Tutto ha inizio il 1° febbraio 1499, con il fallimento della banca più importante della città: il Banco Garzoni.
Tutto finisce nel dicembre del 1509 a Polesella, con la sconfitta della flotta veneziana da parte della flotta della Lega di Cambrai.
Nell’arco di tempo che separano questi due episodi, Alessandro Marzo Magno, scrittore e giornalista di origini veneziane, ma milanese di adozione, nel suo volume “LA SPLENDIDA. VENEZIA 1499-1509 (Edizioni Laterza, pag. 266, Anno 2018)”,invita il lettore a seguirlo in un viaggio attraverso uno dei periodi probabilmente poco conosciuti della storia della Serenissima.
È il decennio che vede Venezia perdere il monopolio delle spezie, l’abbandono di Suez, l’incendio del fondaco dei Tedeschi, gettando allo stesso tempo le premesse che porteranno all’apertura del primo ghetto ebraico in Europa, e di quella nascita artistica e culturale che durerà tre secoli.
Marzo Magno, da appassionato di storia della sua città, non si limita solo a narrare i fatti, ma ne analizza le cause con dovizia di particolari, facendo poi conoscere al lettore personaggi illustri quali Aldo Manuzio, il Giorgione, Erasmo da Rotterdam -solo per citarne alcuni – e le opere.
Scrive Marzo Magno: “Venezia è nel 1499 una grande potenza europea. Solo sedici anni dopo – sconfitta militarmente dalla Lega di Cambrai – è una sopravvissuta. (..) Venezia non sarà più potente, ma splendente, e riuscirà a mantenere un ruolo centrale utilizzando l’arte, l’architettura, le celebrazioni delle ricorrenze civili e religiose(..).
La Venezia del Cinquecento è quella del mito arrivato fino a noi: la città dei palazzi di Sansovino, della celebrazione del governo perfetto, della rivoluzione del colore che influenza tutta la pittura successiva.”.
A pagina 221 e 222, Marzo Magno riporta due citazioni.
La prima, tratta da “Venetia città nobilissima et singolare”, opera del Sansovino datata 1581: “Non nacque mai né morì in Venetia alcun cittadino che non nascesse et morisse libero, La qual libertà non fu mai turbata, et ciò per la forma del suo eccelso governo”.
La seconda citazione, è di Nicolò Macchiavelli, da sempre nemico di Venezia, ma che nel 1526 riconobbe nelle sue “Istorie fiorentine” che “Sendo la loro una repubblica che per ordine e per potenza debbe esser sopra ogni altro principato in Italia celebrata”. (pp.222)
Infine, Voltaire: “Andrò ad attenderti a Venezia: è quello un paese giusto e libero, dove non c’è niente da temere né dagli slavi, né dagli arabi,e nemmeno dagli inquisitori (..)”(pp 232)
Un volume, questo di Alessandro Marzo Magno, che non può mancare nella biblioteca di coloro che amano Venezia e la sua storia.


