Il 15 settembre è uscito in libreria il libro del pilota Paolo Pocobelli dal titolo: “Ali per tutti”, edito da Piemme Mondadori.
Paolo è un istruttore pilota e pilota acrobatico che ha perso l’uso delle gambe a 22 anni, nel 1994, durante un lancio col paracadute.
Nonostante l’incidente, è stato il primo paraplegico in Italia ad ottenere tutte le licenze di volo: sportiva, privata e commerciale. Ha ottenuto tutti i brevetti negli Stati Uniti, convertendoli, successivamente, al suo rientro in Italia.
È anche un abile istruttore che ha fondato l’associazione “Ali per tutti” per permettere anche ai diversamente abili di poter pilotare gli aerei di aviazione generale con modifiche strutturali.
Infatti, ha trasformato la scuola di volo di Boscomantico, in provincia di Verona, nella prima scuola che rilascia brevetti a piloti disabili. Insomma, un uomo che ha trasformato la disabilità in possibilità di poter fare qualcosa di grande e di essere d’esempio per altre persone che hanno avuto la sua stessa sorte.
Nel 2019, in seguito ad un incidente aereo che l’ha visto effettuare un atterraggio d’emergenza nell’Adige, Paolo ha deciso di scrivere il libro sulla sua vita, spinto da amici e conoscenti.
Ha cominciato riflettendo su quella che era la sua situazione e come era arrivato a quel momento. “Tutto ciò che siamo e tutto ciò che facciamo nel momento presente è il frutto del cammino e del lavoro di una vita.
Il titolo originale sarebbe stato: “Tutto serve”, perché tutto ciò che facciamo durante il percorso ci serve per diventare quello che siamo oggi, è il frutto delle nostre esperienze pregresse.
“In realtà non l’ho scritto per qualcuno in particolare, anche se l’ho dedicato ai miei figli, bensì per mettere nero su bianco quello che erano le mie riflessioni.”
Chi lo conosce osserva come nel suo modo di affrontare la vita e i problemi abbia un atteggiamento diverso rispetto alla maggior parte delle persone.
“Io non voglio dare lezioni di vita, lungi da me essere lezioso, ma spero possa dare speranza e coraggio a tutti quelli che stanno affrontando una situazione simile alla mia. Era arrivato il momento nella vita in cui ho sentito la necessità di parlare di me, di chi era Paolo e di come è arrivato ad essere il Paolo di oggi.”
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