
Riceviamo da Maurizio Cecconi la lettera inviata dai curatori del Museo Ermitage alla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore in occasione del 450° anniversario della morte del grande artista cadorino Tiziano Vecellio.
Quest’anno al Museo Ermitage a San Pietroburgo è stato completato il restauro di una grande opera di Tiziano: il San Sebastiano.
L’opera è oggi esposta in una particolare parte del Museo in una mostra tematica dotata di un significativo catalogo che svela i risultati straordinari della ricerca che i curatori, i conservatori ed i restauratori hanno compiuto.
La lettera testimonia l’importanza delle relazioni scientifiche e come Ermitage Italia continui a portarle avanti anche in momenti così difficili.
Alla cortese attenzione
Maria Giovanna Coletti, Presidente
Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore
Per conoscenza
Maurizio Cecconi, Segretario generale
Ermitage Italia
Il 27 agosto 1576 non è un giorno qualunque. Muore Tiziano.
Sono trascorsi esattamente quattrocentocinquant’anni da quel giorno. Questa data viene ricordata certamente nella sua città natale, Pieve di Cadore, nella Venezia che lo vide protagonista, e nei musei del mondo che conservano le sue opere e studiano il suo percorso.
Ogni generazione ha trovato un Tiziano diverso: il ritrattista del potere, il pittore della sensualità, il poeta del mito, il maestro del colore e, infine, l’artista capace di spingere la forma quasi fino alla sua dissoluzione. Apre la strada alla pittura barocca, alle ricerche sulla luce e sulla materia che diventerà protagonista dell’arte moderna.
Tiziano riuscì a servire i più potenti sovrani del proprio tempo senza diventare semplicemente un loro servitore. Le condizioni della sua vita e del suo lavoro furono eccezionali. La sua carriera durò circa settant’anni, eppure, in ogni fase, Tiziano porta la pittura verso possibilità nuove. La modernità di Tiziano risiede anche in questa capacità di trasformarsi continuamente.
Quando morì, Tiziano stava ancora lavorando. Il San Sebastiano dell’Ermitage e la Pietà oggi alle Gallerie dell’Accademia non sono soltanto le ultime opere di un artista anziano: sono dipinti nei quali egli continua a mettere alla prova i confini stessi della pittura. Per questo si può dire, che Tiziano ha superato il proprio tempo senza essere mai stato superato. Non perché la storia dell’arte sia una competizione, ma perché egli raggiunse un limite oltre il quale ogni generazione ha dovuto nuovamente confrontarsi con lui.
Ogni anniversario è utile a chi lavora su Tiziano e sulla sua opera. È proprio in quest’occasione, dopo tre anni di restauro e di indagini, viene restituito al pubblico l’ultimo capolavoro di Tiziano: il San Sebastiano, dipinto nel 1576, probabilmente negli ultimi tre mesi della vita del Maestro. È qui che l’ultimo Tiziano sembra uscire dal Cinquecento. Senza attribuirgli categorie storiche che non gli appartengono, potremmo dire che alcune sue opere sono già, in un certo senso, postmoderne.
Quattrocentocinquant’anni dopo la sua morte, Tiziano non appartiene soltanto alla storia dell’arte, è stato e continua a essere uno dei suoi maestri e un riferimento imprescindibile per il futuro.
È bello e importante per noi, curatori scientifici del museo Ermitage, raccontare delle esperienze, del lavoro e dell’impegno che ogni giorno poniamo nel museo per conservare, ricercare e guardare con occhi attenti al patrimonio italiano che ospitiamo. Tutto ciò segna e vuole segnare una relazione storica, un lavoro comune, tante analisi condivise che sono la radice fondamentale per un futuro, che si spera, migliore.



A proposito, piccola ma densa la mostra di Pieve, Tiziano a parte, speravo di vedere più acquerelli di Gilbert, ma del resto il tema era il Cadore. sarebbe il caso di pensare a una mostra più esaustiva dedicata al grande, parere personale, acquarellista britannico.