mercoledì, 16 Settembre 2026
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Ciao Lucio

Lucio se n’è andato oggi pomeriggio all’una e mezza con accanto le persone care e consumato dalla malattia. Ce lo aspettavamo, lo sapevamo, ma il dolore è grande lo stesso. Le sue sofferenze sono state attutite da un’assistenza medica precisa e dall’amore della famiglia e degli amici.

Scrivere un saluto, l’ultimo saluto, a un amico personale non è facile e le parole, tutte, sembrano inadeguate. Scrivere un saluto invece come comunità moglianese, come giornale, come persone grate di averlo avuto a fianco, è possibile e anche giusto.

Lucio. Ferruccio anzi, aveva superato i settant’anni da poco e aveva attraversato tutte le stagioni moglianesi, e non solo, armato delle sue capacità in ogni settore culturale. Insegnante, maestro ci teneva a ribadire, per quarantadue anni, conoscitore fine delle dinamiche spesso indecifrabili della scuola. Uno di quei maestri che giocavano a pallone in ricreazione e che esperto aveva guidato i primi “centri estivi” di Mogliano.

Già Mogliano. Lui veniva da via Magenta, all’ovest, proprio ai confini con la campagna ed era cresciuto in parrocchia con don Gianni e don Franco, preti che avevano saputo interpretare i tempi nuovi. Forse da là era partito l’impegno anche amministrativo, due volte come assessore, poi vicesindaco. Un lavoro apprezzato da tutti anche da chi sedeva dall’altra parte dei banchi consiliari.

Adesso si parla tanto di ritrovare “la gentilezza”, ebbene questa era la forma naturale della sua comunicazione quotidiana rinnovata con Slow food di cui era un goloso sostenitore e con Laudato Sì. In più c’era l’umorismo, sottile e comprensivo. Un mio rimpianto personale è di non averlo convinto a scrivere un libro sui ricordi spassosi che riservava, conviviale, a noi.

“Convivio” infatti è il titolo di uno dei suoi libri perché dopo, ma solo in senso cronologico, è cominciata un’altra vita di Lucio, quella letteraria. Una produzione ininterrotta che ha spaziato in tanti settori, pedagogico, biografico, enogastronomico, poetico. Mi commuove pensare che nell’ultimo periodo tragico della malattia sia riuscito a completare ben tre libri e addirittura, in carrozzina, a presentarne uno in municipio il mese scorso. Una forza di volontà sorprendente per i medici e per noi tutti.

Lucio negli ultimi giorni era sereno, andava a ritrovare Betty ci diceva, e noi a sostenerlo perché a settembre ci sarebbe stato il suo nuovo libro sul centenario della piazza di Mogliano. Ci sarà ma senza di lui.

Ciao Lucio

Otello Bison
Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

5 COMMENTS

  1. Ci lascia un maestro. Per me lo è stato veramente in due occasioni. Alle elementari lui 18 enne fresco di primo incarico come supplente e li ricordo ancora i giochi didattici in classe , Rodari, la ricreazione condivisa. Poi nuovamente maestro per due anni di serali quando avevo 20 anni io e lui insegnava tecniche di scrittura pubblicitaria. Tanti viaggi insieme Mogliano- Treviso
    E maestro lo è stato sempre anche in seguito da lontano: l’impegno, la passione, la cultura, la semplicità, l’ironia.

    Un grazie riconoscente Lucio.

  2. Un grande maestro, di conoscenza, saggezza,equilibrio e un grande narratore prolifico ed ironico.Lo ricordo studente al Duca degli Abruzzi, quando organizzava i cineforum, mentre altri si dedicavano anima e corpo alle proteste in piazza.Il ragionare pacato e dialettico è sempre stata la sua cifra, anche come insegnante e come collega.Ci ha insegnato tanto ed è riuscito a farci sorridere fino all’ultimo, presentando il suo libro da Lovat, con poche forze rimaste, ma un pensiero coerente, profondo ed ironico.Abbiamo perso una bella persona.Grazie di tutto Lucio

