miseria e il benessere –, possa affrontare la terza fase, quella della modernità:

 1) definire quale Veneto si vuole costruire nell’arco delle prossime due-tre generazioni;

2) decidere a quali valori di fondo ispirare questo piano regolatore del domani prossimo venturo;

3) impegnare i soggetti istituzionali e gli attori politici, economici e sociali a individuare, selezionare e formare le risorse umane che assicurino l’efficacia e l’efficienza dell’investimento, vale a dire a formare la futura classe dirigente. (..)

Un testo piacevole a leggersi, di cui consiglio caldamente la lettura a chi – nel bene e nel male -, ama profondamente questa nostra terra, perché come esordisce Jori all’inizio, Pitosto che perdare na tradission, xè mejo brusare un paese.


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Antonio Fabris
Classe 1974, da venticinque anni dipendente della Confcommercio di Treviso, vivo da sempre a Mogliano Veneto, e sono un appassionato di Storia locale. Fan di Giovannino Guareschi, lettore di libri sul Veneto, e sulla mia città, frequento, e collaboro, con il Gruppo Ricerca Storica Astori "Don Giuseppe Polo". Da un paio di anni a questa parte, mi sono appassionato anche alla storia del ghetto di Venezia, in particolare della letteratura ebraica (1558-1663).

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