Ci sono luoghi che racchiudono storie e ce ne sono alcuni che continuano a raccontarle, giorno dopo giorno, attraverso i gesti di chi li vive. Intitolare una sala parrocchiale ad una persona cara, scomparsa qualche anno fa ma mai davvero andata via, è un modo per dire “grazie” e per restituire un pezzetto di tutto l’amore e la dedizione che ha seminato nella Comunità nella quale ha vissuto.
Chi ha conosciuto Amanzio “Manzio” Pesce ricorda bene il valore delle giornate trascorse nella Parrocchia e nella Sagra in onore della Madonna del Carmine a Campocroce di Mogliano Veneto. Non servivano grandi proclami per capire quanto tenesse alla sua comunità: bastavano il suo sorriso accogliente, le sue mani sempre pronte ad aiutare, la sua capacità di ascoltare senza giudicare e quel suo modo unico di far sentire tutti a casa. Il tempo è passato ma il vuoto lasciato dalla sua assenza non si è trasformato in oblio, anzi. Con gli anni si è radicato un affetto profondo, un filo invisibile che continua a legare la sua memoria alla vita di tutti i giorni della Comunità di Campocroce.
La conferma di questo affetto immutato si è avuta la sera di sabato 19 settembre quando tutta la comunità si è stretta attorno alla sua memoria in una serata dal significato particolare.
“L’intitolazione della sala della canonica a Amanzio “Manzio” Pesce non rappresenta soltanto un omaggio a una persona che ci ha lasciati, ma vuole essere il riconoscimento di ciò che Manzio ha rappresentato per tanti anni: una presenza discreta, costante e generosa, sempre disponibile a mettersi al servizio degli altri e della comunità” afferma Sebastiano Montuori, Presidente dell’Associazione di frazione, che ha avuto l’onore e la responsabilità di organizzare la cerimonia e di contribuire a realizzare l’intitolazione stessa.
Dopo la celebrazione della Santa Messa presieduta da don Mario Pierobon (precedente parroco di Campocroce la cui presenza ha rappresentato un ulteriore legame con il ricordo di Manzio) e concelebrata dall’attuale parroco don Elio Girotto ci si è spostati all’ingresso della struttura per il momento più toccante: lo scoprimento della targa commemorativa alla presenza delle figlie di Manzio con le rispettive famiglie, dell’Amministrazione Comunale rappresentata dall’assessore Francesca Caccin e di numerosi cittadini accorsi per condividere l’evento.
“Vedere oggi il suo nome su quella porta, continua Sebastiano Montuori, ha avuto per me un significato profondamente personale, ma credo abbia avuto un significato ancora più importante per Campocroce. Manzio apparteneva a questa comunità e questa comunità lo ha riconosciuto come una delle persone che, con il proprio impegno, hanno contribuito a renderla più viva, unita e attenta agli altri. La presenza di così tante persone ha dimostrato quanto il suo ricordo sia ancora vivo e quanto siano forti i legami che Manzio aveva costruito nel corso della sua vita”
“A nome dell’Associazione di frazione desidero rivolgere un ringraziamento particolare alla famiglia, per aver condiviso con noi questa importante occasione, e al nostro parroco don Elio per l’accoglienza, la disponibilità e la sensibilità dimostrate. Un grazie sincero va anche al maestro Angelo Bonotto, che ha realizzato l’opera dedicata a Manzio e che contribuirà a mantenere vivo il suo ricordo all’interno della sala”
A conclusione di questo prezioso momento di comunità il concerto del duo Carlo Lazari (violino) e Paola Carraro (viola) e il rinfresco finale entrambi organizzati dai volontari e da un gruppo di ragazzi del quartiere “grazie alla loro disponibilità momenti come questo diventano occasioni autentiche di incontro e di comunità”
L’intitolazione non risponde dunque solo all’esigenza di conservare un ricordo ma rappresenta una responsabilità per il futuro. La sala si riempirà di nuovi volti e di nuove idee: tra queste mure si intrecceranno le risate dei giovani, i confronti degli adulti e i racconti degli anziani. Intitolare a Manzio questa sala significa raccogliere il testimone che ha lasciato con l’impegno di far vivere ogni giorno i valori di accoglienza, umiltà e servizio gratuito che ha trasmesso ricordando così alla sua comunità l’importanza del sapersi prendere cura gli uni degli altri spendendosi per il bene comune.
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