  3. Un grande maestro, di conoscenza, saggezza,equilibrio e un grande narratore prolifico ed ironico.Lo ricordo studente al Duca degli Abruzzi, quando organizzava i cineforum, mentre altri si dedicavano anima e corpo alle proteste in piazza.Il ragionare pacato e dialettico è sempre stata la sua cifra, anche come insegnante e come collega.Ci ha insegnato tanto ed è riuscito a farci sorridere fino all’ultimo, presentando il suo libro da Lovat, con poche forze rimaste, ma un pensiero coerente, profondo ed ironico.Abbiamo perso una bella persona.Grazie di tutto Lucio

  4. Ho un ricordo personale di Lucio di quella stagione ricordata di don Gianni, eravamo coetanei e nell’estate dei nostri 17 anni per guadagnare qualcosa lui fu assunto da Coin (già la sorella Pinuccia lavorava lì) e io facevo un po’ di pratica in uno studio di avvocato, prendevamo la corriera Svet e in quel viaggio, più di uno al giorno, ci scambiavamo i nostri sogni e le nostre aspettative del ns futuro. Già determinato e combattivo sulle questioni sociali grazie anche agli scambi fatti da entrambi nel gruppo parocchiale. Poi le ns strade hanno preso strade diverse, viaggi diverse ma sempre nell’impegno di cui sopra.
    Ecco allora mi sembra di essere lì in quel viaggio, in quei sedili della Svet a scambiarci le ns. vite, con affetto ciao Lucio

  5. Grazie Otello. Bravo, come sempre, e affettuoso. Con questo bell’articolo Lucio sta già ritornando tra di noi.
    Lucio per me è per sempre ancorato a quel momento eterno della nostra esistenza che si identifica con la pavesiana
    “prima volta”, muta e incatturabile da ogni codice linguistico, che corrisponde alla nostra adolescenza, ai nostri sedici anni, al Mito senza tempo, quindi, a una ricordanza vaga e indeterminata dei nostri furori giovanili che, con il nostro caro amico Lucio, non saranno mai “cosa passata”. Del resto, il tempo non esiste, come sostengono Carlo Rovelli e la fisica quantistica.
    Se Lucio nel suo ultimo (?) libro cita
    Severino, ciò potrebbe significare che apprezza l’idea severiniana fondamentale del Ritorno nel Cerchio dell’apparire : l’essere, la vita, soffocati tra due nulla, uno prima e l’altro dopo, non avrebbero senso e sarebbero ridotti, essi stessi, ad un puro nulla. Il trionfo del nichilismo.
    Al postutto, ci arrischiamo, fiduciosi, nell’attesa di un nuovo ritorno dell’amico nostro, mai perduto.

    Queste escogitazioni razionali, sopra riportate, potrebbero forse essere consolatorie, anche se scarsamente rassicuranti, di fronte all’ingiustificabile tragicità che ci è capitata con la perdita – temporanea- del nostro amico Lucio, perdita che ci rende sgomenti e inorriditi di fronte al mistero della morte, angosciati e senza parole, come ben osservi tu, Otello, nell’incipit. Ma, se viviamo in una realtà simulacrale dove abbiamo abolito certezze e fondamenti, nessuna forza perversa di questo mondo orribile potrà espropriarci di quelle immagini vivide cariche di concretezza, immortali, di Lucio che col suo eloquio raffinato affascina le moltitudini al Duca degli Abruzzi o schiaccia la pallina da ping pong con giovanile ardore sul tavolo del malcapitato ( io o Francesco, visto che giocavi in coppia con lui) a casa tua.
    Avevo ripreso da poco i contatti con Lucio, sia su WhatsApp, sia vis à vis in occasione della presentazione del suo libro da Lovat circa un mese fa, con foto di noi tre ( io, Lucio e Francesco), quando avevo chiesto a Lucio di salutare te e Stefania e Lucio aveva espresso il desiderio, salute permettendo, di rivederci ancora.
    Ti ringrazio nuovamente per questo bell’articolo sulla figura poliedrica del nostro amico Lucio e a risentirci.
    Un saluto a Stefania.
    (Scusa se uso questo mezzo, forse inadeguato, ma avevo il telefonino di Lucio, non il vostro).
    Mario Cenedese

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